13/04/2025
Buongiorno.
Trump tratta bene gli amici: gli fa fare miliardi con la borsa e li protegge dai dazi.
In un video, che sta facendo il giro del mondo, si vede Trump che nello studio ovale si vanta, indicandolo, di aver fatto guadagnare, con le sue giravolte tariffarie, al finanziere Charles Schwab, “due miliardi e mezzo” in un sol giorno. E poi aggiunge, parlando dell’imprenditore Roger Penske: “Lui 900 milioni di dollari. Non è male”.
Invece, per gli amici delle Big Tech, che in borsa hanno perso non poco, ieri Trump ha deciso di fare marcia indietro sui dazi su telefonini, chip, computer, in gran parte fabbricati in Cina, anche se progettati da aziende americane, come Apple, Microsoft, Amazon, Nvidia, Intel ecc.
I dazi avevano colpito duramente l’export cinese verso gli USA. Togliendoli, Trump consente alla Cina di riprendere a esportare senza penalizzazioni.
Pechino può presentare questo passo come una ritirata americana, un riconoscimento implicito della sua forza industriale e un risultato delle sue dure reazioni al protezionismo americano.
Quello di Trump è apertamente e senza mediazioni politiche il governo di una cricca di gigamiliardari delle multinazionali high tech e di ricchissimi speculatori della finanza.
Mai come oggi la definizione marxiana del governo come “comitato d’affari della borghesia” è stata così calzante: lo Stato ridotto a strumento di classe che serve a difendere e espandere i profitti.
Anche in Italia la destra al governo, nel suo piccolo e nel solco di una tradizione di solidissimi rapporti che il fascismo ebbe con il capitalismo italiano, non si lascia certo indietro nel lavoro di servizio alle imprese.
Non solo Meloni è intenzionata a spendere oltre una ventina di miliardi, tolti da altri investimenti ambientali, sanitari e sociali, per aiutare le imprese a far fronte ai dazi trumpiani. Ma i nostri governanti addirittura vorrebbero convincere gli italiani che i dazi in fondo sarebbero anche giusti e farebbero persino bene.
Meloni infatti si accinge a inchinarsi per l’ennesima volta di piedi di Trump con la proposta di cancellare le tasse europee sulle multinazionali americane e di togliere le restrizioni su prodotti d’oltreoceano dannosi per la salute e per l’ambiente. Si sentono riecheggiare le idee dell’amico Musk, espresse in una videoconferenza, al congresso della Lega, in risposta alle domande di Salvini, che ovviamente si diceva d’accordissimo su tutto con il miliardario americano.
Persino un giornale filogovernativo come il corriere della sera, oggi, con la penna di Aldo Grasso, mostra qualche segno di indignazione su questo servilismo della destra.
Scrive infatti il giornalista e critico televisivo: “il mantra dei tg di questi giorni continua a ripetere che il disastro dei dazi di Trump è una buona occasione per liberarci dei dazi e degli autodazi europei… il problema è diventato ancora una volta l’Europa e non è più Trump… l’obiettivo ora è il Green Deal, che per quanto correggile, riguarda il futuro dei nostri figli mentre i dazi americani sono ingiunzioni predatorie”.
Così, in un colpo solo, il governo di destra tradisce gli interessi nazionali, quelli dell’Europa e quelli delle future generazioni.
Un esecutivo che agisce piccolo comitato di affari per la più retriva imprenditoria italiana, e che si comporta come un vassallo adeguandosi con zelo all’imperatore americano.