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21/04/2026

https://quotidianodigela.it/malore-per-il-giornalista-franco-gallo-operato-durgenza-a-caltanissetta

Ci uniamo ai tanti che stanno pregando per Franco Gallo . Il giornalista Gelese che ci ha spesso ospitati e dato spazio nei suoi programmi in radio e in TV. L'unico, forse, che ha dato a Gran Sicilia la possibilità di confrontarsi con chiunque.
Forza Franco. Attaversa questa tempesta ed esci vittorioso.

Tutta la nostra redazione è vicina a lui e alla sua famiglia che lo sta assistendo

Il 31 marzo 1282, al suono dei vespri a Palermo, non scoppiò soltanto una rivolta.Un popolo si riconobbe.La rivolta dei ...
30/03/2026

Il 31 marzo 1282, al suono dei vespri a Palermo, non scoppiò soltanto una rivolta.
Un popolo si riconobbe.

La rivolta dei Vespri Siciliani fu l’esplosione di una tensione covata per anni sotto il dominio oppressivo di Carlo I d'Angiò: tasse insostenibili, soprusi, violenze. La scintilla – l’oltraggio a una donna siciliana – accese ciò che già ardeva.

E in un attimo, la storia cambiò.

Palermo insorse. Poi Corleone, poi Messina, poi tutta l’isola. I francesi furono riconosciuti, inseguiti, eliminati. Fu sangue, sì. Ma fu anche coscienza. Il momento in cui i siciliani smisero di essere sudditi e si riconobbero come comunità.

«Mora, mora!» riecheggiava tra le strade – espressione rimasta nella memoria storica e letteraria, richiamata anche da Divina Commedia, a testimonianza della forza e dell’eco di quegli eventi.

Tra il tumulto emersero figure decisive: Alaimo da Lentini, guida militare e strategica, e Gualtiero di Caltagirone, riferimento politico e diplomatico. Ma il vero protagonista fu il popolo siciliano, unito per la prima volta in modo consapevole.

Ed è proprio in quei giorni che nasce la bandiera della Sicilia: non simbolo di una dinastia, ma segno di un popolo. I colori rosso e giallo – Palermo e Corleone – si fondono. Al centro, la Triscele siciliana, antichissimo emblema dell’isola, viene scelto come cuore identitario.

I Vespri non segnano la nascita del Regno di Sicilia, ma l’inizio di una nuova fase: un Regno che si riafferma, si separa dal dominio angioino e torna indipendente, inserendosi in un nuovo equilibrio mediterraneo. La scelta di chiamare Pietro III d'Aragona non fu sottomissione, ma atto politico consapevole, volto a difendere autonomia, istituzioni e identità.

In questo contesto si rafforza anche il ruolo del Parlamento siciliano, tra le più antiche istituzioni rappresentative d’Europa, espressione dei tre bracci del Regno e simbolo di una tradizione politica avanzata e radicata.

Le conseguenze furono enormi. Cambiarono gli equilibri del Mediterraneo. Crollò il dominio angioino sull’isola. E soprattutto, si affermò un principio potente: un popolo può ribellarsi per difendere la propria storia, la propria dignità, la propria libertà.

Eppure, questa pagina straordinaria è spesso marginale nei libri scolastici. Raccontata poco, semplificata, quasi dimenticata. Una perdita grave, perché qui non si studia solo una rivolta, ma la coscienza di un popolo antico.

I Vespri Siciliani hanno attraversato i secoli, ispirando arte, studi e musica – come nell’opera I Vespri Siciliani di Verdi– e diventando simbolo universale di autodeterminazione.

Ma prima di tutto restano memoria siciliana.

Perché in quel giorno non nacque uno Stato.
Nacque qualcosa di più profondo:

la consapevolezza di essere, da sempre, un popolo.

Niscemi: Il Disastro Non È Naturale. È PoliticoLa frana che, nel gennaio 2026, ha sconvolto Niscemi, costringendo oltre ...
30/01/2026

Niscemi: Il Disastro Non È Naturale. È Politico

La frana che, nel gennaio 2026, ha sconvolto Niscemi, costringendo oltre millecinquecento persone ad abbandonare le proprie case, non è una tragedia improvvisa. Non è un evento eccezionale. Non è una fatalità.

È il risultato prevedibile di decenni di abbandono istituzionale, cattiva amministrazione, inerzia politica e scelte sbagliate, consumate sulla pelle di un territorio fragile e di una comunità lasciata sola.

