13/06/2026
XI DOMENICA del TEMPO ORDINARIO (Anno A)
-Dal libro dell’Èsodo-
In quei giorni, gli Israeliti, levate le tende da Refidìm, giunsero al deserto del Sinai, dove si accamparono; Israele si accampò davanti al monte.
Mosè salì verso Dio, e il Signore lo chiamò dal monte, dicendo: «Questo dirai alla casa di Giacobbe e annuncerai agli Israeliti: “Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all’Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatti ve**re fino a me. Ora, se darete ascolto alla mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me una proprietà particolare tra tutti i popoli; mia infatti è tutta la terra! Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa”».
-Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani-
Fratelli, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi.
Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.
+Dal Vangelo secondo Matteo-
In quel tempo, Gesù, vedendo le f***e, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».
Omelia del padre Ermes Ronchi
"E resta il grano"
All'occhio che vede il peccato è chiesto di vedere il dolore. La compassione conduce oltre gli steccati dell'etica, così come l'intercessione, che è sempre per tutti.
Gesù, vedendo le f***e ne sentì compassione. Tutto ciò che segue è generato dalla compassione per il molto dolore. Perché quando afferma: "la messe è molta" non si riferisce al numero delle persone, allo sterminato accampamento degli uomini dove ha piantato la sua tenda, ma vede germinare nel mondo un raccolto di dolore, una messe di stanchezze e di paure. Gesù chiama i Dodici e affida loro un compito che descrive con sei verbi: predicate, è il primo, e poi guarite, risuscitate, sanate, liberate e donate. C'è il lavoro della predicazione, ma legato al ministero della pietà, in un rapporto sbilanciato di uno a cinque.
E ci saremmo aspettati un'altra risposta al dolore, un soccorso più immediato, più efficiente: "Perché il Signore non ci soccorre con la sua onnipotenza? Perché soccorre la fragilità dell'uomo attraverso l'impotenza di altri uomini?". Ed è lo stile di Dio che tante volte abbiamo accusato di omissione di soccorso. Dio interviene per i suoi figli ma attraverso i suoi figli.
"Pregate il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe". E noi che interpretiamo queste parole come un invito a pregare per le vocazioni sacerdotali, scopriamo invece, che l'operaio nella messe sono io: Manda me, Signore, con mani che sappiano sorreggere e accarezzare, fasciare il cuore e trasmettere forza. Sarà questo il mio modo di dire come Dio è vicino.
E vedo farsi strada la sua inguaribile speranza, la sua fiducia invincibile nell'uomo, lo sguardo positivo del Creatore sopra il mio pessimismo. Noi diciamo: "La Chiesa è una azienda in perdita, la messe è poca o scadente, le chiese si svuotano". Lui, invece, vede altro. Vede molto grano che matura, vede che il seme è buono, come il terreno, come la stagione, vede la storia che ascende positiva verso un'estate ricca di frutti.
Dio guarda e il suo sguardo vede che ogni cuore è una zolla di terra adatta a dare vita adesso ai suoi semi divini, li vede crescere come il grano che matura dolcemente e tenacemente nel sole. La compassione spezza lo schema buoni/cattivi ("il Padre guida il sole sui campi dei cattivi e dei buoni").
All'occhio che vede il peccato è chiesto di vedere il dolore. La compassione conduce oltre gli steccati dell'etica, così come l'intercessione, che è sempre per tutti.
La preghiera, la compassione e la ca**tà non distinguono tra chi è meritevole e chi non lo è. E se questa ci sembra una distinzione religiosa, ebbene non è così; essa è figlia di un cuore ancora fariseo, non del cuore di Dio.
Il Vangelo si chiude con una espressione importante: Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. E sarai beato perché c'è più gioia nel dare che nel ricevere. La tua vita salpa quando sei generoso di te, a immagine di Dio. Perché l'amore è più vero dei suoi frutti, la pietà, più necessaria dei suoi stessi risultati.