PCI La Spezia

PCI La Spezia Pagina ufficiale della Federazione della Spezia del Partito Comunista Italiano.

15/06/2026

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Il decreto Primo Maggio approvato dalla Camera viene presentato come una risposta alla questione salariale. In realtร  consolida la sostituzione del salario con i benefit, amplia la flessibilitร  e lascia irrisolto il problema fondamentale: in Italia si continua a lavorare per stipendi troppo bassi.

Il via libera della Camera al decreto Primo Maggio segna un passaggio importante nella politica del governo Meloni verso il mondo del lavoro. Dietro la propaganda sul cosiddetto "salario giusto" emerge perรฒ una realtร  diversa: nessuna misura strutturale per recuperare il potere d'acquisto perduto dai lavoratori e nuove concessioni alle esigenze delle imprese.

Non รจ casuale che, mentre si parla di salario giusto, il decreto metta al centro quasi un miliardo di euro di incentivi alle imprese.

Il vero baricentro del provvedimento non รจ la redistribuzione della ricchezza a favore del lavoro, ma il sostegno alla competitivitร  delle aziende attraverso nuove agevolazioni e sgravi.

Da anni l'Italia รจ uno dei pochi Paesi europei in cui i salari reali sono diminuiti. L'inflazione degli ultimi anni ha aggravato ulteriormente la situazione, mentre milioni di lavoratrici e lavoratori continuano a fare i conti con stipendi insufficienti a sostenere il costo della vita.

Di fronte a questa emergenza sociale il governo sceglie ancora una volta di non affrontare il problema alla radice.

Particolarmente significativa รจ la definizione di "salario giusto" introdotta dal decreto. Nel calcolo del trattamento economico complessivo vengono infatti inseriti non soltanto gli elementi salariali diretti, ma anche il welfare aziendale e contrattuale. Si tratta di una scelta politica precisa: equiparare il salario monetario a benefit e prestazioni che non aumentano realmente il reddito disponibile dei lavoratori.

Con le assicurazioni sanitarie integrative o con i buoni welfare non si pagano l'affitto, il mutuo, le bollette nรฉ la spesa quotidiana.

Come non ricondurre queste norme alla tendenza, ormai consolidata, della detassazione del welfare aziendale e alla privatizzazione strisciante della sanitร  e della previdenza?
รˆ una concezione che favorisce un processo giร  in atto da anni: la progressiva sostituzione del salario con strumenti che riducono il costo del lavoro per le imprese e indeboliscono il sistema pubblico di welfare.
Inoltre, poichรฉ molte di queste voci non incidono come il salario sui contributi previdenziali, il rischio รจ quello di produrre effetti negativi anche sulle pensioni future e sul trattamento di fine rapporto.

Il decreto contiene anche un meccanismo di tutela per i contratti collettivi scaduti da oltre nove mesi, con il riconoscimento automatico di una quota dell'inflazione. Si tratta di una misura che va nella direzione giusta, ma che risulta fortemente limitata dalle numerose deroghe introdotte durante l'iter parlamentare. Interi comparti caratterizzati da lavoro povero e precario, come il turismo, restano esclusi dal beneficio, insieme ad altri settori per i quali sono state introdotte specifiche eccezioni.

Ancora piรน preoccupanti sono le disposizioni che ampliano gli spazi della precarietร . L'estensione da 24 a 36 mesi della possibilitร  di utilizzare lavoratori somministrati presso la stessa azienda conferma una tendenza ormai consolidata: invece di favorire occupazione stabile e diritti, si continua a moltiplicare le forme di lavoro flessibile e ricattabile.

Non meno grave รจ il tentativo, emerso attraverso un ordine del giorno della maggioranza, di modificare le regole sulla prescrizione dei crediti di lavoro. Se questa impostazione dovesse tradursi in una norma, molti lavoratori sarebbero costretti a contestare il datore di lavoro mentre sono ancora occupati nell'azienda, con il rischio evidente di ritorsioni e discriminazioni. Si tratterebbe di un ulteriore arretramento delle tutele conquistate in decenni di lotte del movimento operaio e sindacale.

