14/09/2026
🟥 14 SETTEMBRE 1943: CEFALONIA, LA DIVISIONE ACQUI NON SI ARRENDE
«...Gandin chiese ai suoi uomini di pronunciarsi su tre alternative: alleanza con i tedeschi, cessione delle armi, resistenza. I soldati della Acqui furono consapevoli di una scelta chiara e difficile, decisero di non cedere le armi ai tedeschi e di combattere. E di morire.»
All'indomani dell'armistizio dell'8 settembre 1943, nell'isola greca di Cefalonia, circa 12.000 uomini della 33ª Divisione Fanteria "Acqui", guidati dal Generale Antonio Gandin, si trovarono di fronte a un bivio drammatico: cedere le armi alla Wehrmacht, allearsi con l'ex alleato nazista o resistere.
Di fronte all'ultimatum tedesco che esigeva la resa incondizionata, avvenne un fatto straordinario e senza precedenti: un referendum plebiscitario tra i soldati e gli ufficiali. La truppa rispose a schiacciante maggioranza con un "No" alla resa, scegliendo di difendere la propria dignità e la bandiera italiana.
Il 15 settembre 1943 iniziò una battaglia disperata durata otto giorni. Sotto l'inferno dei bombardamenti e dei mitragliamenti degli Stukas, gli italiani combatterono con estremo coraggio. Sopraffatti dalla superiorità bellica tedesca, la città di Argostoli venne rasa al suolo e le difese crollarono il 22 settembre.
La vendetta nazista fu spietata e criminale: Hi**er ordinò di non fare prigionieri per "tradimento". Il Generale Gandin fu fucilato alla schiena il 24 settembre, e nei giorni successivi si consumò una delle più imponenti stragi della Seconda Guerra Mondiale. Oltre 9.000 soldati italiani vennero massacrati a colpi di mitragliatrice, giustiziati in massa o lasciati affondare sui bastimenti minati durante il trasporto.
L'eccidio di Cefalonia rappresenta il primo grande atto della Resistenza italiana all'estero: un sacrificio consapevole di migliaia di giovani che scelsero l'onore e la libertà prima ancora che nascessero le formazioni partigiane in patria.