24/07/2021
..."Mira, mira: ecco il barone
per cui là giù si vicita Galizia"
Dante, Paradiso, XXV vv.17-18
Tra i Dodici Apostoli di Vespiolla ben conservato è il ritratto di San Giacomo Maggiore.
Lo sconosciuto Maestro di Vespiolla ha conferito al viso di questo santo i tratti di un uomo poco incline agli agi e alle comodità. La barba è folta, la capigliatura non curata è a stento contenuta dal copricapo. Possiamo aggiungere che il nostro pittore se lo immaginava come un uomo dal carattere socievole e pronto al dialogo. L’indole aperta e comunicativa si rivela nel sorriso rassicurante e nell'amichevole saluto accennato dal dito che discosta il cappello dalla fronte mentre l’altra mano trattiene il bastone. Così troviamo sia il bastone sia il cappello a cui probabilmente era appesa una conchiglia che non si vede più, inghiottita dalle lacune dell'affresco; sono i tre elementi distintivi di San Giacomo Maggiore, il santo dei pellegrini. Il viaggio oltremare a Gerusalemme compiuto dai palmieri che dalla Terra Santa riportavano la palma, quello diretto alla Città Eterna dai Romei lungo la Via Francigena( Ass."La Via Francigena di Sigerico " di Ivrea (TO)) o proprio il cammino di Santiago di Compostella, dove la tradizione vuole che siano state ritrovate le spoglie del nostro santo, erano pratiche fondamentali del Cristianesimo medievale, a cui si sottoponevano per devozione e testimonianza di fede religiosi e laici di ogni estrazione. Ed il ricordo di queste antiche usanze si è conservato in vari modi.
In primo luogo gli affreschi che decorano gli edifici medievali e le opere dei pittori del tempo costituiscono una testimonianza fondamentale e immediata. Inoltre, si possono leggere i resoconti degli antichi viaggiatori che riportano le tappe e le distanze percorse, come quello del vescovo Sigerico di Canterbury del 990.
Grazie alle carte degli archivi veniamo a sapere che, a causa del flusso continuo dei viaggiatori, città e campagne si dotavano di strutture atte all'accoglienza materiale e spirituale dei viandanti. Ad Ivrea nel XIV secolo operavano ben dieci ospedali e tra questi i cosiddetti xenodochii, espressamente dedicati ai pellegrini. Lungo le vie di comunicazione principali, le cosiddette stratae o viae publicae, sorgevano complessi religiosi molto importanti come la Pieve di San Lorenzo (Octava Paesaggi Di Storia) a Settimo Vittone che era sita presso una mansio, una stazione di posta di origine romana. Altre erano costruite su vie di minore importanza, ma anch’esse risultano dedicate alle cure dei viandanti e dei pellegrini, come la chiesa di Santo Stefano del Priorato a Candia Canavese(Amici chiesa di Santo Stefano di Candia). Difficile è ovviamente ricostruire con precisione il reticolo di strade percorse dai viaggiatori del tempo. Molto incerte ma di sicuro suggestive sono le tracce che si possono cogliere nei nomi dei luoghi. Uno tra tutti il monte Ramiasca, situato tra Baldissero, Torre Canavese e San Giovanni dei Boschi. Lo studioso Giandomenico Serra (Locana 1885 – Napoli 1958), nel saggio del 1927 dedicato alle vie romane e romee nel territorio canavesano, collega il nome Ramiasca all’aggettivo rameriasca che assegnato a via le avrebbe conferito il significato di "via che va, si congiunge alla romea", ovvero una strada battuta dai pellegrini diretti a Roma.
Questi viaggiatori percorrevano cammini e sentieri il cui tracciato è in parte sconosciuto, sostavano presso ospizi e cenobi e tra una tappa e l'altra si fermavano presso le piccole chiese di campagna. Il loro transito è continuato per secoli imprimendosi nel nome dei luoghi, come se questo gravoso incedere avesse inciso la geografia del territorio e avesse assegnato un nome evocativo a strade, monti e località. Al passaggio secolare di moltitudini di pellegrini uniamo il segno lasciato da uno di loro che con un graffito registrava il proprio nome sulle pareti di un edificio per ricordare il suo ingresso in una chiesa. Come gli affreschi, le cronache e i documenti del tempo, così anche questi segni sono giunti fino a noi.
Quando verrete a visitare la Ca****la di Vespiolla, raggiungerete l’abside e, sulla destra, troverete il sorriso di San Giacomo. Dopo aver oltrepassato l’arco santo e osservato lo sguardo dei XII Apostoli, vi troverete davanti il viso bonario di San Pietro, munito di cospicue chiavi. Sotto il risvolto del mantello rosso, sulla tonaca nera, troverete inciso il classico motto del viandante "HIC FUIT EGO" o “HIC FUIT ESO” (qui sono stato io o qui è stato Eso) ed una probabilissima ma incerta datazione, MCCCCLXIII (1463) o MCCCCLXVIII (1468) oppure MCCCCLVIII (1458).
Il segno di un visitatore in una piccola ma antica chiesa di campagna, non lontana da un monte nei pressi di una strada romea sono i piccoli e grandi richiami di un passato ormai remoto, ma che vogliamo proporvi nel giorno dedicato a San Giacomo, il santo dei pellegrini.
La mappa è tratta da https://www.openstreetmap.org/ =15/45.4039/7.7476&layers=C
Cavaglià Giorgio, Contributi sulla Romanità nel territorio di Eporedia, Caluso 1998
Perotti Antonella, La via francigena in Canavese, Santhià 1998
Serra Gian Domenico, Le Vie Romane e romee del Canavese, in Scritti sul Canavese, Cuorgnè 1993
Vignono Ilo, I dieci ospedali di Ivrea, Ivrea 1964