19/06/2026
Rispondiamo al “clippino” del consigliere Fabrizio Comini relativo a un punto del Consiglio comunale tenutosi lunedì.
Fa sorridere leggere alcune ricostruzioni dei fatti, perché quando una vicenda viene raccontata in modo parziale o impreciso, nel tentativo di portare acqua al proprio mulino, il rischio è quello di confondere i cittadini anziché informarli.
La realtà è molto più semplice: qualche ora prima del Consiglio comunale del 25/05/2026, il consigliere Comini ha presentato un ordine del giorno, testualmente “per impegnare l’ente ad adottare la delibera di adesione alla rottamazione quinquies”, ovvero, in parole semplici, per consentire la rottamazione delle cartelle esattoriali relative a IMU e TARI.
In quella sede, l’Amministrazione comunale ha comunicato che l’ordine del giorno sarebbe stato discusso in una successiva seduta consiliare, quella dedicata all’approvazione del rendiconto, la cui convocazione è stata rinviata per ben due volte a seguito delle dimissioni di due consiglieri del gruppo San Genesio Futura, rendendo necessario il ripristino del plenum consiliare. Per questo motivo non si rendeva necessario reiterare l’informazione.
Come richiesto nell’ordine del giorno presentato, è stata predisposta la relativa delibera, corredata dei necessari pareri. La maggioranza ha quindi deliberato di non aderire alla rottamazione quinquies, respingendo l’ordine del giorno del gruppo San Genesio Futura, non per chissà quale motivo nascosto, ma per una questione di principio e di equità: un debito è un debito e, quando dovuto, deve essere pagato.
Diversamente, il messaggio che si rischierebbe di trasmettere sarebbe paradossale: chi ha sempre rispettato le scadenze, chi ha fatto sacrifici e ha pagato regolarmente, alla fine si troverebbe penalizzato rispetto a chi non lo ha fatto. E questo non sarebbe corretto nei confronti della maggioranza dei cittadini che hanno sempre agito nel rispetto delle regole.
Diverso è il caso della rateizzazione delle sanzioni approvata in precedenza: in quel caso non si trattava di cancellare somme dovute né di fare un favore a qualcuno. Si trattava semplicemente di permettere a chi si trovava in difficoltà di regolarizzare la propria posizione attraverso una dilazione dei pagamenti, mantenendo fermo il principio che quanto dovuto restasse comunque da versare.
La differenza dovrebbe essere chiara a tutti: una cosa è aiutare un cittadino a mettersi in regola, un’altra è cancellare un debito.
Per questo, prima di pronunciare la solita frase fatta e parlare di “amici degli amici”, sarebbe opportuno spiegare ai cittadini la differenza tra una scelta amministrativa responsabile e una proposta che avrebbe potuto creare una disparità nei confronti di chi ha sempre fatto il proprio dovere.
Seguendo la stessa logica delle insinuazioni, si potrebbe anche chiedere chi avrebbe realmente interesse a vedere cancellate proprio IMU e TARI. Ma preferiamo lasciare le illazioni a chi le formula e limitarci ai fatti.
E i fatti, alla fine, sono molto semplici: noi continuiamo a difendere chi paga regolarmente e chi rispetta le proprie responsabilità.