Il cosiddetto "pacchetto incentivi" rappresenta un altro tassello della stessa impostazione. Le imprese che assumono o stabilizzano giovani, donne e disoccupati nelle Zone Economiche Speciali potranno accedere a consistenti agevolazioni pubbliche a condizione di garantire il cosiddetto "salario giusto".

Anche qui emerge tutta l'ambiguitร  del provvedimento. Da un lato lo Stato mette a disposizione risorse pubbliche per sostenere le imprese; dall'altro non interviene in modo efficace per garantire salari adeguati, occupazione stabile e diritti universali. Ancora una volta il lavoro viene considerato soprattutto come un costo da alleggerire attraverso incentivi e sgravi, mentre passa in secondo piano il suo ruolo di fonte della ricchezza sociale e fondamento della dignitร  delle persone.

Il decreto Primo Maggio conferma cosรฌ una linea ormai consolidata: sostituzione del salario con il welfare aziendale, ampliamento degli spazi di precarietร , indebolimento delle tutele e crescente trasferimento di risorse pubbliche verso il sistema delle imprese.

Dietro la formula del "salario giusto" si nasconde in realtร  una nuova offensiva contro il lavoro. Un'offensiva che si colloca in continuitร  con quelle politiche che negli ultimi decenni hanno progressivamente ridotto il potere contrattuale dei lavoratori, favorito la precarizzazione dell'occupazione e indebolito il carattere universale del welfare pubblico.

Noi dobbiamo rilanciare una battaglia politica e sociale per l'aumento reale dei salari, per la stabilitร  del lavoro, per il rafforzamento della contrattazione collettiva e per la difesa dei servizi pubblici universali.

Noi dobbiamo contrastare una deriva che scarica ancora una volta il peso della crisi sulle lavoratrici e sui lavoratori.

Noi non possiamo accettare che il lavoro venga ridotto a una variabile dipendente delle esigenze del mercato e della competitivitร  delle imprese.

Noi dobbiamo rappresentare e divulgare la realtร  del lavoro, smantellando gli slogan attraverso l'informazione e la conoscenza.

Emanuela Seno
Dipartimento Lavoro

15/06/2026

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Il 3 giugno l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha eletto Portogallo e Austria come membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, per il biennio 2027-2028. La Germania, candidata per uno dei due seggi riservati all'Europa occidentale, รจ stata esclusa per una trentina di voti, e hanno prevalso, appunto, Portogallo e Austria.

Si tratta della prima sconfitta tedesca in una candidatura al Consiglio di sicurezza dopo la sua riunificazione. La cosa รจ sicuramente da rimarcare come un segnale delle contraddizioni esistenti all'interno del blocco occidentale, in particolare tra Paesi Nato, e costituisce, senza dubbio, una battuta d'arresto alle ambizioni tedesche in ambito internazionale, tanto piรน che da tempo la Germania sostiene una riforma dell'Onu, che le consenta di ottenere un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza, insieme ad India, Brasile e Giappone. Questa aspirazione riflette il tentativo del capitale tedesco di tradurre la propria forza economica, per quanto indebolita, in maggiore influenza politica e strategica a livello globale.

L'esclusione dal Consiglio di Sicurezza costituisce quindi una battuta d'arresto e un ridimensionamento temporaneo della classe dirigente tedesca. Al contrario l'ampio consenso ottenuto dal Portogallo, per quanto questo Paese faccia parte della Nato e del sistema occidentale, dimostra che molti Stati membri dell'Onu abbiano percepito questo Paese come un attore piรน neutrale e meno dominante rispetto alla Germania.

