Gruppo di lettura “Ali di carta”

Gruppo di lettura “Ali di carta” Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Gruppo di lettura “Ali di carta”, Biblioteca, Via A. Vuillerminaz, 7, Saint-Vincent.

Il Gruppo di lettura “Ali di carta” della Biblioteca “Primo Levi” di Saint-Vincent (AO) è nato il 23 gennaio 2018 da un gruppo di appassionati di libri che è cresciuto nel tempo.

Dopo la pausa natalizia ci siamo ritrovati alla fine di gennaio per parlare de “La biblioteca dei giusti consigli” di Sa...
25/02/2026

Dopo la pausa natalizia ci siamo ritrovati alla fine di gennaio per parlare de “La biblioteca dei giusti consigli” di Sara Nisha Adams.

In generale sono piaciute le figure dei due personaggi principali che hanno coinvolto e ispirato tenerezza e partecipazione; i personaggi secondari, apparentemente marginali, sono in realtà collegati alla "lista di lettura", che funge da vero filo conduttore della storia. A questo proposito è stato notato come il titolo italiano risulti fuorviante rispetto all'originale ("La lista di lettura"), che sarebbe stato più rispondente alla costruzione del testo e avrebbe restituito al personaggio di Naima la sua centralità. Il romanzo è stato riconosciuto come un libro sui libri, sulla letteratura e sul valore della lettura. Diversi partecipanti hanno sottolineato il potere terapeutico dei libri, capaci di aiutare a evadere dalla realtà ma anche di offrire chiavi di lettura per comprendere le proprie emozioni. L'idea della biblioterapia e la rappresentazione dell'amicizia intergenerazionale sono state particolarmente apprezzate, così come il messaggio che "c'è sempre un libro o qualcuno che può aiutarci a trovare la strada". E’ stata riconosciuta la capacità dell’autrice di essere delicata nel descrivere dolori quali il lutto e l’abbandono e di suscitare nel lettore emozioni intense, dalla frustrazione alla rabbia, dalle risate alla speranza, alimentata da un lieto fine amaro ma capace di aprire al futuro.
L'ambientazione londinese e la presenza della comunità indiana proveniente dal Kenya sono stati ritenuti elementi distintivi che hanno arricchito la narrazione. Alcuni hanno trovato interessante l'immersione nella cultura, soprattutto culinaria, degli immigrati in Inghilterra, e il senso di comunità da questi ricreato in una terra lontana dalle loro origini.
Diversi sono stati anche i punti critici rilevati: un romanzo troppo lungo, con molte parti noiose peggiorate da un ritmo narrativo mediamente lento e dalla presenza di alcuni personaggi secondari ritenuti superflui e confusivi. Sono mancate, inoltre, alcune spiegazioni sulla cultura, soprattutto culinaria, della comunità indiana che hanno ulteriormente affaticato la lettura e che potevano essere facilmente risolte con note o glossario al fondo. E’ stato sottolineato, inoltre, come nel caso non si conoscessero i libri citati, diventava più difficile cogliere parallelismi e riferimenti alle vicende dei due protagonisti. In generale, anche chi ne ha apprezzato altri aspetti, ha ritenuto che la scrittura non fosse all’altezza dell’idea narrativa alla base dell’opera.
Il gruppo di lettura s ritroverà lunedì 23 febbraio alle 20.45 per parlare di Guida il tuo carro sulle ossa dei morti di Olga Tokarczuk.

