San Giovanni Teatino in Azione

San Giovanni Teatino in Azione Sgt in Azione

06/06/2026

Alla giornalista che ad Alessandria mi ha chiesto se la responsabilità dell’attuale processo di deindustrializzazione del nostro Paese, tema a cui ho dedicato anche un capitolo del mio ultimo libro, sia da attribuire più alla destra di oggi o alla sinistra che ha governato in passato, ho risposto così.

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Carlo Calenda "La premier cambi e affronti l'emergenza Sarà un anno di caduta per il Paese" II leader di Azione: "Cerche...
05/04/2026

Carlo Calenda "La premier cambi e affronti l'emergenza Sarà un anno di caduta per il Paese"
II leader di Azione: "Cercherà di arrivare in fondo, se fallisse non vedo elezioni, ma un altro governo"
L'INTERVISTA
Carlo Calenda, senatore e leader di Azione, come to vede il governo Meloni? «Ammaccato. Ma e sempre stato molto fragile, dal punto di vista delle capacità operative, con una gestione dei ministeri lacunosa e una qualità della classe dirigente davvero scarsa. Ora non riescono più a nasconderlo». Potrebbero cadere? «Questo dipende da Meloni, dalla sua capacità di cambiare registro. Mi aspetto che giovedì venga in Parlamento a spiegare come intende muoversi di fronte a questa crisi energetica ed economica». La premiere rimasta stordita
dalla sconfitta al referendum? Ha reagito in modo scomposto con quelle tre dimissioni in pochi giorni? «Quando si intacca l'invincibilità del leader, per i governi iniziano i problemi. Ma le dimissioni di Delmastro, Bartolozzi e Santanchè erano necessarie da tempo, anche se non sufficienti. A Meloni serve un rinnovamento profondo della sua classe dirigente. lo aggiungerei alla lista anche il ministro Urso, la cui inadeguatezza e sotto gli occhi di tutti. Mentre Piantedosi può restare al suo posto? «Al momento, non vedo i presupposti per le sue dimissioni. Mi pare che la vicenda che lo riguarda sia nell'ambito dell’inopportunità, penso che non andrà oltre. Diversamente, le cose cambierebbero. Ma questa lotta nel fango non fa bene a nessuno, nemmeno alle opposizioni, che hanno tutto l'interesse a parlare dei problemi energetici ed economici. La missione di Meloni nel Golfo è utile o è solo un modo per prendersi una pausa dalle grane interne? «La dimensione internazionale per lei è una zona di comfort. La mission nel Golfo è importante, visto l'alto rischio di approvvigionamento energetico che corriamo e di cui ancora non ci rendiamo bene conto. Poi vediamo quali porterà a casa». I rischi su energia e petrolio, i dati economici che virano al peggio: sarà un anno di logora mento per il governo? «Molto più che di logoramento, andiamo verso una fase traumatica per la nostra economia e per la tenuta sociale del Paese. Rischia di essere un anno di caduta per l'Italia, con conseguenze difficili da prevedere». Secondo lei, Meloni riuscirà a reggere l'impatto? «Me lo auguro, ma non ci scommetterei. Deve saper cambiare registro e affrontare nel modo giusto questa emergenza. Se le core si mettono male, bisogna avere la forza di parlare a tutto il Paese, non solo ai tuoi». E se la premier non riuscisse? «Farà di tutto per restare in sella, perchè la stabilità è l'unico vero risultato the può dire di aver conseguito. Ma se non ne sarà capace, si faccia da parte e lasci il compito ad altri». Elezioni anticipate? «No, secondo me, in queste condizioni difficili, non c'è spazio elettorale. Se decidesse di lasciare, vedo inevitabile un altro governo, che accompagni il Paese a fine legislatura». Un governo di unità nazionale? Improbabile con questi numeri in Parlamento. «Anche quando e andato in crisi ii secondo governo Conte dicevano che l'unica soluzione fosse andare a votare. Poi è arrivato Draghi». In teoria, potrebbe pure arrivare un altro governo Conte. «Dio ce ne scampi e liberi, Conte è il nulla con la pochette, concavo e convesso a seconda della convenienza. Mi faccia dire che trovo scandaloso l'atteggiamento di alcuni esponenti del Pd, che preferirebbero appaltare a lui il ruolo da premier, perché non si fidano di Elly Schlein». Sbagliano? «Chiariamo: io non ho particolari rapporti con Schlein e non le farei fare nemmeno il ministro. Però, se l'hai eletta segretaria del tuo partito e l'hai sostenuta finora, non puoi dire che a Palazzo Chigi e meglio Conte». Per capirci, lei non vuole più al governo Meloni, ma non ci vuole nemmeno Schlein o Conte. Chi ci mettiamo? do dico che, se resta questa legge elettorale, lo spazio al centro sarà decisivo e potremmo riuscire a creare una grande alleanza europeista, rompendo il bipolarismo e tagliando le ali estreme, a destra come a sinistra. A quel punto, potremo condizionare l'agenda». Da La Stampa 5 aprile 2026

05/04/2026

“Dobbiamo domandarci come mai le società anglosassoni, Regno Unito e Usa in particolare, che una volta tutti ammiravamo come l’avanguardia della modernità e dell’ordine liberale, siano oggi nel caos molto più di quelle dell’Europa continentale. Forse la risposta si può trovare proprio nell’accentuato orientamento all’individualismo e nella debolezza dei corpi intermedi, del terzo settore e degli altri presidi che fungono da
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03/04/2026
La prossima legge elettorale dia spazio alle preferenze Il parlamentare deve rispondere a chi lo ha votato, non al capo ...
03/04/2026

La prossima legge elettorale dia spazio alle preferenze
Il parlamentare deve rispondere a chi lo ha votato, non al capo partito
Riconoscersi in un eletto è il primo passo per riavvicinarsi alla politica
di Raffaele Bonanni
Le leggi elettorali in Italia non sono più regole del gioco: sono diventate strumenti del gioco stesso. Ogni fine legislatura coincide, ormai, con il tentativo della maggioranza di riscrivere le norme a proprio vantaggio, tradendo un principio elementare che altrove resta intatto: le regole non si cambiano mentre si gioca. Nella Prima Repubblica questo limite era rispettato. Non per nostalgia, ma per equilibrio democratico. Allora il sistema proporzionale garantiva una rappresentanza ampia e autentica. Ogni cittadino poteva riconoscersi in un eletto, ogni territorio esprimere una voce. Nessuno sbarramento artificiale, nessuna lista bloccata: il Parlamento era davvero lo specchio del Paese. Era coerente con una Costituzione che pone la democrazia parlamentare su due pilastri chiari: partecipazione diffusa e rappresentanza diretta. la frattura arriva nel 1993 con il Mattarellum. Il bipolarismo forzato prende il posto della pluralità, obbligando gli elettori a scegliere spesso il “meno lontano" anziché il più vicino. Da lì in poi è un progressivo svuotamento: il Porcellum introduce liste bloccate e parlamentari nominati: l’Italicum accentua il premio di maggioranza; il Rosatellum, oggi vigente, consolida un sistema misto che continua a sottrarre agli elettori il diritto di scegliere chi li rappresenta. Il nodo vero non è solo la governabilità. spesso evocata come giustificazione. E la rappresentanza. Si discute del premio di maggioranza, ma si ignora un vulnus più profondo: la cancellazione del rapporto tra elettore ed eletto. Senza preferenze, Il parlamentare risponde al capo partito, non al territorio. E qui che si consuma lo "scippo" democratico.
Eppure si insiste nel voler cambiare ancora, senza affrontare la questione centrale: un sistema che allontana i cittadini dalle urne e chiude l'accesso alla politica. L'astensione crescente non è un accidente, ma una conseguenza. Il bipolarismo coatto, unito a partiti sempre più personali e meno democratici al loro interno, produce instabilità invece che governabilità. Serve allora riaprire seriamente II dibattito. Non solo sulla legge elettorale, ma anche sull'articolo 49 della Costituzione, rimasto inattuato: i partiti devono tornare a essere luoghi di partecipazione e selezione della classe dirigente, non strumenti di cooptazione. Senza questo passaggio, ogni riforma sarà solo cosmetica. Se non si cambierà, saranno essi il problema più grosso della scarsa governabilità. Il segnale del referendum, letto oltre le convenienze di parte, va in questa direzione. Una quota rilevante di quel No, soprattutto tra i giovani, sembra esprimere una sfiducia più profonda: verso un sistema che non offre spazi, che non forma, che non lascia entrare. Canali chiusi. élite autoreferenziali, partecipazione ridotta a rito. Se davvero si vuole rafforzare la democrazia, bisogna restituire agli elettori il potere di scegliere e ai partiti il dovere di aprirsi. Tutto il resto è manutenzione di un meccanismo che non può funzionare.

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San Giovanni Teatino
66020

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