27/05/2026
🎭 𝗡𝗢𝗡 𝗖'𝗘̀ 𝗠𝗔𝗜 𝗦𝗜𝗟𝗘𝗡𝗭𝗜𝗢
𝗟𝗮 𝘀𝘁𝗿𝗮𝗴𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗩𝗶𝗮𝗿𝗲𝗴𝗴𝗶𝗼
𝗗𝗶 𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗘𝗹𝗶𝘀𝗮𝗯𝗲𝘁𝘁𝗮 𝗦𝗮𝗹𝘃𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶
È con uno degli spettacoli di teatro civile più significativi degli ultimi anni in Toscana che si chiude la stagione 2025/2026 di Molina mon amour.
Sabato 27 giugno, al Campino di Molina di Quosa, andrà in scena "Non c'è mai silenzio" di e con Elisabetta Salvatori, un'opera sulla strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009. Al violino, Matteo Ceramelli.
Cena a partire dalle 20, inizio spettacolo ore 21.30. Prenotazione obbligatoria al 379 1913131 (solo WhatsApp), ingresso riservato ai soci di Molina mon amour (con possibilità di tesseramento in loco). Il Campino è in via don Sturzo (loc. Gagnetto) a Molina di Quosa (PI). Lo spettacolo si svolge in collaborazione con il Magazzino di Antonio.
𝘓𝘰 𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘢𝘤𝘰𝘭𝘰 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘱𝘢𝘳𝘰𝘭𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭'𝘢𝘶𝘵𝘳𝘪𝘤𝘦
"L'ho chiamato 'Non c'è mai silenzio', pensando che le nostre giornate sono piene di voci e rumori, a tanti dei quali non ci facciamo neanche caso ma se uno è legato a un ricordo, sentirlo lo rievoca. Il fischio di un treno, per tutta la città di Viareggio, è una lama, che ogni volta riapre il cuore, porta ricordi e chiede giustizia. Raccontare questa storia, è stato come entrare nella case di via Ponchielli, poco prima delle 23.50 del 29 giugno 2009. Conoscerli. Vedere due amiche che giocavano a carte sul letto, cinque ragazzi a tavola, con le birre davanti, due sposi sul divano, i bimbi a letto, sentire un lavandino che gocciola e l'odore delle lavatrici stese.
Ho cercato di raccontare la poesia che c'è nella vita di tutti i giorni, e forse per questo, nonostante l'argomento, non è una storia triste. Mi pareva che la tristezza non onorasse la memoria di quelle 32 vittime. Di loro racconto la vita e dopo di loro la storia di un treno che correva troppo forte, che trasportava gas e che non era stato revisionato correttamente, e unisco la mia voce, a quella di tutta Viareggio, perché anche il palco di un teatro serva a chiedere giustizia. Viareggio non è solo una terra di vacanze e carnevale: sono figli di calafati, conoscono il pericolo, hanno domato il mare quando non c'erano le previsioni del tempo, quando si guardava il cielo per partire. Hanno principi solidi, perché sono abituati alla precarietà della sabbia che scivola sotto i piedi. Anche le onde, come un treno, parlano".
𝘓'𝘢𝘶𝘵𝘳𝘪𝘤𝘦
Elisabetta Salvatori nasce in Versilia. Dopo gli studi artistici scopre il teatro e comincia a raccontare. Inizia con le favole: ogni storia che racconta è racchiusa in una valigia, come un piccolo teatrino viaggiante. Poi si avvicina alla narrazione per adulti e in scena rimane solo la sua voce che in alcuni racconti, quelli dedicati alla sua terra, sa intrecciarsi al dialetto versiliese con delicatezza e maestria. Si occupa di teatro del sacro, teatro civile e storie di passioni riconducibili a personaggi reali pubblici o sconosciuti. Le vicende che sceglie sono vere, le raccoglie incontrando anime, luoghi e tradizioni con la curiosità di chi sa scoprire episodi rimasti nascosti; ne documenta l'origine con cuore e perizia per poi riportarle alla luce e riconsegnarle al pubblico con la cura e la passione di una restauratrice. Il linguaggio è intimo, reale, semplice e per questo dirompente, rende vive le sue trame, cattura chi ascolta. Sentire la sua voce, con tutti i suoi colori, porta lontano, pur restando vicinissimi.