Ezzelino III da Romano o Ecelino da Romano, (Romano d'Ezzelino, 25 aprile 1194 – Soncino, 27 settembre 1259) è stato un condottiero e politico italiano, signore della Marca Trevigiana. Appartenente alla famiglia degli Ezzelini, era il figlio primogenito di Ezzelino II il Monaco e fratello di Alberico da Romano e di Cunizza da Romano. Grazie alle sue abilità politico militari, Ezzelino III estese i
l suo dominio su Trento, Belluno, Vicenza, Verona, Bassano, Padova e Brescia, creando una sorta di signoria. Dal 1225 al 1230 fu podestà e capitano del popolo di Verona. A quest'epoca risale l'infruttuosa visita di Sant'Antonio di Padova per implorare clemenza per Rizzardo di Sambonifacio. Inizialmente simpatizzante per la Lega Lombarda, per le delusioni subite Ezzelino si schierò però con l'imperatore Federico II di Svevia che lo nominò Vicario Imperiale in Lombardia e segnò con questo suo ufficio la fine di ogni libertà comunale, sottomettendo i Comuni alla sua volontà. Nel 1233 Ezzelino da Romano distrusse il castello di Caldiero, in provincia di Verona, esistente sul Monte Rocca. L'imperatore nel 1236 gli concesse una guarnigione per metterlo al sicuro dai moti e dalle minacce popolari che serpeggiavano nei domini soggetti agli Ezzelini. Lo stesso anno Federico saccheggiò Vicenza e ne dette il governo a Ezzelino, il quale, nel 1237, si fece consegnare anche Padova, città molto più forte, più ricca e potente delle due che già controllava. Per domare questa città, che era avvezza a tutte le libertà dei regimi popolari, fece arrestare tutti coloro che per cultura, per casato e per benemerenze avevano acquistato la stima della cittadinanza. Ordinò che le case dei carcerati e dei fuoriusciti fossero rase al suolo e che i giovani rimasti in città dovessero entrare in corpi di leva, per non sfuggire al suo controllo e alla terribile disciplina del "mestiere delle armi". Dopo la vittoria di Cortenuova (BG), contro i comuni lombardi guidati dal podestà milanese Pietro Tiepolo, il 27 novembre 1237[2], Federico gli dette in sposa una sua figlia naturale, Selvaggia, che morì giovanissima. Ezzelino III in seguito si risposò altre due volte. Il 22 maggio 1238, [senza fonte] giorno di Pentecoste, nella Basilica di San Zeno (Verona), Ezzelino III sposò dunque Selvaggia, figlia naturale dell'imperatore Federico II.[1] Divenne così, con l'appoggio dell'imperatore e dei suoi consiglieri (fra cui l'astrologo Guido Bonatti), vicario imperiale per tutti i paesi tra le Alpi di Trento e il fiume Oglio. Tutta quest'area, del resto, era già di fatto sotto la giurisdizione di Ezzelino che s'era guadagnato l'obbedienza dei suoi sudditi grazie alla sua efferatezza e alle sue più raffinate crudeltà. Fece una volta murare le porte delle prigioni, rigurgitanti di tanti suoi avversari, e le grida degli affamati - che generavano terrore in tutta la città - sembra che procurassero al tiranno uno speciale piacere, mentre in un sol giorno, nel 1239, assistette come ad uno spettacolo al supplizio di diciotto padovani nel Pra della Valle. Nel 1242 Ezzelino III diede alle fiamme e si impadronì della città di Montagnana, al tempo controllata dagli Este. Questo evento viene rievocato ogni anno nel comune padovano agli inizi di settembre con l'incendio della Rocca degli Alberi.