16/03/2020
Dato che a casa dobbiamo stare, e come, anche voi avete più tempo per leggere, ho fatto qualche riflessione sulla Giustizia che qui vi rappresento e su cui, magari , mi piacerebbe avere qualche vostro commento o suggerimento:
Al fine di ottenere un miglior funzionamento della Giustizia e sul lavoro.
ristabilendo i principi di legalità e diritto si suggerisce quanto segue:
1. Separazione delle carriere dei Giudici per le Indagini Preliminari e i Pubblici Ministeri: stante la oggettiva, odierna contiguità, tra Gip e Pm per evitare commistioni di vario tipo, pur riconoscendo ai P.M. le guarentigie proprie dei Giudici: autonomia e indipendenza, è opportuno che vengano istituiti due Consigli Superiori della Magistratura, uno per i Giudici, e uno per i Pubblici Ministeri. Tale fatto anche in virtù del riconosciuto fallimento dell'attuale C.S.M. i cui consiglieri vengono eletti in seno alle correnti politicizzate della magistratura, veri e propri partiti politici. I consiglieri dei due nuovi organismi di autogoverno della magistratura verranno quindi eletti per partecipazione e sorteggio come già a suo tempo sancito nella democrazia ateniese. No quindi ai P.M. elettivi (all'americana con elezioni popolari) e no ai P.M. governativi dipendenti dal Ministro / Ministero della Giustizia, onde poter garantire la massima autonomia della magistratura.
2. Efficienza della magistratura:
Stante le continue, ripetute condanne espresse dalla Corte Europea dei Diritti Umani nei confronti del nostro Paese con risarcimenti miliardari per la lunghezza dei processi e stante le censure severamente formulate da Amnesty International per l'abuso delle manette: “durata della carcerazione preventiva anche fino a sei anni per reati di criminalità organizzata”, per garantire una maggiore efficienza della Giustizia è necessario che lo Stato stanzi maggiori e più adeguate risorse in merito. Si consideri che è dal lontano 1993 che non vengono indetti concorsi per cancellieri, segretari, coadiutori ecc., che sommati all’esodo naturale per fine rapporto e quiescenza, rallentato gravemente l’istruzione e svolgimento delle normali attività giudiziarie. Si consideri inoltre che oggi, alla Giustizia, viene destinato l’1/1,5% del bilancio dello Stato che, confrontato ad esempio con quello percepito dalla R.A.I. appare veramente irrisorio.
L'efficienza deve passare per un maggiore impegno della magistratura:
In proposito si consideri che i magistrati hanno 52 giorni di ferie annue, orbene, nonostante nei codici sia prevista la piena attività lavorativa nel giorno di sabato, ivi comprese le udienze, di fatto, nella giornata di sabato, vi è soltanto il presidio per le urgenze: arresti in flagranza, direttissime, nulla osta morti, ecc. ecc., la proposta è quella di dare piena attuazione lavorativa alla giornata di sabato, con il risultato di eliminare su base annua, circa 650.000 processi che altrimenti si prescriverebbero e che vanno a gravare sulle spalle di quel Giudice italiano che è il dr. "armadio".
Quindi dato che i magistrati giudicanti sono 6500 x soli 10 sabati all'anno con 10 processi ogni sabato, il risultato sarebbe di 650.000 processi estinti, ovviamente il riferimento è per dei processi di rilievo primario per il cittadino e di tutela della società, come ad es. la guida in stato di ebbrezza o sotto l'influsso di sostanze stupefacenti, omicidi colposi da incidente stradale, omicidi colposi da infortuni sul lavoro, lesioni volontarie ecc. ecc. Sarebbero esclusi altresì processi complicati di danno (es. autista che guida in stato di ebrezza travolgendo 3 ciclisti e cagionandone la morte).
Ulteriore suggerimento volto a snellire e rendere più efficiente la Giustizia sia civile che penale, eliminandone l’attuale intasamento, passa per l’introduzione di riti alternativi o mediante la depenalizzazione di alcuni reati, ovvero tramutando la condanna in lavori socialmente utili, come già applicato dal Giudice di Pace. In proposito stante gli oltre 2.000.000 di processi esperiti nel 2011 si suggerisce l’ampliamento delle competenze del Giudice di Pace che ha dato prova di efficienza e rapidità.
