02/06/2026
🇮🇹 Festa della Repubblica – 2 giugno 2026 – Saluzzo. Le parole del sindaco Demaria e dell'attivista Fatima Zahra El Maliani 🇮🇹
Il Comune di Saluzzo oggi, 2 giugno 2026, ha organizzato le celebrazioni ufficiali per la Festa della Repubblica, nell’ottantesimo anniversario del nostro Stato repubblicano, nato con il Referendum del 1946.
Il programma si è aperto con l’intitolazione del giardino di via Matteo Olivero (subito sotto San Bernardino) alle “Madri costituenti”, un tributo alle 21 donne che furono elette nell’assemblea costituente per scrivere la Carta fondamentale della nuova repubblica.
I loro 21 nomi sono stati letti da studentesse delle scuole di Saluzzo.
Scoperto anche il nuovo cartello dell’opera “Il sentiero della Costituzione”, inaugurata nella stessa area verde il 2 giugno 2018, formata da 12 rulli trasparenti rotanti su cui sono riportati i 12 principi fondamentali della Costituzione. L’installazione, voluta dall'associazione saluzzese "Giorgio Biandrata", era stata realizzata degli artisti Lorenzo Griotti e Alessandro Midulla.
In corteo, con in testa la banda della Città di Saluzzo, le autorità civili e militari e i tanti saluzzesi intervenuti hanno raggiunto la spettacolare Salita al Castello per l’intervento del sindaco Franco Demaria, per l’orazione civile dell’attivista torinese e Cavaliere al Merito della Repubblica Fatima Zahra El Maliani e per la consegna della Costituzione ai neo diciottenni della città.
Il sindaco Demaria, fra i vari concetti, ha legato i momenti delle celebrazioni: «Il referendum del 2-3 giugno 1946 fu una svolta radicale. Chi la determinò? Le donne, che andarono ai seggi in massa, disciplinate ed emozionate, consapevoli che quella scheda elettorale era la chiave d’accesso alla loro libertà ed emancipazione. La parità dei sessi in Italia è nata esattamente li e c’è ancora tanto da fare».
Si è rivolto direttamente alle giovani e ai giovani: «Tenete la Costituzione sulla scrivania, leggetela. Lì capirete perché sono così importanti la libertà e la democrazia. Scegliete se volete essere sudditi o cittadini. Affezionatevi alla politica, non quella delle urla e degli insulti, la bella politica. Quella interpretata da donne e uomini, anche giovani come voi, che vogliono il bene del proprio Paese e del mondo. Il futuro è vostro. Siete voi che saprete proiettare questo 2 giugno verso un futuro migliore, più giusto e più fiero dei propri valori».
Intenso il discorso di Fatima Zahra El Maliani che ha poi anche dialogato dal palco con alcune studentesse. Ha riportato anche episodi intimi che hanno commosso il pubblico: «Mia mamma è venuta dal Marocco nel 2002. Poco dopo l’abbiamo raggiunta mia sorella e io. Lei lavorava tantissimo, tre impieghi, dormiva 4 ore a notte. Vedevo la sua fatica, mi arrabbiavo, dicevo che non era giusto. Con profonda pace lei mi rassicurava sempre. “Fatima non devi mai dimenticarti di fare due cose: chiederti chi sei e allenare il tuo senso di sazietà”. Portando la mia mamma qui con me oggi, voglio donarvi quello che lei ha dato a me».
«Chiedetevi chi siete e sappiate da dove venite. Non parlo solo di geografia, ma anche dei pensieri e delle sfide da cui arrivate. Dalle scommesse e dai sacrifici. Dalla costituzione dei valori che le vostre famiglie cercano di trasmettervi. Poi chiedetevi il loro senso. Ricostruite e riconoscete cosa vi ha portato ad essere dove vi trovate e crescete nella consapevolezza che in molti casi sono state coincidenze, non sicurezze. Poi, chiedetevi anche chi siete negli incontri che fate tutti i giorni, anche quelli semplici e all’apparenza irrilevanti. Chiedetevi il perché delle scelte che fate quotidianamente, anche quelle piccole. Poi costruite la versione migliore di voi, quella di cui andate fieri. Infine, importantissimo, nel chiedervi chi siete ricordate di ogni piccolo dettaglio. Nella memoria vive la responsabilità».
«La sazietà di cui mi parlava mamma, invece, è un concetto diverso che si sposa perfettamente con il primo. Mi diceva sempre: “Impara a essere sazia Fatima, grata per quello che hai, perché è tutto ciò di cui hai bisogno. Non avere più fame di quanto chiede il tuo stomaco. Se ti avanza qualcosa, vuol dire che stai custodendo una cosa non tua. Allora, assicurati di darla a chi spetta”. Mamma voleva che avessi una fame di giustizia infinita, ma voleva che non combattessi solo per la mia. Voleva che, nel caso fossi nella posizione di poterlo fare e quindi metaforicamente sazia, lottassi anche per chi non lo era e che mi assicurassi, quindi, che anche la loro giustizia fosse fatta. Lei parlava della mia vita con consigli da madre a figlia. Se riesco anche io con la stessa forza, cura e speranza, vorrei fosse una piccola restituzione che faccio a voi oggi».
La conclusione rivolta ai coetanei: «Guardate le vostre complessità. Non siamo persone semplici. Ascoltatele e provate a capirle, perché il nostro stomaco ha la capienza giusta per farlo. Poi, guardate e cercatele in chi ha uno stomaco un po’ più timido, meno rumoroso. Urlate per loro perché lo state facendo anche per voi. Non abbiate paura di scrivere la pagina nuova: la penna è qui e le parole anche. Oggi. Domani non lo possiamo sapere. Proteggiamo come fosse la cosa più preziosa quel diritto conquistato 80 anni fa e lottiamo per tutti gli stomaci».