Il Portogallo appare sicuramente meno schierato e meno minaccioso per molti Paesi del sud globale. La Germania infatti si รจ distinta sui grandi temi di attualitร  internazionale per la propria posizione bellicista e russofoba quasi alla stregua dei Paesi Baltici riguardo al conflitto ucraino e alla sua escalation, per non parlare di una posizione appiattita verso Israele, essendo, insieme all'Italia, oppostasi piรน volte alle sanzioni contro lo Stato ebraico.

L'esito di questa votazione nella sostanza non sposta affatto i rapporti e i pesi politici nell'area occidentale, si tratta piuttosto di un mutamento degli equilibri diplomatici tra gli Stati del capitalismo europeo all'interno di un sistema internazionale che continua ad essere dominato dalle grandi potenze economiche e militari. Tuttavia, non si puรฒ ignorare il segnale che molti Paesi del Sud del mondo danno nel processo inarrestabile verso un equilibrio mondiale multipolare preferendo attori piรน piccoli ma meno disposti verso avventure pericolose guerrafondaie e punendo l'ipocrita doppiopesismo in cui si รจ distinta la Germania per le vicende di Gaza e Ucraina.

Dipartimento Esteri PCI

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12/06/2026

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Sabato 13 giugno 2026 il ๐—ฃ๐—ฎ๐—ฟ๐˜๐—ถ๐˜๐—ผ ๐—–๐—ผ๐—บ๐˜‚๐—ป๐—ถ๐˜€๐˜๐—ฎ ๐—œ๐˜๐—ฎ๐—น๐—ถ๐—ฎ๐—ป๐—ผ sarร  presente a Marinella di Sarzana, lungo il Viale Litoraneo, dalle ore 10:00 alle 17:00, con un gazebo aperto ai cittadini.

Un momento di ๐—ฎ๐˜€๐—ฐ๐—ผ๐—น๐˜๐—ผ, ๐—ฐ๐—ผ๐—ป๐—ณ๐—ฟ๐—ผ๐—ป๐˜๐—ผ ๐—ฒ ๐—ฝ๐—ฟ๐—ผ๐—ฝ๐—ผ๐˜€๐˜๐—ฒ sui temi che riguardano il territorio e la vita quotidiana delle persone.

Crediamo che la politica debba tornare tra la gente, nei quartieri e nelle piazze, ascoltando ๐—ฝ๐—ฟ๐—ผ๐—ฏ๐—น๐—ฒ๐—บ๐—ถ ๐—ฟ๐—ฒ๐—ฎ๐—น๐—ถ e costruendo insieme ๐˜€๐—ผ๐—น๐˜‚๐˜‡๐—ถ๐—ผ๐—ป๐—ถ ๐—ฐ๐—ผ๐—ป๐—ฐ๐—ฟ๐—ฒ๐˜๐—ฒ.

Vi aspettiamo per confrontarci, raccogliere idee e discutere insieme del futuro di Marinella, di Sarzana e del Paese.

Federazione PCI La Spezia
Sezione PCI Sarzana-Val Di Magra

11/06/2026

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Il rapporto dellโ€™Onu su Costo ambientale del consumo energetico dellโ€™IA: impronta di carbonio, acqua e suolo prevede che entro il 2030 lโ€™Intelligenza Artificiale consumerร  lโ€™acqua necessaria a 1,3 miliardi di persone, lโ€™intera popolazione dellโ€™Africa subsahariana, e ben 945 terawatt/ora di elettricitร , il triplo di quella usata dalle persone (650 milioni) che vivono tra Pakistan, Bangladesh e Nigeria messe insieme. Una previsione che non vuole essere unโ€™accusa contro l'IA ma un โ€œappello a un suo utilizzo responsabile e ad affrontare in modo proattivo i suoi impatti indesiderati, per renderla sostenibile ed equaโ€. (Ansa, 3 giugno 2026)

Nel frattempo, dai documenti depositati per il debutto in borsa di SpaceX, emerge la volontร  di spostare i server nello spazio dove, a detta di Elon Musk, esisterebbero le condizioni ideali per controllare il riscaldamento dei data server, aumentare la capacitร  di ottenere lโ€™energia necessaria e garantire la massima efficienza della IA.

