14/09/2026
Siete tutti malacarne.”
“Volete solo scappare dai doveri.”
“Dimettetevi se non riuscite a essere presenti.”
Negli ultimi giorni abbiamo letto di tutto sulla possibilità di partecipare da remoto alle sedute istituzionali.
Ma è una storia che abbiamo già vissuto.
Vi ricordate quando chiedevamo le sedute in streaming pubblico? Le polemiche erano identiche. Eppure oggi quella che sembrava un’eresia è la normalità, con migliaia di cittadini che seguono i Consigli da casa.
Oggi la sfida si ripete con la modalità telematica per Consigli, Giunte e commissioni.
Ma è davvero un’idea così assurda?
Nel 2026 da remoto si fanno operazioni chirurgiche, si firmano trattati internazionali e si gestiscono aziende globali. Però, a quanto pare, accendere una we**am per lavorare a una delibera fa ancora paura.
La realtà è che mentre altrove si va avanti, noi rischiamo di restare indietro.
Istituzioni europee, Regioni italiane, grandi enti nazionali, comuni capoluogo e realtà pugliesi hanno già regolamentato le sedute online o miste, dimostrando che si può fare e che funziona.
E sia chiaro: partecipare da remoto non significa collegarsi dal divano in pigiama, accendere la we**am all’ultimo secondo dicendo “scusate, ero al bar” o collegarsi dalle giostre di Gardaland. 😅
Significa avere regole precise: motivazione eccezionale, preavviso, verifica dell’identità, numero legale, telecamera accesa, voto tracciato e streaming pubblico.
Non cambia l’impegno. Cambia lo strumento.
La vera domanda quindi non è: “Online sì o online no?”
Ma: “Quali regole servono per farlo funzionare bene?”
Prima di scandalizzarsi per una we**am, guardiamo ai fatti.
Abbiamo raccolto in un unico documento i dati e gli esempi già esistenti.
Li trovate nelle ultime pagine del carosello. 👉
Perché alla fine è semplice:
i dati, non le opinioni.