16/10/2020
Riprendiamo dalle parole di Marco Mingolla.
"Abbiamo perso, è vero.
La nostra proposta non ha convinto la maggioranza di questa città. E le sconfitte fanno male, ci demoralizzano, ci disuniscono. Siamo passati dall’entusiasmo della campagna elettorale, dalle chiacchiere fino a tardi dopo i comizi, alla riflessione solitaria. Ci siamo presi del tempo per noi, ci siamo messi in discussione, interrogati. Forse era giusto così.
Ecco però, in questi mesi, la politica che abbiamo fatto noi, per come l’abbiamo fatta noi, è stata il contrario di solitudine.
Attraverso la politica abbiamo scoperto un’intera comunità che con noi condivide valori, bisogni, prospettive, visioni: non siamo soli! Abbiamo perso le elezioni, ma questo nostro riconoscerci è stata la nostra prima grande vittoria. Il punto di partenza.
E se siamo convinti - come siamo convinti - che la nostra sia la proposta più giusta fra quelle in campo sarà importante continuare ad impegnarci.
Lo diciamo soprattutto ai ragazzi: le sfide che il presente ci impone saranno cruciali per il nostro futuro.
Dobbiamo imporre all’agenda politica dei nuovi amministratori di questa città i temi che riguardano il nostro futuro.
Perché il mondo che viviamo oggi fra cinque anni sarà già molto diverso.
Apparentemente potrebbe non cambiare nulla, ma nel profondo, le nostre città, il nostro territorio, il nostro pianeta, stanno già cambiando irreversibilmente.
Ce ne siamo accorti quando andando verso Lecce, il cimitero degli ulivi ha sconvolto i nostri occhi e le nostre coscienze.
In tutta la nostra vita abbiamo sempre pensato di poter contare su questo paesaggio, dandolo per scontato, come abbiamo dato per scontato l’amore dei nostri genitori quando ce ne siamo andati e invece, probabilmente, sia gli ulivi che i nostri genitori, avevano bisogno di noi.
Stenteremo a riconoscere la nostra terra se nei prossimi anni non ridurremo le pressioni antropiche sul nostro territorio, se non impediremo gli abusi edilizi sulle zone costiere, se faremo crescere le nostre città o le nostre campagne in maniera sconsiderata senza una pianificazione.
Come diceva un grande presidente di un piccolo paese del Sud America: quando lottiamo per l’ambiente, il primo elemento dell’ambiente si chiama: la felicità umana.
Possiamo perdere le elezioni, ma non il diritto alla felicità.
E dunque dobbiamo vegliare.
Occupiamoci della nostra terra.
Noi siamo il cambiamento!
Quando incoraggiamo un bambino o una bambina se siamo educatori,
Quando pizzichiamo le corde del nostro strumento se siamo musicisti,
Quando raccontiamo una storia se siamo scrittori,
Quando ci tratteniamo oltre l’orario di lavoro se siamo dipendenti pubblici,
Quando salutiamo con gentilezza se siamo commercianti,
Quando consigliamo una buona lettura se siamo librai,
Quando chiamiamo i nostri parenti che non sentiamo da tempo se siamo fuorisede,
Quando rischiamo la vita se siamo medici, infermieri;
Abbiamo perso le elezioni, ma non possiamo permetterci di delegare a nessuno il cambiamento.
Come diceva Alex Langer “continuiamo in ciò che è giusto”.
Intanto oggi pomeriggio saremo al Chiostro dei Domenicani con Roberto Covolo per parlare di come si fa a passare Dalla campagna elettorale alla Cooperativa di Comunità: assemblea pubblica.
Continuiamo a raccontare la città che vogliamo.