10/05/2026
๐๐จ๐ฅ๐ข๐ฃ๐ ๐ ๐๐ง๐๐๐๐ ๐ฆ๐๐ก๐ญ๐ ๐ฉ๐ข๐๐
๐๐ต๐ณ๐ฆ๐ต๐ต๐ฐ ๐ฅ๐ช ๐๐ฐ๐ณ๐ฎ๐ถ๐ป. ๐๐ข๐ณ๐ฆ ๐ท๐ฐ๐ค๐ฆ ๐ฆ ๐ค๐ฐ๐ฏ๐ค๐ณ๐ฆ๐ต๐ข ๐ต๐ถ๐ต๐ฆ๐ญ๐ข ๐ข๐ช ๐ญ๐ข๐ท๐ฐ๐ณ๐ข๐ต๐ฐ๐ณ๐ช ๐ฎ๐ข๐ณ๐ช๐ต๐ต๐ช๐ฎ๐ช ๐ช๐ต๐ข๐ญ๐ช๐ข๐ฏ๐ช.
I lavoratori marittimi, stretti tra venti di guerra e crisi della libera navigazione. Unione Europea, attore politico smarrito dinanzi alla crisi internazionale. Governo italiano, del tutto latitante dalla scena circa il destino dei lavoratori italiani coinvolti nel blocco navale.
Da settimane la crisi segna in maniera grave (per lโeconomia) e pericolosa (per le sorti della pace), lo โstretto di Hormuzโ. Una crisi prodotta da una guerra a trazione israele-statunitense che nega in radice il diritto internazionale nutrendo in via brutale la politica e logica โdel piรน forteโ, condizionando in modo pesante lโeconomia mondiale e la vita dei popoli su cui si scaricano i costi del conflitto; la vita e condizione dei lavoratori, innanzitutto di quelli marittimi (si stima tra 15 e 20000) coinvolti nel pericoloso impasse e vicolo cieco determinato dallโinterruzione dei traffici marittimi in quellโarea del mondo. Una crisi rispetto a cui lโUnione Europea ancora una volta conferma la propria irrilevanza sul terreno geopolitico e diplomatico, incapace comโรจ di determinare passi in avanti reali.
Una UE che appare attore smarrito quanto inefficace ed impreparato circa lโindividuazione di una soluzione avanzata in merito ai nodi posti dalla crisi energetica rapidamente acuitasi che ha sollevato legittime preoccupazioni riguardo al โcaro carburanteโ e al lievitare dei prezzi al consumo accompagnati vergognosamente da tentativi di speculazione e da nuove spinte inflattive. In questo contesto, quasi fosse โnodo e dramma minoreโ, nรฉ i politici, nรฉ i media accennano alla condizione che vivono le famiglie e i lavoratori marittimi bloccati nello stretto di Hormuz dai pasdaran e dalla flotta militare Usa.
Come comunisti, avvertiamo innanzitutto la necessitร di dare visibilitร a questi lavoratori abbandonati al loro destino. Sul totale dei lavoratori di fatto ostaggio del braccio di ferro politico e militare in atto, risulterebbero circa 2500 i marittimi italiani (fonte Fit Cisl Liguria) bloccati da settimane su superpetroliere, portacontainers, bulk carrier. Oltre allโimpossibilitร di garantire la rotazione degli equipaggi, molti di questi, imbarcati su navi vicine o parte del cuore dellโarea di crisi, soffrono ormai la mancanza di forniture alimentari adeguate e la possibilitร -al bisogno- delle cure indispensabili. Senza contare la condizione materiale e psicologica che al momento coinvolge i lavoratori marittimi i cui cargo sono stati sequestrati in armi da pasdaran sui quali incombe in via permanente un incerto destino. Serve uno scatto della comunitร internazionale. Serve che questo Governo inerte e arreso dinanzi alla prepotenza internazionale, che spesso in via del tutto retorica e strumentale fa riferimento ad una supposta โitalianitร โ da tutelare, reclami la difesa dei propri connazionali, la difesa dei diritti dei lavoratori, di tutti i lavoratori presenti nellโarea coinvolti nella crisi. Lavoratori marittimi che non possono essere stritolati da logiche belliciste, da interessi economici internazionali speculativi, dalla follia della guerra.
Come ieri i lavoratori non potevano e dovevano essere โcarne da cannoneโ da sacrificare nelle guerre imperialiste, oggi non possono esserlo nei nuovi scenari di guerra neocoloniale dettati da una minoranza di โpoteri fortiโ e Paesi del mondo. Serve unโiniziativa politica forte. Serve la solidarietร dei lavoratori tutti, ed in primis di quelli marittimi, su scala globale. Il PCI รจ con il dolore e il sacrificio quotidiano dei marittimi coinvolti.
- Dipartimento Nazionale Lavoro del PCI