Di fronte a queste notizie siamo tutti chiamati a prendere posizione e a costituire un fronte che eviti il rifiuto delle nuove tecnologie ma ponga con forza la questione del loro utilizzo e dei loro obiettivi.

Possiamo lasciare le decisioni strategiche e il governo dello sviluppo, dellโ€™uso e del controllo delle nuove tecnologie (compresa lโ€™IA) a unโ€™esigua minoranza di ricchi che attualmente (soprattutto in Occidente) ne detengono la proprietร  e che da esse traggono un potere assoluto del tutto estraneo a qualsiasi logica democratica?

Accettare che alcune societร  private, che mirano solo a incrementare il profitto dei loro soci, siano le principali depositarie della proprietร  delle nuove tecnologie (materiali e immateriali) senza alcun controllo da parte dei popoli non significherebbe forse dar loro il potere di provocare conflitti e guerre per la conquista di beni comuni e indispensabili come lโ€™acqua? (La progressiva sostituzione dei governi statali con il potere privato รจ giร  in atto sul terreno delle fonti di energia tradizionali).

In definitiva i singoli Stati, i governi piรน o meno democratici, sarebbero sostituiti anche nelle decisioni strategiche che influenzano la vita dei popoli da entitร  sovranazionali i cui proprietari diventerebbero i padroni del mondo imponendosi in maniera autoritaria...

Con questa visione qualsiasi strumento tecnologico, materiale e immateriale, sarebbe destinato a produrre ricchezza per pochissimi autocrati privilegiati e a controllare il resto della popolazione costretta a subire e accettare (piรน o meno inconsciamente) la veritร  dei padroni del mondo.

Si prospetta un futuro cupo, distopico, nel quale anche il pensiero sarebbe condizionato. Un futuro in cui la tecnologia non sarebbe uno strumento al servizio della collettivitร  ma ciascun individuo diverrebbe un ingranaggio di unโ€™entitร  suprema che rappresenta solo sรฉ stessa e che risponde, ben che vada, ai consigli di amministrazione delle societร  proprietarie della tecnologia stessa.

Di fatto gli Stati non esisterebbero piรน.

Occorre agire e costruire un progetto realistico che riesca a unire le forze politiche e sociali che pensano che lโ€™IA (e le nuove tecnologie) debbano essere inquadrate in un sistema profondamente diverso da quello che ci sta portando al disastro della rassegnazione e dellโ€™indifferenza. Riprendiamoci la vita e il futuro. Sottraiamo ai pochi che vogliono accumulare enormi ricchezze la conoscenza, mostriamo che un altro sistema รจ possibile. Il controllo collettivo e la proprietร  sociale della tecnologia e dellโ€™IA รจ il modo migliore per fermare il declino inesorabile dellโ€™intero pianeta.

Giorgio Langella
Dipartimento Lavoro PCI

08/06/2026
07/06/2026

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Quanti hanno scosso il capo e considerato quanto meno esagerata lโ€™accusa russa a Zelensky di filonazismo sono ben serviti. Il 27 maggio scorso proprio Zelensky ha conferito il titolo onorifico di , cioรจ dellโ€™Ukrayinsโ€™ka Povstans'ka Armiya (Esercito Insurrezionale Ucraino), allโ€™unitร  dโ€™รฉlite dellโ€™esercito ucraino denominata Centro autonomo di operazioni speciali Nord.

La motivazione, contenuta nel decreto di conferimento, รจ che si vuole . Cioรจ innervare ufficialmente lโ€™attuale esercito ucraino nella tradizione dellโ€™Armata collaborazionista dellโ€™esercito hitleriano e delle SS.

