25/08/2022
Gentilissima Elena Leonardi,
comprendiamo il rammarico per il polverone sollevato da Chiara Ferragni sull’applicazione della legge 194 nella nostra regione.
Al contempo, però, fatichiamo a comprendere la mancata rivendicazione di una politica ostativa e illiberale da voi sbandierata a più riprese e messa prontamente in atto dalla giunta regionale.
Ferragni non ha bisogno di portare atti, perché il lavoro l’avete fatto benissimo voi.
Atto primo: il mancato recepimento delle linee guida ministeriali sulla pillola RU486, comunemente nota come pillola abortiva.
In tutte le strutture marchigiane la somministrazione RU486 non è consentita, e ogni donna che vuole ricorrere all’ivg è costretta all’ospedalizzazione e all’intervento chirurgico, con tutto ciò che ne consegue (trasferimenti, ricovero, riduzione dell’interruzione entro i 49 giorni di gestazione, contro i 63 della RU486).
Quindi sì, l’aborto farmacologico nelle Marche è negato. E l’avete negato voi.
Una pietra pesante su una situazione già di per sé critica: oltre il 70% dei medici operanti nelle strutture marchigiane è obiettore, tant’è che gli ospedali di Ancona e Ascoli Piceno sono costretti a esternalizzare il servizio, stipulando convenzioni, rispettivamente, con Villa Igea e Aied. Una percentuale che schizza al 100% nell’ospedale di Fermo: se una donna volesse interrompere una gravidanza nella provincia di Fermo, non troverebbe un medico disposto a farlo.
L’accusa non è quindi infondata, la situazione è ben peggiore di quanto portato alla ribalta da Chiara Ferragni.
E, se questa è una critica che fa male, una soluzione c’è: recepire le direttive ministeriali, per rendere l’aborto un pieno diritto e non un percorso a ostacoli che lede la dignità delle donne e di un Paese intero.