30/03/2026
Il "tempo è l’esserci".
È da questa intuizione che prende forma il libro "Il figlio ostinato" della scrittrice Elisabetta Liguori, presentato al gruppo di lettura Presidio del libro di San Donato di Lecce: una riflessione narrativa su ciò che diventiamo e su come ci arriviamo.
Se il tempo coincide con il nostro essere nel mondo, allora la domanda è inevitabile: come si giunge ad essere ciò che si è? Quanto conta il DNA, quanto il contesto, e quanto invece la spinta - quasi necessaria - a opporsi, a reagire a ciò che ci va stretto?
È dentro questo interrogativo che si muove Aniello, protagonista del romanzo, alla ricerca di una risposta che non è mai definitiva ma continuamente costruita nel tempo.
Intorno a lui si intrecciano le vite di Alfredo, Agostino e delle donne della sua famiglia: figure decisive, motore silenzioso di quel lento cambiamento che attraversa quasi un secolo di storia, dalla fine dell’Ottocento alla seconda metà del Novecento.
Ne nasce una trama ampia, una vera e propria ragnatela di eventi e relazioni che, partendo da un piccolo centro, Specchia, nel Salento, si allarga alla regione, alla nazione - in un passaggio storico cruciale - fino a sfiorare il mondo.
La vicenda individuale si fonde così con la Storia, restituendo il senso profondo di un’esistenza che si costruisce sempre in relazione.
Il linguaggio è limpido, attraversato da intercalari che lo radicano nel territorio e da una sottile tensione filosofica che accompagna il racconto senza appesantirlo.
Un romanzo che interroga il tempo per raccontare la vita. E che, nel farlo, lascia al lettore qualcosa che continua a "suonare", quasi un'arietta fischettata, anche dopo l’ultima pagina.
Clara Russo