27/02/2026
Hanno paura.
Il No al referendum sulla giustizia m***a in tutti i sondaggi e vigliaccamente si preparano a far saltare il banco.
E quindi depositano una legge truffa per provare a vincere a tavolino le prossime elezioni.
Scritta e pensata da loro, senza nessun coinvolgimento delle opposizioni.
1. Aboliscono i collegi uninominali, che erano uno strumento per avvicinare l’eletto all’elettore. E lo fanno soprattutto perché in tutte le simulazioni al centrosud ci sarebbe stato un evidente cappotto del campo progressista sulla destra.
2. Lasciano le liste bloccate: una garanzia soprattutto per la Lega. Niente altri casi Vannacci e soprattutto uno stop chiaro ad altre leadership possibili. Continuerà a comandare Salvini anche nella prossima legislatura.
3. Introducono un premio di maggioranza esorbitante che può arrivare fino al 60 per cento dei seggi. Non è governabilità ma dittatura della maggioranza.
4. Se nessuna delle coalizioni supera il 40 per cento si va al ballottaggio. E chi vince prende tutto.
5. L’effetto pratico è che la maggioranza si elegge da sola il Capo dello Stato, i giudici della Corte Costituzionale, i membri laici del CSM e le altre nomine principali che spettano al Parlamento. Tutte le figure di garanzia saranno sottoposte nei fatti all’esecutivo.
6. Il leader della coalizione viene indicato all’atto del deposito del programma. Si delinea un premierato surrettizio che indebolisce le prerogative del Presidente della Repubblica. Un golpe bianco, senza dover modificare la Costituzione.
A un anno dalle elezioni le regole del gioco non si dovrebbero cambiare mai.
E se si decide di farlo, andrebbero quantomeno scritte insieme.
Chi in passato ha fatto le stesse scelte ha perso le elezioni.
Per quel che mi riguarda ho sempre contrastato questa impostazione, perché delineava la fine del regime parlamentare e metteva il Governo sopra l’autonomia camere.
Resto affezionato alle parole di Piero Calamandrei, padre costituente: quando si parla di riforme costituzionali e di legge elettorale, quando in gioco ci sono le regole condivise della democrazia, i banchi del governo dovrebbero essere vuoti.
Anche questa volta la destra ha mostrato il suo volto peggiore: vogliono restare attaccati al potere e impedire, per via legislativa, un’alternativa possibile.
Noi abbiamo il dovere di rispondere uniti a questo colpo di mano.
E continuare a parlare delle cose che interessano ai cittadini: i salari, il costo della vita, il lavoro stabile, un fisco equo, la sanità e la scuola pubblica.
Quelle di cui Meloni non si occupa.
Per lei il problema non è mai stato governare, ma comandare.
A pochi giorni dal Referendum la destra ha oggettivamente paura.
E chi ha paura diventa pericoloso.