Lunedì 27 ottobre 2025 ci siamo confrontati sul libro “La donna degli alberi” di Lorenzo Marone, restituendone un quadro...
23/11/2025

Lunedì 27 ottobre 2025 ci siamo confrontati sul libro “La donna degli alberi” di Lorenzo Marone, restituendone un quadro caratterizzato da molti contrasti.
Un libro intimista, con pagine meravigliose sulla solitudine e la solidarietà, con una potente protagonista che mentre semina alberi pianta cose dentro di sé, costruisce il suo nuovo futuro ed il suo nuovo sentire, fa nascere e nasce a sua volta aiutata dalla guaritrice e dalle altre figure che incontra, personaggi che rispecchiano il suo intimo sentire.
Un libro forse bello ma faticoso, in cui domina la natura, l’unica descritta con attenzione, amica, nemica, specchio, nell’evolversi delle stagioni, dell’evoluzione della protagonista. Un finale interlocutorio, difficile, la sua scelta è una scelta davvero autonoma e indipendente? Oppure ha molto combattuto per avere una autonomia che è solo una conferma della fuga? Dove l’ha davvero portata tutta questa fatica?
Un libro di solidarietà tra figure femminili, in cui l’uomo è un elemento perturbatore.
Un libro in cui tutti i personaggi sono senza storia e la cui presenza sembra giustificata solo dalla loro utilità alla narrazione, all’economia della storia.
Un libro noioso, dal linguaggio articolato, con troppe coordinate e aggettivi affastellati, senza dialoghi, con frasi evocative che si perdono in pagine troppo involute, con una storia costruita ad arte per corrispondere al canonico “gente che si rifugia in montagna per ritrovarsi” e che strizza l’occhio forse troppo furbescamente alla sensibilità femminile.
Un libro troppo astratto, con personaggi senza nome, in cui non si capisce il come e il perché, in cui si salva solo la cornice, il contesto, la montagna mentre la protagonista sembra poco capace di prendere davvero le distanze da se’ stessa.
Un libro emotivo, travolgente, che tocca corde profonde, che rinvia a quella necessità radicata in ognuno di noi di sentire e di sentirsi.
Un libro sorprendente e forse deludente per chi già conosceva l’autore e si aspettava qualcosa di molto diverso.
Un libro che sapeva di montagna e quindi di casa.
Un libro che sembra un po’ una favola, animali compresi.
Un libro che ha richiesto molto impegno alla lettura non per tutti adeguatamente ripagato.

“[…].è la natura biologica della bestia che ha plasmato la struttura sociale della civiltà più che il contrario.” La sci...
29/09/2025

“[…].è la natura biologica della bestia che ha plasmato la struttura sociale della civiltà più che il contrario.” La scimmia nuda, Desmond Morris

Lunedì 25 agosto ci siamo ritrovati per parlare de “Il più grande uomo scimmia del Pleistocene” di Roy Lewis, proposto da Naike.

La sintesi delle opinioni del gruppo potrebbe essere “un libro che promette più di quello che mantiene… almeno alla prima lettura!”
Moltissimi, infatti, hanno segnalato come dalla prefazione e dalla prima parte si aspettassero un testo decisamente più divertente mentre questa cifra umoristica, ad un certo punto, sembra scemare. A mano a mano che la storia procede, infatti, sembrano prevalere componenti descrittive e ve**re meno l’ironia, cosa che ha scoraggiato alcuni dal portare a termine la lettura; c’è anche chi si è interrogato sulla possibile perdita di battute e giochi di parole causata dalla traduzione e chi ha sottolineato come anche l’umorismo sia figlio dei tempi in cui il testo è stato scritto e forse un po’ lontano dalla sensibilità attuale. Il testo, nel suo insieme, risulta così un po’ scollegato anche se l’uso del linguaggio, i capitoli corti e le descrizioni ben fatte rendono piacevole la lettura.
Ci sono aspetti che sono stati molto apprezzati, in particolar modo il meccanismo dell’allegoria e dell’anacronismo che permette a noi esseri umani di oggi di vederci allo specchio e di riconoscere comportamenti che forse da sempre ci caratterizzano. Le parti sulla scoperta dell’amore e delle dinamiche familiari connesse (per esempio il rapporto suocero-nuora), le discussioni tra il protagonista e Zio Vania, tra chi ha lo sguardo rivolto al progresso e chi di questo progresso ha paura pur apprezzandone i benefici, restituiscono scenari di cui è facile trovare il corrispettivo nel nostro quotidiano targato 2025.
Moltissime sono state le riflessioni stimolate dal testo: l’intelligenza artificiale oggi non è una scoperta dirompente e divisiva come quella del fuoco ieri? Quanto si rischia, rincorrendo le scoperte, di perdere di vista l’integrità, i desideri delle persone? Siamo almeno un po’ cambiati oppure siamo sempre gli stessi caratterizzati da conflitti generazionali, maschilismo, paura e fascinazione del futuro e divisi tra la voglia di condivisione delle scoperte ed il desiderio del profitto e del potere che da queste possono derivare? Forse ad un certo punto il libro è meno divertente perché racconta di noi, delle nostre contraddizioni e zone buie e si passa a ridere amaro e poi a non ridere più. Non a caso più di un partecipante ha parlato di un testo stratificato, che merita forse più di una lettura per cogliere davvero tutti gli spunti che può offrire.