A Niscemi non è crollata soltanto una collina. È crollata una lunga catena di responsabilità.

Un Territorio che Avvertiva da Anni

Il terreno di Niscemi dava segnali da tempo.

Crepe nelle strade. Avvallamenti continui. Smottamenti lungo le vie di collegamento con Gela, Caltagirone, Vittoria. Cedimenti parziali. Muri che si muovevano. Case che “scricchiolavano”. Quartieri che lentamente scivolavano.

Poche settimane prima della frana principale, un primo movimento del terreno aveva già colpito strade e abitazioni. Era un avvertimento chiarissimo. L’ennesimo.

E prima ancora, nel 1997, una frana aveva già devastato parte dell’abitato.

Nulla di nuovo. Tutto noto. Tutto documentato.

Eppure, nulla di strutturale è stato fatto.

Il Ponte Crollato e Mai Davvero Ricostruito

C’è un simbolo che racconta meglio di mille discorsi l’abbandono della Sicilia interna: il ponte ferroviario sulla linea Caltagirone–Gela, crollato nel 2011, lungo il tratto che collegava anche Niscemi.

Un’infrastruttura fondamentale per studenti, lavoratori, pendolari.

Rimasta inutilizzabile per oltre dieci anni.

Un collegamento spezzato, lasciato marcire nell’indifferenza generale.

Non un’eccezione. La regola.

Strade provinciali dissestate. Linee ferroviarie interrotte. Servizi ridotti. Mobilità negata.

Un territorio che viene lentamente isolato.

La Sicilia: Abbandonata per Chi Ci Vive, Centrale per Altri Interessi

Niscemi è anche il luogo dove, dentro una riserva naturale protetta, la Sughereta, è stata installata una grande base militare americana: il MUOS.

Un’opera contestata. Discussa. Imposta.

Non è la causa della frana. Ma è il simbolo di una contraddizione profonda.

Qui si possono costruire impianti militari strategici.
Qui si possono forzare vincoli ambientali.
Qui si possono piegare le regole.

Ma non si riesce a mettere in sicurezza le case.
Non si riesce a consolidare i versanti.
Non si riesce a prevenire i disastri.

La Sicilia è fragile per i suoi cittadini.
Ma è utilissima per altri.

È questa la deriva colonialista: un territorio da usare, non da proteggere.

Presidenti, Governi, Responsabilità: Una Lunga Catena

Negli ultimi vent’anni, la Regione Siciliana è stata guidata da diversi Presidenti: Salvatore Cuffaro, Rosario Crocetta, Nello Musumeci, fino all’attuale Renato Schifani.

Tutti sapevano.
Tutti avevano dossier.
Tutti avevano relazioni tecniche.
Tutti avevano segnalazioni.

Eppure, nessuno ha realizzato un piano organico e continuo di messa in sicurezza per Niscemi.

Oggi, paradossalmente, Nello Musumeci — dopo essere stato Presidente della Regione — è Ministro della Protezione Civile e annuncia inchieste su omissioni del passato.

Un cortocircuito politico che fa male.
Chi doveva prevenire, oggi indaga.
Chi doveva proteggere, oggi gestisce l’emergenza.

Troppo tardi.

Rappresentanti Lontani, Territori Invisibili

Nel frattempo, parlamentari eletti anche in questi collegi, coi voti dei niscemesi ,come Stefania Craxi e Michela Vittoria Brambilla, grazie alle storture di una legge elettorale demenziale, restano figure quasi invisibili nel dibattito sulla sicurezza del territorio.

Presenze nazionali.
Carriere centrali.
Problemi periferici.

È l’effetto di un sistema che ha svuotato la rappresentanza reale: si vota in Sicilia, si governa altrove. Si manipola il consenso per fini non coerenti con i bisogni del territorio, per un Risiko partitico schizofrenico , inconcludente e pericoloso.

Dalla Prevenzione alla Colpevolizzazione delle Vittime

Nelle ore successive al disastro, è emersa una narrazione pericolosa.

Qualcuno ha iniziato a dire:
“Non dovevano vivere lì.”
“Le case erano vecchie.”
“Il valore immobiliare era basso.”
“Era zona fragile.”

Come se la colpa fosse dei residenti.
Come se vivere dove si può permettere una casa fosse una responsabilità morale. Come se la vita dei residenti possa essere misurata in valore immobiliare.

Come se lo Stato non avesse il dovere di governare il territorio.

È un tentativo meschino di scaricare la colpa su chi ha già perso tutto.

