01/05/2022
Sono un accanito fruitore dei programmi di Alessandro Borghese, mi sta molto simpatico. E siccome conduce una media di un milione di trasmissioni l’anno, oltre a gestire un piccolo impero culinario, mai mi azzarderei a metterne in dubbio l’operosità.
Proprio per questo, mi sento di rivolgergli un appunto fraterno: Alessandro, ma che c***o dici? Cioè, ma davvero anche tu con ’sta storia che i giovani non hanno voglia di lavorare, che ai tuoi tempi sì che si faceva sul serio, che è normale fare praticantato non pagato, che addirittura c’è gente che pretende i giorni di riposo… Intanto perché non hai l’età. Certe cose sarebbe meglio lasciarle ai babbioni come me. Poi, perché ci si espone ai malpensanti.
Dacché non è reato nascere da lombi patrizi, ovvio. Colpe e meriti dei genitori non ricadono sui figli. Ma finisce che qualche malfidato ti ricorda papà produttore e mamma attrice. E rischi di risultare, ecco, un filo anacronistico. Il punto però è un altro, decisivo: che alla fine ti vien dietro Briatore. Altra intervistona, altri panegirici su queste generazioni, a cui tra parentesi le nostre hanno ciucciato di tutto, pensione compresa. E i giornali la rimestano all’infinito, forse perché la loro platea giovane non è, e quindi pensano di vellicarla a colpi di nostalgismo. Che poi Briatore la gavetta l’ha anche fatta, e secondo recenti evidenze ci anche pagato l’Iva. Però, ecco, come modello di capitalismo francescano proprio non me lo vedo.
Inoltre, quando un altro giornalista si prende la briga di verificare perché l’imprenditore solingo non trova dipendenti, quasi sempre scopre che lo stipendio era la metà di quello sbandierato. Stipendio che ai candidati, tra l’altro, spesso manco viene anticipato. Perché così si sentono i nostri imprenditori: donatori di lavoro. Chi giovane lo è ancora, può persino uscire da questa narrazione. O, come dice un tizio che appunto mi sta simpatico, ribaltare il risultato.
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