Lโ€™indomani, per una singolare coincidenza, i giornali ripostavano che la dirigenza dellโ€™Unione Europea proponeva di accelerare per meriti acquisiti le procedure per lโ€™ingresso dellโ€™Ucraina nella UE.

A rompere le uova nel paniere non รจ stato Putin, ma il presidente della Polonia Karol Nawrocki, che ha reagito alla provocazione di Zelensky annunciando che proporrร  di revocargli l'Ordine dell'Aquila Bianca, che รจ la massima onorificenza polacca, conferitagli nel 2023. L'Ucraina, ha dichiarato, ยซnon รจ pronta, dal punto di vista mentale, a far parte della famiglia europeaยป, dal momento che glorifica ยซbanditi e assassiniยป.

Infatti nella Seconda guerra mondiale, lโ€™UPA al fianco delle SS, sterminรฒ ebrei, ucraini sovietici e polacchi, almeno centomila, nelle regioni della Volinia e della Galizia Orientale: uomini e donne, bambini e anziani, dando mostra di feroce odio razziale, condiviso col nazismo.

Quel massacro era stato qualificato nel 2016 dal Parlamento polacco (Sejm) come โ€œgenocidioโ€, e lโ€™11 luglio in Polonia si celebra la โ€œgiornata nazionale della memoria delle vittime del genocidioโ€, di quel genocidio compiuto dai nazisti ucraini. Di qui il carattere apertamente provocatorio della riabilitazione onorifica degli autori da parte di Zelensky.

Intanto i reazionari di Bruxelles e il codazzo dei loro servitori e sostenitori in ogni paese, giornalisti e governanti, cercano di ignorare o sminuire la gravitร  del fatto, in nome della comune attuale guerra alla Russia, che riprende e trae vigore dalla memoria di quella di allora dei nazisti ucraini e tedeschi, per lo stesso ambizioso e fallito scopo di sottomettere la Russia.

Ruggero Giacomini
Comitato Centrale PCI

07/06/2026

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Alla fine, la Legge che impedisce lโ€™educazione affettiva e sessuale nelle scuole รจ stata approvata.

-Il divieto รจ assoluto nella scuola dellโ€™infanzia e primaria;
-Nella scuola secondaria le attivitร  che riguardano i temi della sessualitร  sono subordinate al consenso scritto preventivo dei genitori dopo che le scuole avranno messo a disposizione il materiale didattico che intendono utilizzare.

Sulla gravitร  di questo provvedimento il PCI si รจ giร  espresso con nettezza nei mesi scorsi. Questo esito รจ il frutto della visione oscurantista e autoritaria della maggioranza di governo; del comportamento ambiguo e pusillanime dei precedenti governi che non hanno mai approvato una legge per rendere obbligatoria lโ€™educazione allโ€™affettivitร  e alla sessualitร ; dei tentativi, in atto da anni, di mettere in discussione il carattere laico della scuola pubblica e il suo compito educativo, la libertร  di insegnamento e il diritto alla formazione di studentesse e studenti.

Ogni persona che si occupa di educazione, sa che i pregiudizi legati al genere, il sessismo e lโ€™omofobia, sono appresi sin dalla prima infanzia nel contesto relazionale, sociale e familiare, e attraverso i media. Pregiudizi che stanno alla base delle discriminazioni e della violenza di cui un numero crescente di ragazze e ragazzi sono vittime.

Per questo ribadiamo che lโ€™educazione alle relazioni e alla sessualitร  nelle scuole non solo non deve essere ostacolata, ma deve essere obbligatoria, perchรฉ non cโ€™รจ altro luogo dove possano essere forniti a tutti e tutte, in base allโ€™etร , gli strumenti per costruire relazioni sane e libere da stereotipi e violenza, in linea con le Linee Guida Unesco e gli standard dell'Organizzazione Mondiale della Sanitร .

Dipartimento Istruzione PCI

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07/06/2026

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Il PCI Liguria esprime pieno sostegno ai cinquanta sindaci che hanno denunciato pubblicamente le gravissime criticitร  contenute nel nuovo piano sociosanitario della giunta Bucci.

