08/09/2026
L’AfD E IL PARADOSSO DEL TECNONAZIONALISMO
Dentro l’AfD convivono oggi due idee profondamente diverse della Germania. Due visioni che sembrano contrapposte, ma che potrebbero finire per incontrarsi proprio nel punto più inquietante, la trasformazione della politica in una macchina al servizio del potere economico e tecnologico.
Da una parte c’è Tino Chrupalla, espressione di un nazionalismo più tradizionale, orientato verso una visione eurasiatica e multipolare. Dall’altra c’è Alice Weidel, sempre più vicina alla destra tecnologica della Silicon Valley, al libertarismo radicale e a quell’idea secondo cui lo Stato deve essere forte nel controllo sociale, ma debole quando si tratta di limitare il potere del capitale.
Ed è proprio questa seconda anima che sembra guadagnare terreno.
L’AfD parla di una Germania ipertecnologica, di un gigantesco sviluppo dell’intelligenza artificiale, del raddoppio della capacità dei data center e dell’aumento esponenziale della potenza di calcolo entro il 2030.
Ma ogni utopia digitale ha bisogno di una realtà materiale, ovvero energia, enormi quantità di energia.
E allora il puzzle si ricompone. Ritorno al nucleare, energia a basso costo, riapertura del dialogo con Mosca, revoca delle sanzioni alla Russia.
Siamo davvero davanti a una nuova visione geopolitica della Germania oppure a una semplice equazione economica?
Perché il rapporto con Mosca, in questa prospettiva, rischia di essere molto meno “ideologico” di quanto venga raccontato. La Russia non sarebbe necessariamente il partner di una nuova architettura eurasiatica e multipolare, potrebbe essere semplicemente il fornitore di energia necessaria a mantenere accesa l’infrastruttura tecnologica di una Germania dominata dai data center e dall’intelligenza artificiale.
È qui che emerge il vero paradosso.
Un partito può essere ultranazionalista sui confini e contemporaneamente iperglobalista sul capitale. Può invocare la sovranità nazionale mentre spalanca le porte al potere sovranazionale delle grandi corporation tecnologiche. Può combattere l’immigrazione in nome dell’identità nazionale e, nello stesso tempo, affidare una parte crescente del potere sociale agli oligarchi della tecnologia.
Non è una contraddizione casuale. È forse la forma politica di un nuovo capitalismo, nazionalista nella retorica, neoliberale nell’economia, tecnocratico nella gestione della società.
Elon Musk ha detto pubblicamente che "solo l’AfD può salvare la Germania", utilizzando X per dare visibilità ad Alice Weidel e alla comunicazione del partito. Peter Thiel, figura centrale della nuova destra tecnologica americana e cofondatore di Palantir, ha manifestato a sua volta simpatia per l’AfD.
Non è necessario ricorrere a facili etichette per comprendere la portata di questo fenomeno. Ma il termine “tecnofascismo”, pone una domanda che merita di essere presa sul serio, cosa accade quando il nazionalismo identitario incontra la concentrazione privata di dati, algoritmi, capitale e capacità tecnologica?
La domanda politica del nostro tempo potrebbe essere proprio questa, chi controllerà gli algoritmi controllerà anche la narrazione; chi controllerà la narrazione condizionerà il consenso; e chi controllerà il consenso potrà trasformare la democrazia in una semplice interfaccia del potere economico.
Il problema, dunque, non è soltanto l’AfD.
È il modello di società che potrebbe emergere dall’incontro tra nazionalismo, capitalismo tecnologico e concentrazione oligarchica del potere.
Una società nella quale lo Stato torna ad essere muscolare per controllare i confini, ma si fa minimalista davanti ai giganti del capitale.
E forse è proprio questo il paradosso più grande, la nuova destra potrebbe non voler abolire il potere dello Stato. Potrebbe volerlo utilizzare per ciò che serve, lasciando tutto il resto nelle mani di chi possiede capitale, tecnologia e algoritmi.
Il nazionalismo del XXI secolo rischia così di diventare una cosa molto diversa da quello del Novecento, identitario nei simboli, globale nei capitali e digitale negli strumenti di controllo.
E questa, più che una semplice svolta della destra europea, è una trasformazione della stessa idea di democrazia.
Gianfrancesco Caputo
Consigliere Nazionale Partito Socialista Italiano