Si consideri quindi l’introduzione, nei procedimenti per i maggiorenni, di riti tipici del processo penale minorile, cioè l'irrilevanza del fatto e la cosiddetta messa alla prova. Quale esempio, si consideri l’ipotesi di un maggiorenne che ha commesso un reato inferiore ai 4 anni, il Giudice fissa un progetto di recupero con delle prescrizioni precise, come l'assistenza ai drogati, agli anziani, il soccorso nelle aree terremotate onde recuperare il soggetto sotto il profilo sociale ma anche ottimizzando i costi a favore della collettività.
3. Riforma dell'Articolo 112 della Costituzione che prevede l’obbligatorietà dell'azione penale, cosa questa che vincola il Giudice ad esperire l'azione giudiziaria nei tre gradi di giudizio anche in presenza di reati di minimo disvalore, altresì procedibili d'ufficio. Quale esempio si consideri la guida senza patente che oggi, con l’obbligatorietà dell’azione penale, impegna il Giudice ad istruire un procedimento che si protrarrà, presumibilmente, nei tre gradi giudizio previsti, con enorme dispiego di energie e risorse, mentre questo reato potrebbe essere semplicemente sanzionabile con un ammenda di valore 1000/2000 euro senza dover finire davanti al Giudice.
4. Abuso delle manette: introduzione della cauzione al posto dell’arresto, cosa questa che eviterebbe aggravi di costi e sovraffollamento delle carceri, evitando così le ben note e su richiamate condanne del Governo italiano da parte della CEDU Corte Europea dei Diritti Umani.
5. Introduzione del giudizio immediato per i reati la cui prova è certa "smoking gun".
6. Responsabilità civile dei magistrati laddove vi sia dolo e colpa grave.
7. Durata dei processi nei tre gradi di giudizio di massimo 6 anni: pacchetto Severino, con precisa attenzione e vigilanza da parte della sezione disciplinare del CSM sul rispetto dei termini relativi al deposito delle sentenza per evitare, quale esempio, il caso clamoroso di EDI Pinatto, che ha depositato la sentenza dopo 8,5 anni.
I capi degli uffici che hanno l'obbligo di vigilanza siano anch'essi responsabili.
Suggerimenti per una seria riforma del lavoro.
E' necessario snellire e rendere più controllato tutto il suo sistema di regole che oggi ci penalizza fortemente rispetto ad altri paesi; senza considerare poi che il tutto è aggravato dalla lentezza e farraginosità di tutto il sistema giudiziario, e di quello civilistico in particolare, che rende aleatoria ogni azione volta a tutelare e dare certezze.
Nell'ambito lavoristico questo porta da un lato a non tutelare adeguatamente i lavoratori di fronte ad eventuali abusi, dall’altro a non dare certezze alle aziende in tema di tempi e costi delle cause di lavoro.
Il problema del contenzioso del lavoro consiste principalmente nell’avere un corpo legislativo alquanto caotico.
Altro aspetto problematico, forse ancora più rilevante, è rappresentato dal fatto che ogni giudice può scrivere la propria sentenza (ed anche stabilire le proprie regole processuali) senza sentirsi minimamente vincolato dalle precedenti decisioni della Corte di Cassazione e molto spesso neppure della Corte di Giustizia europea.
Quindi innanzitutto occorre:
A) SEMPLIFICARE: creare un "Codice del Lavoro" con pochi articoli ma chiaro e con semplici regole. In questo modo si eliminerebbero tutte le varie leggi vigenti spesso di difficile interpretazione e come tali foriere di incertezze.
B) INCENTIVARE LE IMPRESE: prevedere incentivi per le imprese che assumono e al contempo ridurre la pressione fiscale e contributiva in modo che le imprese possano ridurre i loro costi con conseguente recupero del potere d’acquisto degli stipendi; e nel caso di aziende in crisi prevedere incentivi e/o sgravi fiscali per quelle che cedono i contratti di lavoro ad altre aziende nonché per quest’ultime che assumono i dipendenti.
