11/09/2026
Amministrare una città è una cosa seria.
Richiede rigore, capacità manageriale e una minima comprensione della realtà.
Invece assistiamo all’ennesima commedia dell’arte sui trasporti e sul turismo: un capolavoro di idiozia contabile da una parte e di sonno profondo dall’altra.
Da una parte abbiamo i geni del passato, quelli dell’Archibus.
Ci hanno regalato per anni un servizio di navette spaziali da 100 euro a passeggero. Cento euro. In pratica, invece di un autobus di linea, al crocierista conveniva offrire una limousine con autista in livrea, ostriche e ch*****ne. Un modello d’affari illuminato, interamente sponsorizzato dalle casse pubbliche. I geni dell’economia applicata.
Dall’altra parte abbiamo gli eroi del presente.
Persi i soldi a fondo perduto, che si fa? Il nulla. La paralisi cerebrale.
Mentre a Tarquinia si svegliano la mattina, chiudono accordi con il Porto di Civitavecchia e organizzano i pullman per portarsi i turisti e far girare l’economia, i nostri amministratori stanno alla finestra a guardare i bus che passano. Anzi, "si interrogano". Fanno i seminari sul futuro turistico.
Ma quale futuro? Qui, se continua così, l’unico flusso turistico che intercetteremo sarà quello dei gabbiani sul lungomare.
Ci siamo ridotti a un’alternativa tragica: o il turismo al caviale a spese dei cittadini, o l’isolamento totale per manifesta incapacità di scrivere due righe di accordo con i Comuni vicini.
Servono competenze, non la sagra delle navette d’oro o la fiera dell’improvvisazione. Svegliatevi!