20/06/2026
CONSIGLI DI LETTURA
Vi è stato un tempo in cui l'intera Europa è stata pervasa da fremiti estremisti, lasciando ferite profonde.
Un tempo non troppo lontano, epppure sufficiente a permettere alla dimenticanza di insinuarsi nella memoria collettiva.
Ben vengano, quindi, opere come "REPUBBLICA" di Claudio Stassi - la cui versione italiana è stata pubblicata quest'anno, a due anni di distanza da quella per il mercato iberico - che spingono a far riemergere dall'ombra quegli orrori mai sopiti e sui quali non dovrebbe mai cessare l'esercizio della memoria.
La storia, ambientata nell'Andalusia del 1943, porta in scena il conflitto irrisolto tra franchisti e repubblicani, visto attraverso gli occhi di un ragazzino, Manolo.
Un contrasto intriso dell'insensata violenza e delle prevaricazioni messe in atto dai fascisti, cui cerca di opporsi l'ansia irredenta di libertà di quei partigiani che il 1939 vide soccombere innanzi alle milizie di Franco.
Claudio Stassi narra la vicenda con lealtà, senza nascondere le emozioni, anche quando fanno male e sferrano morsi al cuore del lettore (a cominciare dalla sequenza in cui si traccia il destino di Carlos e dei suoi familiari).
Lo fa affidandosi alle mezzetinte di uno stile in cui predominano i toni di una palette emotiva che non lascia spazio ai colori caldi, se non quelli appartenenti alla bandiera repubblicana, espressione di una sete di democrazia che non vuole cedere alle tenebre.
Lo fa con una narrazione dalla scansione cinematografica, sin dalle prime tavole, da cui emerge la forza espressiva dei protagonisti in tutta la loro varietà umana: il sofferto idealismo impresso sul volto dei maquis; la compiaciuta ferocia del sergente; la disillusione di Del Castillo; l'innocenza perduta di Manolo, costretto a diventare adulto con brutalità.
Un'opera in cui, ancora una volta, Stassi si dimostra autore completo, capace di gestire abilmente tanto i registri grafici quanto quelli narrativi, confermando la sua vocazione sociale (già nota attraverso molti dei suoi precedenti lavori, come "Brancaccio" o "Per questo mi chiamo Giovanni").
"Repubblica" non è una semplice graphic novel. È un volume da possedere.
Una storia che, seppur ambientata in Spagna, non può esserci estranea e che, pagina dopo pagina, avvertiamo appartenerci, come quei valori civili cui a noi tutti spetta il dovere civico di professare. Anche leggendo un fumetto.