Lunedì 28 luglio 2025 ci siamo ritrovati per confrontarci sul “Miss Bee e il ca****re in biblioteca” di Alessia Gazzola....
20/08/2025

Lunedì 28 luglio 2025 ci siamo ritrovati per confrontarci sul “Miss Bee e il ca****re in biblioteca” di Alessia Gazzola.

In tema perfetto con la stagione delle vacanze, il libro è stato spesso definito “un libro da ombrellone” nel senso di fresco, piacevole, di facile lettura e di sicuro intrattenimento. Andiamo a dettagliare nello specifico cosa è piaciuto, e cosa no, di questa proposta di lettura.
Il testo ha una sua dinamicità che avvince il lettore e nasconde, qui e là, interessanti spunti di riflessione; più che di un giallo sembra trattarsi di un romanzo rosa con atmosfere da Downtown Abbey e trame alla Bridgerton. E’ stato apprezzato il personaggio principale, nel suo mix di intraprendenza e ingenuità, ma anche gli altri risultano interessanti, specie quelli maschili, ben caratterizzati e promettenti, soprattutto considerato che questo è il primo romanzo di una serie.
A questo proposito va segnalato che più lettrici hanno evidenziato la sensazione di leggere un romanzo con dei vuoti, degli incompiuti come se fosse la prima parte di un’opera più grande più che una vera e propria storia a se’ stante.
Tra gli aspetti meno graditi, infatti, c’è stata questa sensazione di elementi della trama e di personaggi (ad esempio Octavia o la sorella minore della protagonista) che restano sospesi, non adeguatamente spiegati né inseriti in maniera significativa ed organica nello svolgersi della vicenda; chi legge rimane così in parte disorientato e forse deluso rispetto al coinvolgimento provato nella lettura di altri lavori della stessa autrice. Altre note critiche sono state riservate alla collocazione storica non sfruttata a dovere, nemmeno come cornice degli eventi, e mal restituita da un linguaggio ritenuto spesso troppo moderno rispetto all’epoca in cui si svolge la vicenda.
Infine c’è chi proprio ha mal tollerato questa atmosfera un po’ zuccherosa da batticuore adolescenziale trovando molto arduo procedere nella lettura di quello che si presentava comunque come un giallo, almeno a giudicare dal titolo, un omaggio forse un po’ pretenzioso ad Agatha Christie.
Le lettrici che hanno già letto anche gli altri romanzi della serie hanno riferito comunque di una piacevole evoluzione in termini di struttura del racconto, delineazione del contesto e crescita dei personaggi che rendono tutta la serie dedicata a Miss Bee una lettura gradevole e distensiva, particolarmente indicata sia per chi comincia o ricomincia a leggere dopo un lungo stop, sia per chi gradisce intervallare, con testi leggeri ma ben scritti, le abituali letture più impegnative e poderose.

L’appuntamento con il gruppo di lettura si rinnova lunedì 25 agosto alle 20.45 con Il più grande uomo scimmia del Pleistocene di Roy Lewis.

