04/04/2026
✝️𝐈𝐥 𝐦𝐞𝐬𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐑𝐞𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐮𝐚𝐫𝐢𝐨: «𝐓𝐞𝐧𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐯𝐢𝐯𝐚 𝐥𝐚 𝐬𝐩𝐞𝐫𝐚𝐧𝐳𝐚»
Il tempo di Quaresima è, per sua natura, caratterizzato dalla dimensione penitenziale quindi da una pratica, per chi ancora la sa compiere, di sobrietà, di riflessione, di preghiera. Non dovrebbe tuttavia essere abitato dalla mestizia, se non per piangere il proprio peccato, perché, sempre, il credente sa intravedere la luce della Pasqua.
Tuttavia, e penso non capiti solo a me, avverto una pesantezza nell’animo che ingenera inquietudine, incertezza, preoccupazione. Inutile elencarne le possibili cause: giornali, telegiornali, social network ci trasmettono ogni giorno carrellate di informazioni, da quanto accade vicino a noi, fino alle folli e scellerate decisioni a livello planetario. Cerco allora, oltre che nella Parola di Dio, qualche buona lettura che mi aiuti a coltivare la speranza. Mi imbatto in questa considerazione: “Se l’uomo vuole continuare a vivere e operare per il bene nonostante tutto, non può spegnere la piccola fiammella della speranza: in caso contrario dovrà arrendersi alla disperazione, il cancro dello spirito, del nichilismo che dichiara vani tutti i valori. È la Bibbia stessa a mettere in guardia da questo pericolo con un genere letterario che fa talvolta capolino al suo interno, l’apocalittica, la descrizione di una possibile catastrofe globale. È un genere che puntualmente nasce e rinasce nelle epoche di crisi, di sfiducia nel presente”.
“Una piccola fiammella” – la speranza – ma da alimentare, pena arrendersi alla disperazione. Notava Péguy, che ci ha lasciato una intensa riflessione ne “Il portico del mistero della seconda virtù”, la grandezza e la difficolta di questa virtù, al punto che anche Dio sembra stupirsi della sua esistenza. La speranza ci parla infatti di ciò che non c’è, ma nello stesso tempo è intimamente presente nel tessuto di ogni progetto e attività: essa ne reclama il compimento, è alla base della possibilità di cambiare le cose e di lottare per ciò che sta a cuore. Non si limita semplicemente a presentare ciò che manca, ma dà anche la forza per affrontare le cose difficili. A questo punto cedo la parola ai testimoni più qualificati che hanno saputo tenere viva la Speranza e professare insieme la Fede e la Ca**tà. In particolare una ragazza, Sophie Scholl, la più giovane del gruppo della Rosa Bianca, martire per la sua opposizione al nazismo che nel 1938 scriveva ad un’amica: “Non è anche questo un mistero, che tutto sia così bello?
Nonostante l’orrore, continua a essere così… Per questo soltanto l’uomo è capace di essere veramente crudele, coprendo questo canto col rumore dei cannoni (oggi diremmo dei missili e dei droni), di maledizioni e di bestemmie. Ma il canto di lode ha il sopravvento e io voglio fare tutto il possibile per associarmi alla sua vittoria”. Questa speranza rende possibile resistere alle forme più subdole e crudeli del male e, nello stesso tempo, essere custodita come il compimento di quel desiderio di pienezza presente nell’animo di chi sa veramente amare
𝑫𝒐𝒏 𝑭𝒍𝒂𝒗𝒊𝒐 𝑩𝒆𝒈𝒍𝒊𝒂𝒕𝒕𝒊
Rettore del Santuario di Vicoforte