C) RIDURRE IL TASSO DI DISOCCUPAZIONE GIOVANILE: incentivare i rapporti di lavoro autonomo all'interno delle imprese prevedendo che questi rapporti siano comunque caratterizzati dalla continuità della prestazione e con l’apporto che l’organizzazione imprenditoriale può offrire. In questo modo il lavoratore vedrebbe rivalutata la propria professionalità e riceverebbe gratificazione dal proprio lavoro attraverso assunzione di responsabilità maggiori e attraverso una maggiore redditività della propria prestazione mentre il datore di lavoro vedrebbe realizzata un’impresa flessibile fondata su personale altamente motivato. Si potrebbe migliorare anche l’apprendistato, anticipando l’intervento formativo nelle fasi scolastiche e legando il finanziamento a favore dell’impresa una volta che l’azienda stessa proceda all’assunzione dello studente.
D) CREARE UN ALBO PER IL LAVORO SVOLTO DA EXTRACOMUNITARI: un problema attuale è dato dalla manodopera “extracomunitaria”; nell'albo apposito albo possono ve**re iscritti specifici enti, abilitati dallo Stato, per l’ingresso e la successiva collocazione dei lavoratori extracomunitari presso le proprie aziende. In tal modo, ci sarebbe una governabilità del flusso di extracomunitari e si riuscirebbe a dare una risposta immediata agli imprenditori che cercano specifici profili professionali, oltre che una semplificazione amministrativa ed un risparmio di oneri a carico dello Stato.
D1) CREARE UN ALBO DI ESPERTI IN IMMIGRAZIONE COME PROPOSTO DA MIGRAZONE
Con al creazione di un Albo di specialisti in immigrazione, certificati e formati dovere, riconosciuto come valido supporto dalle Autorità e dal Ministero dell'Interno, si faciliterebbero le operazione dei migranti nel nostro Paese per validi motivi quali previsti dall'attuale normativa e si spazzerebbero via da questo mercato tutti gli sciacalli che speculano su queste persone garantendo e facilitando così l'operato delle forze dell'ordine preposte.
E) MODIFICARE LA DISCIPLINA DEI LICENZIAMENTI COLLETTIVI: riducendo le tempistiche e limitando il confronto con le organizzazioni sindacali ad unico momento finale, con la possibilità di ricorrere, in caso di mancato accordo, ad appositi organi territoriali la cui decisione sarebbe insindacabile. Le riduzioni di organico derivanti da licenziamenti collettivi per crisi aziendali e di settore sono infatti le più drammatiche per l’occupazione e per le persone, eppure oggi sono di fatto quasi le meno tutelate. Occorre quindi potenziare gli ammortizzatori sociali, gli strumenti di reinserimento per aiutare le persone in difficoltà e per supportare i periodi di transizione da un lavoro all’altro.
F) MODIFICARE L'ART. 18 STATUTO DEI LAVORATORI: eliminare la reintegrazione come unico rimedio al licenziamento ingiustificato e prevedere in sostituzione il pagamento di una somma a titolo di risarcimento del danno che deve essere determinata anche nel massimo. Certo questa modifica non inciderebbe sulla garanzia del posto del lavoro ma certamente favorirebbe la produttività aziendale, eviterebbe in via “preventiva” il formarsi di sacche di inefficienza. Dalla parte dei lavoratori andrebbero però rafforzati gli strumenti di assistenza e di ricollocazione e previste forme integrative di indennità di disoccupazione.
F) CIRCOSCRIVERE I POTERI "INTERPRETATIVI" DEL GIUDICE : lasciare cioè alle parti la facoltà di “specificare” i concetti ed i casi di risoluzione del rapporto di lavoro a cui il Giudice del lavoro dovrebbe attenere in caso di contenzioso, lasciare alle parti del rapporto di lavoro di determinare, in via autonoma, a certe condizioni le “regole del gioco”, intese come “specificazione vincolante” delle norme generali troppo spesso lasciate alla interpretazione del Giudice (penso alla giusta causa, al giustificato motivo).
a cura del Cav. Franco Antonio Pinardi
Presidente del Tribunale Arbitrale TAILS
Segretario generale:
Confederazione Unitaria Giudici Italiani Tributari –C.U.G.I.T.
Confederazione Giudici di Pace – C.G.d.P.