02/07/2026
Ho letto con attenzione l'articolo della testata giornalistica dedicato alle recenti dimissioni di Giovannella Licari dalla segreteria provinciale del Partito Democratico. Devo dire che il contenuto non mi ha sorpreso.
Al di là delle valutazioni che legittimamente appartengono all'analisi giornalistica, ritengo che il quadro descritto rappresenti una situazione che molti iscritti, amministratori e dirigenti del Partito Democratico trapanese percepiscono da tempo. Proprio per questo sento il dovere di offrire un contributo di riflessione che mi auguro possa arricchire il dibattito politico.
Nell'articolo si parla della fine di un'unità costruita con il congresso provinciale dello scorso anno. A mio avviso però, il punto è un altro: quella unità non si è mai realmente realizzata. Già nella fase congressuale una parte consistente del partito decise di non partecipare al percorso, contestando il metodo con cui si stava costruendo la nuova classe dirigente. Non si trattava di una contrapposizione personale, ma della convinzione che quel processo fosse maggiormente orientato alla ricerca di equilibri interni che alla costruzione di una leadership realmente condivisa, autorevole e capace di rappresentare tutte le sensibilità del Partito Democratico. Molti di noi ebbero la sensazione che prevalesse una logica più vicina al “divide et impera “che a quella di una comunità politica chiamata a ricomporsi attorno a un progetto comune. Una strategia che forse poteva apparire utile nell'immediato per consolidare alcuni equilibri, ma che nel tempo ha mostrato tutti i suoi limiti alimentando distanze anziché favorire partecipazione e condivisione.
Per questa ragione credo che queste dimissioni non aprano una crisi politica: semmai certificano una crisi che esiste da tempo e che oggi emerge con maggiore evidenza. Le difficoltà che il Partito Democratico vive nella nostra provincia non sono nate nelle ultime settimane, ma affondano le proprie radici in una fase congressuale che non è riuscita a produrre quella sintesi politica che molti auspicavano.
Questa riflessione ritengo non possa essere separata da ciò che sta accadendo nel Partito Democratico siciliano. Anche a livello regionale infatti, è evidente una profonda distanza politica tra la segreteria e una parte significativa del gruppo parlamentare all’ARS. È una condizione che dovrebbe interrogare tutti perché il rischio è quello di arrivare impreparati a un appuntamento fondamentale come le prossime elezioni regionali, nelle quali il Partito Democratico sarà chiamato a dimostrare non solo di essere competitivo, ma anche di essere credibile come forza di governo alternativa. Considerare dunque quanto accade a Trapani, come un episodio isolato, sarebbe un errore. È piuttosto il segnale di una difficoltà più ampia che investe il partito a più livelli e che richiede una riflessione seria e coraggiosa. Il pluralismo interno non dovrebbe essere considerato un problema da gestire, ma una risorsa da valorizzare. Solo così sarà possibile ricostruire quel clima di fiducia e di partecipazione che costituisce la vera forza di una comunità politica.
Il mio auspicio è che questa fase venga affrontata senza rimuovere i problemi e senza cedere alla tentazione di ridurre tutto a vicende personali.
Giuseppe Gandolfo
Segretario del Circolo del Partito Democratico di Salemi