La loro protesta non rappresenta soltanto la preoccupazione degli amministratori locali, ma interpreta il timore reale di migliaia di cittadini liguri che ogni giorno fanno i conti con una sanitร  pubblica sempre piรน indebolita, distante e incapace di garantire pienamente il diritto alla cura.

Noi denunciamo con forza questa riforma, che dietro il linguaggio dellโ€™โ€œefficientamentoโ€ e della โ€œrazionalizzazioneโ€ nasconde un ulteriore processo di smantellamento della sanitร  territoriale pubblica.

La riduzione dei distretti sanitari, la centralizzazione delle funzioni decisionali e il progressivo svuotamento del ruolo dei territori rappresentano una scelta politica precisa: concentrare il potere, allontanare i servizi dai cittadini e trasformare la sanitร  in una struttura governata con criteri aziendalistici invece che sociali.

La Liguria รจ una regione fragile, con una delle popolazioni piรน anziane dโ€™Europa, aree interne spesso isolate, piccoli comuni e quartieri popolari che giร  oggi subiscono pesantemente la carenza di servizi sanitari. In questo contesto, indebolire ulteriormente la medicina territoriale significa colpire i lavoratori, i pensionati, le fasce popolari e tutti coloro che non possono permettersi di rivolgersi alla sanitร  privata. Ma le responsabilitร  della situazione attuale non appartengono soltanto alla giunta Bucci. Il progressivo deterioramento della sanitร  ligure รจ il risultato di anni di politiche liberiste portate avanti da governi regionali di diverso colore politico, accomunati dalla stessa logica dei tagli, delle privatizzazioni e della riduzione del ruolo pubblico.

Negli ultimi ventโ€™anni la Liguria, tra giunte di centrodestra e centrosinistra, ha visto diminuire posti letto, personale sanitario e servizi territoriali, mentre aumentavano liste dโ€™attesa e ricorso alla sanitร  privata. Migliaia di cittadini oggi rinunciano a curarsi o sono costretti a pagare visite specialistiche e diagnostica privata per ottenere prestazioni in tempi accettabili.
I pronto soccorso continuano a lavorare in condizioni di sovraffollamento cronico; mancano medici di medicina generale, infermieri e operatori sociosanitari; interi territori subiscono una progressiva desertificazione sanitaria. E mentre cresce il bisogno di assistenza dovuto allโ€™invecchiamento della popolazione, la risposta della giunta regionale รจ ridurre distretti, accentrare funzioni e allontanare ulteriormente i centri decisionali dai territori.

Secondo le stesse proiezioni demografiche regionali, nei prossimi anni aumenteranno in maniera significativa gli anziani non autosufficienti e le patologie croniche. Questo dovrebbe imporre un enorme investimento nella medicina territoriale e domiciliare. Invece si sceglie la strada opposta: meno prossimitร , piรน centralizzazione e maggiore spazio al privato.

Oggi la giunta Bucci porta avanti questa impostazione in maniera ancora piรน aggressiva, tentando di costruire una sanitร  sempre piรน centralizzata, burocratica e subordinata alle logiche economiche.

Il PCI Liguria respinge con fermezza questa visione e rivendica una sanitร  pubblica universale e gratuita realmente accessibile a tutti; un piano straordinario di assunzioni per medici, infermieri e operatori sanitari;
il rafforzamento immediato della medicina territoriale e domiciliare; il mantenimento e il potenziamento dei distretti sanitari e dei servizi nei piccoli comuni; la riduzione delle liste dโ€™attesa attraverso investimenti pubblici e non tramite il ricorso crescente al privato convenzionato; il coinvolgimento reale dei comuni e delle comunitร  territoriali nelle decisioni sanitarie; la fine delle privatizzazioni e delle esternalizzazioni che hanno impoverito il sistema pubblico regionale.

