03/04/2026
La presentazione del libro Napoli Est. Una storia di violenza ambientale ha registrato una buona partecipazione con circa 50 persone intervenute ed ha centrato in pieno lo scopo dell’evento, ossia fornire uno strumento utile per l’organizzazione delle lotte ambientali.
In un tempo relativamente breve, gli interventi si sono succeduti serrati, con una notevole intensità.
Dopo una veloce panoramica storica che ha mostrato l’evoluzione economica e sociale (zona agricola-sviluppo industriale-deindustrializzazione) di una delle aree più popolate (la VI municipalità conta più di 105mila abitanti), si è passati alla considerazione delle variabili di contesto di maggiore interesse per la valutazione di azioni di lotta contro la devastazione ambientale.
Sono stati evidenziati gli elementi che sovvertono il pensiero comune nella facile classificazione di cosa sia centro e cosa sia periferia.
In primo luogo, parlare di periferia in una città come Napoli che ha una estensione limitata, significa ritenere tali, anche aree che distano pochi chilometri dal centro.
In secondo luogo, motivo a mio avviso politicamente più rilevante, ciò che viene chiamato periferia acquisisce spesso un ruolo rilevante nel funzionamento dell’economia di saccheggio del capitale.
Così, nel caso di Napoli Est, bisogna constatare che in questa area avviene la movimentazione del 70% dei prodotti energetici di tutto il meridione.
In sostanza, aree come Napoli Est, vivono una duplice dimensione: da una parte sono centro (snodo centrale) per l’estrazione di plusvalore (o di tutto ciò che serve ad accorciare quel ciclo che Marx chiama rotazione del capitale); dall’altro sono periferia (margine su cui scaricare i costi sociali e ambientali), destinata a sopravvivere in assenza di qualsiasi contropartita in termini di servizi e condizioni di vivibilità (in ciò venendo meno anche qualsiasi possibilità di porsi in una logica “contrattuale” per ottenere compensazioni).
Viene anche sottolineato come il modello di sviluppo sia diverso rispetto a quello del passato incentrato sull’industrializzazione, la quale, pur in presenza di esternalità ambientali negative, produceva, quantomeno, un impatto in termini di creazione di posti di lavoro.
Nel susseguirsi dei vari interventi di attivisti ambientali, Comitati, cittadini, emerge una sorta di paradigma che accomuna da Est a Ovest, gli aspetti attraverso cui si manifesta la vampirizzazione del capitale in termini sociali ed ambientali:
1) Quartieri lasciati a sé stessi, con carenza di basilari servizi pubblici
2) Difficoltà di conoscenza delle ricadute in termini di salute pubblica (non vengono ad esempio forniti i dati epidemiologici)
3) Latitanza del potere pubblico. Interessante, a tal proposito, l’accenno veloce fatto dal presidente della municipalità Fucito, circa il fatto che la spesa pubblica non è…pubblica (funzionalità della stessa alle esigenze esclusive del capitale)
A fronte di questo contesto, quali sono le maggiori difficoltà che incontrano i soggetti collettivi coinvolti nella lotta?
1) Si avvertono fortemente i limiti della frammentarietà delle singole vertenze
2) Ci si interroga su quali forme organizzative siano più adatte per portare avanti una posizione conflittuale, in tempi in cui sono venuti meno i soggetti che tradizionalmente avrebbero fatto da catalizzatori (partiti e sindacati)
Mie brevissime considerazioni su questo punto finale.
La ricerca di forme organizzative idonee ad agire nel cuore del conflitto sociale ed ambientale col capitale, su scala territoriale, deve porsi come obiettivo la costruzione di pratiche di lotta che vadano ad incidere sulla realtà materiale.
Cosa significa in questo caso incidere sulla realtà materiale?
Significa avere la capacità di porsi come ostacolo alla realizzazione delle finalità dei soggetti responsabili della devastazione ambientale dettata dalle logiche di estrazione di plusvalore, sia direttamente (le imprese) che indirettamente (istituzioni pubbliche).
La peculiarità della lotta territoriale è uno scenario gravido di difficoltà (non può riprodursi nello schema classico del conflitto capitale-lavoro) ma nello stesso tempo fortemente stimolante (Potere al Popolo! ha tutte le caratteristiche – dimensione politica non disgiunta dalle pratiche sociali, trasversalismo nelle lotte) di giocare un ruolo importante.
Riferimenti bibliografici
Napoli Est. Una storia di violenza ambientale, Valerio Caruso, Walter Molinaro, Michela Romano, Elisabetta Rota, Giorgia Scognamiglio, Monitor edizioni, 120 pagine