05/04/2026
Carlo Calenda "La premier cambi e affronti l'emergenza Sarà un anno di caduta per il Paese"
II leader di Azione: "Cercherà di arrivare in fondo, se fallisse non vedo elezioni, ma un altro governo"
L'INTERVISTA
Carlo Calenda, senatore e leader di Azione, come to vede il governo Meloni? «Ammaccato. Ma e sempre stato molto fragile, dal punto di vista delle capacità operative, con una gestione dei ministeri lacunosa e una qualità della classe dirigente davvero scarsa. Ora non riescono più a nasconderlo». Potrebbero cadere? «Questo dipende da Meloni, dalla sua capacità di cambiare registro. Mi aspetto che giovedì venga in Parlamento a spiegare come intende muoversi di fronte a questa crisi energetica ed economica». La premiere rimasta stordita
dalla sconfitta al referendum? Ha reagito in modo scomposto con quelle tre dimissioni in pochi giorni? «Quando si intacca l'invincibilità del leader, per i governi iniziano i problemi. Ma le dimissioni di Delmastro, Bartolozzi e Santanchè erano necessarie da tempo, anche se non sufficienti. A Meloni serve un rinnovamento profondo della sua classe dirigente. lo aggiungerei alla lista anche il ministro Urso, la cui inadeguatezza e sotto gli occhi di tutti. Mentre Piantedosi può restare al suo posto? «Al momento, non vedo i presupposti per le sue dimissioni. Mi pare che la vicenda che lo riguarda sia nell'ambito dell’inopportunità, penso che non andrà oltre. Diversamente, le cose cambierebbero. Ma questa lotta nel fango non fa bene a nessuno, nemmeno alle opposizioni, che hanno tutto l'interesse a parlare dei problemi energetici ed economici. La missione di Meloni nel Golfo è utile o è solo un modo per prendersi una pausa dalle grane interne? «La dimensione internazionale per lei è una zona di comfort. La mission nel Golfo è importante, visto l'alto rischio di approvvigionamento energetico che corriamo e di cui ancora non ci rendiamo bene conto. Poi vediamo quali porterà a casa». I rischi su energia e petrolio, i dati economici che virano al peggio: sarà un anno di logora mento per il governo? «Molto più che di logoramento, andiamo verso una fase traumatica per la nostra economia e per la tenuta sociale del Paese. Rischia di essere un anno di caduta per l'Italia, con conseguenze difficili da prevedere». Secondo lei, Meloni riuscirà a reggere l'impatto? «Me lo auguro, ma non ci scommetterei. Deve saper cambiare registro e affrontare nel modo giusto questa emergenza. Se le core si mettono male, bisogna avere la forza di parlare a tutto il Paese, non solo ai tuoi». E se la premier non riuscisse? «Farà di tutto per restare in sella, perchè la stabilità è l'unico vero risultato the può dire di aver conseguito. Ma se non ne sarà capace, si faccia da parte e lasci il compito ad altri». Elezioni anticipate? «No, secondo me, in queste condizioni difficili, non c'è spazio elettorale. Se decidesse di lasciare, vedo inevitabile un altro governo, che accompagni il Paese a fine legislatura». Un governo di unità nazionale? Improbabile con questi numeri in Parlamento. «Anche quando e andato in crisi ii secondo governo Conte dicevano che l'unica soluzione fosse andare a votare. Poi è arrivato Draghi». In teoria, potrebbe pure arrivare un altro governo Conte. «Dio ce ne scampi e liberi, Conte è il nulla con la pochette, concavo e convesso a seconda della convenienza. Mi faccia dire che trovo scandaloso l'atteggiamento di alcuni esponenti del Pd, che preferirebbero appaltare a lui il ruolo da premier, perché non si fidano di Elly Schlein». Sbagliano? «Chiariamo: io non ho particolari rapporti con Schlein e non le farei fare nemmeno il ministro. Però, se l'hai eletta segretaria del tuo partito e l'hai sostenuta finora, non puoi dire che a Palazzo Chigi e meglio Conte». Per capirci, lei non vuole più al governo Meloni, ma non ci vuole nemmeno Schlein o Conte. Chi ci mettiamo? do dico che, se resta questa legge elettorale, lo spazio al centro sarà decisivo e potremmo riuscire a creare una grande alleanza europeista, rompendo il bipolarismo e tagliando le ali estreme, a destra come a sinistra. A quel punto, potremo condizionare l'agenda». Da La Stampa 5 aprile 2026