La salute non puรฒ essere trasformata in un privilegio per chi puรฒ pagare; difendere la sanitร  pubblica significa difendere i diritti sociali conquistati con decenni di lotte popolari e impedire che la Liguria venga consegnata definitivamente agli interessi economici e alla logica del profitto.

Il PCI Liguria continuerร  a sostenere ogni mobilitazione necessaria contro questa riforma e contro ogni ulteriore tentativo di smantellamento dello Stato sociale.

Franco Cirillo
Dipartimento sanitร  - Stato sociale PCI
Federazione PCI Liguria

Il PCI Liguria sostiene la protesta dei sindaci contro il nuovo piano sociosanitario regionale e denuncia il rischio di indebolimento della sanitร  pubblica e territoriale.

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07/06/2026

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Le immagini patinate, i selfie e i video celebrativi non bastano piรน a nascondere una realtร  che i cittadini conoscono bene: interi quartieri di Sarzana vengono lasciati nellโ€™abbandono, mentre il territorio perde progressivamente identitร , sicurezza e vivibilitร .

Il caso del sentiero naturalistico dei โ€œBoziโ€ รจ emblematico. Unโ€™area di grande valore ambientale e paesaggistico ridotta a discarica a cielo aperto, senza manutenzione, senza presidio, senza una reale progettualitร  di recupero. In compenso si annunciano telecamere, spesso piazzate in luoghi privi di qualsiasi efficacia concreta, o peggio ancora semplicemente annunciate per alimentare propaganda sulla sicurezza.

Questa non รจ sicurezza. รˆ marketing politico.
Nel frattempo si inaugura come grande opera una ciclopedonale tra Luni e Sarzana che, va ricordato, era giร  esistente e che attraversa tre comuni e due regioni. Un intervento certamente utile, ma presentato come fosse la soluzione ai problemi del territorio, mentre periferie e quartieri restano al buio, privi di servizi, spazi aggregativi e attenzione amministrativa.
Sarzana non finisce tra Porta Romana e Porta Parma.

Esiste una cittร  fatta di quartieri popolari, periferie e frazioni che da troppo tempo vengono considerate marginali. Esiste un enorme patrimonio naturalistico lungo il parco fluviale che potrebbe diventare motore di attrazione culturale, ambientale e turistica. Invece si continua a lasciare spazio al degrado, mentre capannoni di dimensioni enormi spuntano ovunque senza una vera riflessione sullโ€™equilibrio tra sviluppo economico, tutela ambientale e qualitร  della vita.

La sicurezza non si costruisce con le telecamere fantasma. La vera prevenzione nasce dalla presenza delle persone, dalla cura degli spazi pubblici, dalla partecipazione dei cittadini e dalla possibilitร  per i giovani di trovare alternative concrete al degrado e alla marginalitร . Oggi molte aree vengono lasciate nelle mani dello spaccio e delle baby gang perchรฉ manca qualsiasi presidio sociale e culturale.

Serve un progetto serio di recupero del territorio.

Occorre riattivare le consulte cittadine, riportare i cittadini al centro delle decisioni amministrative, investire in spazi culturali, sportivi e ludici nei quartieri, valorizzare il patrimonio ambientale e creare luoghi di aggregazione sani e accessibili. Solo cosรฌ si costruisce una comunitร  piรน sicura e piรน forte.

Il PCI continuerร  a denunciare lโ€™abbandono delle periferie e a proporre un modello diverso di cittร : una Sarzana viva, partecipata e solidale, che non lasci indietro nessuno e che torni finalmente a guardare oltre il centro storico e le operazioni di facciata.

Enrico Pieraccini
Segretario provinciale PCI La Spezia



"Le immagini patinate, i selfie e i video celebrativi non bastano piรน a nascondere una realtร  che i cittadini conoscono bene: interi quartieri di Sarzana

Indirizzo

Via Cisa N. 105
Santo Stefano Di Magra
19037

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