02/12/2025
Pubblichiamo una lettera inviata in gazzetta in merito alla mancata accensione del teleriscaldamento per l’inverno 2025-2026 a San Benedetto Po.
Gentile Direttore,
risale all’ultimo Consiglio comunale del 10 novembre 2025 la notizia che ha fatto “raffreddare” non pochi animi: l’impianto di teleriscaldamento di San Benedetto Po quest'anno non verrà acceso.
Motivo? Un incendio avvenuto la scorsa estate e una compagnia assicurativa che, come spesso accade, ci pensa con calma. Nel frattempo, la società che gestisce l’impianto — la Agrienergia San Benedetto Po — ha deciso di non muovere un dito finché non riceverà risposte e, naturalmente, fondi dall’assicurazione per riparare l’impianto.
Il risultato è semplice quanto deprimente: l’impianto è fermo e gli edifici pubblici, quali scuole, municipio, RSA, ecc.. (oltre a settanta abitazioni private) verranno riscaldati a metano, grazie a due caldaie comunali di emergenza presenti vicino al sito del teleriscaldamento. Tradotto: addio all’energia “verde” e addio anche al credito d’imposta da 70 mila euro che lo Stato concedeva per l’uso di fonti rinnovabili. Per coprire il "buco", il Comune ha aderito alla possibilità di allungare i mutui concessa da cassa depositi e prestiti. Per fortuna, ci dicono, “senza gravare sul bilancio in corso”. Una frase che suona bene, anche se non scalda, considerando che i costi della mancata attivazione dell'impianto graveranno su tutta la comunità locale.
Qui però emerge la vera, vecchia debolezza del progetto: l’impianto è di una società privata, di cui l’amministrazione non controlla né le scelte né il consiglio d’amministrazione. In pratica, il Comune dipende da un’azienda privata per riscaldare i propri edifici pubblici e quando ciò non avviene (per "N" ragioni) deve comunque intervenire per sopperire alle mancanze della società . Chi, anni fa, ci ha preceduto in consiglio comunale e aveva previsto questo rischio purtroppo aveva ragione.
Ora le alternative sono due — come in ogni buon romanzo dell’assurdo:
1. Il Comune trova i soldi (che non ha) per acquistare l’impianto e quindi diventa proprietario e gestore dello stesso, garantendone il suo funzionamento e quindi il riscaldamento degli edifici comunali e privati allacciati con energie rinnovabili;
2. Si ripensa da capo la strategia energetica del paese.
Nel frattempo, i cittadini dovranno fare i conti con il ritorno al metano e con bollette che rischiano di gonfiarsi più delle promesse elettorali. Con il prezzo del gas in crescita e i costi di gestione che aumentano, l’inverno 2025-2026 non si preannuncia affatto “caldo” — se non per il portafoglio.
Tra hotel incompiuti, palestre da finire, impianti sportivi da mantenere e una RSA che chiede una manutenzione importante, viene da pensare che più che un nuovo IAT servirebbe un buon consulente finanziario.
Partito Democratico San Benedetto Po Andrea Zucca