27/02/2026
“𝐃𝐢𝐚𝐥𝐨𝐠𝐨, 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐯𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐨 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐛𝐚𝐫𝐫𝐢𝐞𝐫𝐚 𝐚𝐥 𝐜𝐫𝐢𝐦𝐢𝐧𝐞: 𝐥𝐚 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢, 𝐥𝐚𝐬𝐜𝐢𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐝𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐢 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐨𝐫𝐚𝐥𝐢 𝐞 𝐩𝐫𝐢𝐯𝐢𝐥𝐞𝐠𝐢𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞 𝐞 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐫𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐫𝐞𝐜𝐢𝐩𝐫𝐨𝐜𝐚.”
Fomentare la paura e l’insicurezza è una 𝐦𝐚𝐥𝐬𝐚𝐧𝐚 𝐩𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐚 che evidentemente qualcuno crede possa ripagare in termini politici. Soprattutto se poi questo viene fatto per avere consenso in termini elettorali o di compiacimento su social e canali di informazione vari.
È chiaro a tutti che 𝐢 𝐫𝐞𝐚𝐭𝐢 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐯𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐚𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐭𝐢, questo non lo si può negare, ma accusare qualcuno di non avere fatto abbastanza non serve a nessuno. Tanto meno a risolvere il problema.
La sicurezza in una comunità coesa e consapevole la si può organizzare e condividere anche tutti insieme, parlandone, confrontandosi e collaborando.
Questo significa che è più importante ognuno per la sua parte contribuire a rendere prima di tutto il clima più sereno, utilizzando il confronto per capire quali sono nella città le zone grigie, i problemi più evidenti, le mancanze.
𝐂𝐨𝐧𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐢, cercando quando possibile di alleviare le paure di chi si sente poco protetto o ha subito un furto o una violenza, accompagnare il dialogo tra tutti gli attori fattivi che nella città si occupano della nostra sicurezza e di quella degli altri e che mettono in gioco anche la propria vita.
𝐍𝐨𝐧 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐞 𝐠𝐫𝐢𝐝𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐝𝐢𝐦𝐢𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐬𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐨 quando viene fatto esplodere un bancomat, perché chi lo fa ha fallito due volte, gridando una richiesta immotivata e dimostrando che non ha altre soluzioni al problema se non urlare.
I carabinieri, la Polizia di Stato, la Polizia Locale e tutte le altre forze dell’ordine impegnate con grandi difficoltà logistiche, di personale, di attrezzature, di risorse.
È una totale mancanza di rispetto e di senso civico. Dimostra solo la poca consapevolezza del proprio ruolo politico, confuso con il chiacchiericcio da bar.
Quello che auspichiamo è che si riconduca tutto ad un 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐨, sia con le forze politiche di opposizione, sia con le associazioni, sia con i cittadini perché ognuno può contribuire fattivamente alla sicurezza della città, mettendo a disposizione le proprie idee, segnalando le criticità portando le proprie opinioni in maniera fattiva e disinteressata, non per fare sterile campagna di propaganda politica.
𝐓𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐜𝐨𝐢𝐧𝐯𝐨𝐥𝐭𝐢. Non serve a nulla orientare la paura verso una certa parte politica additando problemi di immigrazione o di accoglienza. Ci si assuma una volta per tutte le responsabilità, ognuno per sé, avendo il coraggio sempre di agire, di denunciare, di segnalare e una volta per tutte di smettere di 𝐠𝐫𝐢𝐝𝐚𝐫𝐞 𝐬𝐥𝐨𝐠𝐚𝐧 𝐢𝐧𝐮𝐭𝐢𝐥𝐢 al vento dei social media.
La comunità potrebbe essere un luogo non luogo nel quale avviare un percorso di 𝐚𝐬𝐜𝐨𝐥𝐭𝐨, 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐯𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐨 sulle paure, sulla insicurezza e su come trovare insieme delle soluzioni pratiche e condivise.
Il controllo sul territorio lo si può fare anche insieme, cominciando da una più incisiva opera di sensibilizzazione nelle scuole, nei gruppi di giovani, smettendo di indignarsi per poi girarsi dall’altra parte ogni volta che succede qualcosa che non ci riguarda direttamente; 𝐭𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐢𝐧𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐟𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚.
Possono essere messe a disposizione le telecamere private per creare una rete in tutto il comune, orientando le risorse pubbliche verso le zone maggiormente critiche, possono essere creati ostacoli alla circolazione veicolare nelle zone più critiche come fittoni anti-intrusione nelle zone dove sono presenti attività commerciali potenzialmente aggredibili, banche, uffici postali…
La politica, infine, non crediamo possa fare qualcosa per contrastare reati come quello della recente esplosione di piazza Marconi. Bande organizzate che utilizzano esplosivi e si muovono con tecniche militari sfuggono da qualsiasi concetto di pianificazione o organizzazione della sicurezza. Bande che operano alla luce del sole senza paura di mostrarsi nelle telecamere o nei sistemi di sorveglianza, che sono in grado di disattivare allarmi e sistemi di controllo, che utilizzano armi da guerra.
𝐐𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐡𝐚 𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐬𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐚 𝐥𝐢𝐯𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐥𝐨𝐜𝐚𝐥𝐞 𝐩𝐮ò 𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐨. 𝐒𝐟𝐮𝐠𝐠𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞.