29/10/2021
UN PENSIERO PER HALLOWEEN
Cari genitori e amici,
nell'avvicinarsi di Halloween, ci fa piacere condividere con voi alcuni pensieri su questa festa.
Sapete che la nostra Scuola è molto attenta al ritmo dell'anno con le sue festività (addirittura ne aggiungiamo di bizzarre come San Michele e San Martino).
Come mai allora non inseriamo Halloween nel calendario, e non la festeggiamo con i bambini (e come noi, nessuna Scuola Waldorf)?
La festività di Halloween affonda le sue radici nel capodanno celtico. Era la notte in cui si chiudeva un ciclo d'anno e se ne iniziava uno nuovo. In questa occasione si ricordavano i defunti del villaggio, o della famiglia, che erano passati nel mondo spirituale durante l'anno che andava a terminare. L'antica percezione istintiva del mondo dello spirito diceva infatti ai Celti che i defunti erano presenti, non avevano ancora intrapreso il loro viaggio verso le isole immortali, ed erano in qualche modo legati alle persone a loro care. Nel momento del Samhain (il Capodanno) si ricordavano quindi i defunti come spiriti protettori della comunità.
Questa usanza non è solo celtica: ancora nelle campagne venete, alcuni decenni fa, era usanza riunirsi prima del giorno di tutti i santi e ricordare i nonni ed i bisnonni, magari raccontando ai nipoti storie edificanti su avi che non avevano avuto la possibilità di conoscere.
Da tempi antichissimi, accendere una candela nella notte segnava il punto di riferimento, il collegamento con la luce dei defunti che splendeva dal mondo "buio" (perché invisibile e sconosciuto) dell'aldilà. Attorno a questa luce si riunivano a festeggiare anche gli spiriti della natura, il cui vociare poteva confondere i passanti.
Il messaggio della presenza dei "morti" era quindi legato ad una figura positiva di esempi virtuosi per le future generazioni, e di spiriti protettori di una comunità o di una famiglia.
Cosa succede poi? Come per il Natale, anche Halloween viene deformato dal consumismo, dal materialismo che non sa comprendere il senso profondo delle cose (come i "doni" di Natale) e riporta tutto ad un orizzonte miope e limitato. I "morti" diventano così, da figure positive che danno coraggio, mostri che hanno lo scopo di spaventare: non si sanno vedere le anime dei morti, ma solo dei corpi mostruosi. L'antico sentire legato agli esseri della natura diventa "dolcetto o scherzetto". Al posto della sicurezza e del calore, subentrano la deformità e la paura.
I nostri bambini non hanno bisogno di mostri a popolare la loro anima, il loro subconscio, i loro pensieri. Non hanno bisogno di ispirare paura. Uno dei motti fondamentali con cui R. Steiner ha indicato la direzione della nostra pedagogia è "Ci sono tre modi per educare: con la paura, con l'ambizione e con l'amore. Noi rinunciamo ai primi due."
Come nel Natale e nelle altre feste, proviamo a farci aiutare dal lavoro proposto dalla pedagogia Steiner-Waldorf per trovare un senso più vero anche ad Halloween. Proviamo ad accendere una candela, a fare un dolce speciale, una lanterna con una zucca con dei fori stellati, un piccolo falò all'aperto per i nanetti... qualcosa che ci aiuti a portare ai nostri figli l'immagine che i morti sono presenze silenziose che sostengono le persone a loro legate (per un po', prima di proseguire il loro cammino...). Non aiutiamoli ad essere manipolati dal marketing, e dal lavoro di chi vuole costruire nelle anime sensazionalismo, destabilizzazione, superficialità... ed in fondo solo materialismo.
Qualcuno potrà dire che Halloween alla fine è solo una carnevalata. Forse. In uno dei poemi più profondi dei tempi moderni, il "Faust" di Goethe, il carnevale è uno degli strumenti privilegiati di Mefistofele (la figura che incarna tutto ciò che illude e svia l'essere umano) per portare a compimento i suoi progetti. Ma Faust, alla fine, riesce a vedere oltre le illusioni.
Auguriamo a tutti (noi compresi) lo sguardo di Faust.
Buon tempo d'autunno
Il Collegio degli insegnanti del Raggio