San Vito di Leguzzano è un comune di 3.614 abitanti della provincia di Vicenza. È noto per essere l'unico comune della provincia di Vicenza ad avere un campanile ottagonale. L’estensione del territorio comunale è di Kmq. 6,11 con una densità demografica pari a 587 abitanti per Km. quadrato e si sviluppa tra una altitudine massima di mt. 450 ed una minima di m. 140. Il capoluogo è situato in zona p
ianeggiante mentre la località Leguzzano ed alcune contrade sono poste nella zona collinare che si delinea ad Ovest del Comune. Storia
Il territorio, secondo un’interpretazione resa dallo storico G.Mantese, sarebbe nato come luogo sacro alla dea della caccia Diana. L’intera zona, infatti, era ricoperta da f***e boscaglie solcate da impetuosi e irregolari corsi d’acqua, che creavano ampie aree palustri. Solo con l’arrivo dei Padri Benedettini nell’VIII secolo iniziò una vasta opera di riqualificazione e bonifica che restituì alla zona terreni coltivabili e la possibilità di nuovi insediamenti abitativi. Risanarono la sorgente principale – il Fontanòn - canalizzandone le acque al fine di far girare alcune ruote da mulino e “per la crescita spirituale della popolazione”, edificarono una ca****la dedicata ai Santi Vito e Modesto. Nel 1227 i possedimenti benedettini vennero acquisiti dal banchiere Savino di Faenza. Si susseguirono le dominazioni di Ezzelino III da Romano, degli Scrovegni e dei Lemici di Padova, fino al 1404 quando San Vito venne annesso alla Repubblica di Venezia. Da quel momento la storia locale si confonde con quella della Serenissima che annientata dai Francesi nel 1797, occupata dagli Austriaci, venne annessa al Regno d’Italia nel 1866. Arte
A partire dal secondo dopoguerra si è assistito ad un considerevole incremento edilizio che,
tuttavia, ha lasciato immutato l’originario assetto del centro storico: un groviglio di piccole strade
che traccia un percorso tra edifici rurali dal caratteristico “portone”, antiche cinte murarie e palazzi signorili del ‘400 e ‘500, come Villa Novello, Villa Vanzo e Corte Priorato-Gandin. La “Corte” diventata negli anni il polo culturale del paese, contiene la sede del museo etnografico sulla lavorazione del legno – antica tradizione locale -, la biblioteca civica e la sede di associazioni locali. Sul finire del settecento si è assistito al fiorire di un’edilizia “minore” riconducibile al padronato terriero legato all’agricoltura e all’allevamento dei bachi da seta. L’edilizia religiosa è ampiamente testimoniata dalla presenza di edifici sacri quali: La Chiesa dell’Immacolata Concezione di origine gotica del primo ‘300, conserva il pregevole altare maggiore in stucco del tardo seicento e ampi lacerti di affresco a carattere devozionale del ‘3-400 . Degna di nota è la “Santa Domenica e i mestieri vietati” una raffigurazione che ricorda l’obbligo al rispetto del precetto festivo. L’Oratorio di S. delle Grazie o della Madonnetta, di proprietà della famiglia Lucato, edificata nel Settecento per proteggere un’immagine sacra dipinta sul muro del giardino di Villa Bressan poi Viero. La Chiesa di Santa Maria o del Cimitero che risale al ‘300, l’Oratorio di S. Girolamo, appartenente alla famiglia Fabris, caratterizzato da una elegante facciata e da un altare marmoreo con tre statue lapidee della Vergine col Bambino, S. Girolamo e S. Antonio da Padova. San Valentino a Leguzzano edificata nel secondo ‘500 custodisce il lapideo altare maggiore forse la migliore opera di scultura popolare della zona. Natura
Pendii irti che si alternano a solchi vallivi, fitti boschi e radure solcate da torrenti: costeggiando il
Refosco, l’antico rio scuro caratterizzato da sassi neri di origine vulcanica, si scopre la Contrada
dei Molini, dove, fin dal ‘600, viene documentata un’intensa attività molitoria. Questi paesaggi incontaminati trovano massima espressione nella natura selvaggia e impervia della valle dell’Orco, un profonda gola che si estende ben oltre il torrente. Questi luoghi sono ricchi di antiche leggende,
come quelle che riguardano le tipicità gastronomiche. Si narra che 1269, quando i vicentini
tentarono l'assalto al castello di Montebello, difeso dai veronesi, all’ altolà, rispondessero:
Inizia lontano quindi l’apprezzamento del succulento piatto, ancor oggi uno fra i più graditi e noti delle specialità locali.