Il Rischio della provvisorietà: L’Emergenza che Diventa Normalità

Ora si parla di alloggi temporanei. Magari, come altrove, Container. Moduli abitativi.

La parola magica è: “provvisorio”.

Ma in Italia il provvisorio spesso dura decenni.

Lo abbiamo visto:
all’Aquila,
nelle Marche,
in Irpinia,
in tante zone terremotate.

Baracche diventate quartieri.
Soluzioni emergenziali diventate permanenti.
Comunità congelate nel limbo.

Il rischio è concreto: che anche a Niscemi nasca una nuova periferia del disagio, fatta di container che resteranno lì per anni, mentre la ricostruzione vera slitta, si perde, si arena.

Abbandono e Sfruttamento: Due Facce della Stessa Politica

Niscemi racconta una verità scomoda.

La Sicilia non è solo trascurata.
È gestita male e usata male.

Abbandonata quando chiede servizi.
Sfruttata quando serve strategia.
Ignorata quando chiede sicurezza.
Coinvolta quando serve spazio.

È una periferia permanente dello Stato.

Non È la Terra ad Aver Tradito. È la Politica

Quello che è successo a Niscemi non è una disgrazia.

È una responsabilità collettiva della classe dirigente.

È il frutto di:
– prevenzione mancata,
– fondi non spesi,
– progetti mai presentati,
– controlli inesistenti,
– scelte rinviate,
– emergenze gestite al posto della pianificazione.

Non è la collina che ha ceduto.
È il patto tra istituzioni e cittadini che si è spezzato.

E finché la Sicilia continuerà a essere trattata come una terra da amministrare con l’emergenza, invece che con la visione, Niscemi non resterà un caso isolato.

Sarà solo il prossimo capitolo di una storia già scritta

Movimento politico Gran Sicilia

Più risorse. Per chi? Per cosa? Per alimentare un consenso elettorale sfruttando sussidi? Coldiretti è il sicario dell'a...
29/08/2025

Più risorse. Per chi? Per cosa? Per alimentare un consenso elettorale sfruttando sussidi?
Coldiretti è il sicario dell'agricoltura. I partiti i mandanti. Nuove risorse. Il capolavoro del parlare senza dire nulla si ripete. Cambia la voce, il nulla è costante. Purtroppo troppi agricoltori abboccano. E il gioco si ripeterà. E l'agricoltura fra muore. Noi ci proviamo ad aprire un dialogo. Ma si preferisce il pifferaio politico che promette il bocconcino alle pance vuote. Se domani tutte le aziende agricole chiudessero, il problema sarebbe liquidato con qualche dichiarazione di circostanza ed una dispiaciuta alzata di spalle. Promesse di ristoro e multinazionali che riceveranno terreni e capannoni per farne altro.
Coldiretti lo vuole. La politica pure. E agli agricoltori , molti agricoltori, importa poco.

Non troviamo interlocutori sul tema. Perché non interessa veramente. Vecchia agricoltura senza visioni mantenuta con palliativi

Gran Sicilia.

Queste sono le parole del Presidente della I Commissione Affari Istituzionali dell'Ars, Ignazio Abbate

26/06/2025
Buongiorno,per chi volesse continuare a sostenere GRAN SICILIA, può farlo tesserandosi o inviando donazioni al seguente;...
30/05/2025

Buongiorno,
per chi volesse continuare a sostenere GRAN SICILIA, può farlo tesserandosi o inviando donazioni al seguente; CONTO CORRENTE O IBAN, intestato a GRAN SICILIA:

Non ci presteremo più a questi spettacoli della Rai.A loro non interessa entrare nel problema, trovare cause, responsabi...
20/05/2025

Non ci presteremo più a questi spettacoli della Rai.
A loro non interessa entrare nel problema, trovare cause, responsabili, soluzioni. A loro interessa fare "scrusciu" che dia irritazione all'utente e far fare bella figura al commissario nazionale per la crisi idrica.
La mano santa che lavora per il popolo.

Una puntata del programma fuori tg per dire cosa? Che manca l'acqua e l'acqua è importante? E c'era bisogno di inviare un povero disgraziato reporter fra Gela ed Agrigento da solo per una giornata intera?
Selezionare spezzoni inutili e non dire quasi nulla serve solo a giustificare 4 miseri stipendi di quei burattini che hanno trovato posto fisso nella TV di Stato. E che Stato.
L'informazione si dovrà fare in altro modo.

Indirizzo

Piazza Garibaldi 8
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93018

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