Lunedì 30 giugno 2025 il gruppo si è ritrovato per parlare del libro “L’invenzione di Eva” di Alessandro Barbaglia, prop...
21/07/2025

Lunedì 30 giugno 2025 il gruppo si è ritrovato per parlare del libro “L’invenzione di Eva” di Alessandro Barbaglia, proposto dalla nostra Mirna.

Si tratta di un testo che racconta stralci della vita di Hedy Lamarr all’interno di un racconto cha fa da cornice, ed è proprio su questa sua doppia natura che si sono concentrate molte delle osservazioni dei partecipanti. Accanto a chi ha apprezzato lo sfasamento temporale tra il tempo della biografia ed il tempo del racconto, c’è chi non ha gradito questa modalità narrativa che non ha saputo dare il giusto respiro né alla biografia né al racconto stesso. La scelta dell’io narrante, inoltre, ha generato dubbi sulle vicende letterarie esposte: si tratta di qualcosa del tutto inventato o viene raccontata, magari mascherata, la reale esperienza dello scrittore?
Grande sorpresa ha destato la storia di Hedy Lamarr sia per chi la conosceva solo come attrice, sia per chi la conosceva come inventrice, sia per chi non conosceva affatto questa donna avveniristica, in anticipo sui tempi non solo per le sue invenzioni ma anche per il suo modo di vivere la vita. La sua storia ha stimolato interessanti riflessioni sugli stereotipi culturali e generazionali, sulla libertà negata, concessa o riconosciuta quando si tratta di persone che escono dai codici socioculturali del loro tempo, sulla bellezza che può essere un asso nella manica o una trappola che ingabbia in un ruolo predefinito.
Tra gli aspetti più criticati del libro c’è la voce narrante ritenuta eccessivamente giudicante e prolissa nelle sue considerazioni e pesante nelle modalità con cui approccia il tema della sessualità femminile. Questa invadenza ha addirittura precluso a qualcuno la possibilità di terminare il libro. Altro limite riconosciuto quello relativo al mancato approfondimento dei personaggi secondari che vengono rappresentati solo per accenni funzionali al racconto dipanato dall’io narrante. Una maggior profondità nella descrizione, ad esempio del personaggio della madre, avrebbe sicuramente contribuito a restituire senso e spessore alla dinamica complessiva della narrazione, chiarendone alcuni snodi.
Nell’insieme, comunque, un libro che ha avuto il merito di muovere molte considerazioni di ampio respiro, di far conoscere la storia di Hedy Lamarr e di far incontrare nella lettura un autore non noto al gruppo.

Il nostro appuntamento si rinnova lunedì 28 luglio 2025 alle 20.45, sia in presenza sia online, con “Miss Bee e il ca****re in biblioteca” di Alessia Gazzola, proposto da Fabienne

domani è il giorno dell’incontro del GdL. Siete prontə a commentare il libro del mese che ha proposto la nostra Mirna? V...
29/06/2025

domani è il giorno dell’incontro del GdL. Siete prontə a commentare il libro del mese che ha proposto la nostra Mirna? Vi aspettiamo online (questo mese!). Ciaoooo

Il 26 maggio 2025 il gruppo di lettura si è riunito per discutere del romanzo di *Diego De Silva “I titoli di coda di un...
29/06/2025

Il 26 maggio 2025 il gruppo di lettura si è riunito per discutere del romanzo di *Diego De Silva “I titoli di coda di una vita insieme”*

Se alcuni lettori hanno amato questo libro, riconoscendosi nei personaggi e nei fatti narrati, altri invece hanno trovato la trama irrealistica e non sono riusciti ad empatizzare con i protagonisti. Coloro che lo hanno apprezzato hanno sottolineato come l'autore sia capace di mettere su carta con una precisione chirurgica i sentimenti di chi affronta un divorzio, con tutto il carico di dolore, rimpianti e accuse reciproche che porta con sé. L'escamotage di passare da un protagonista all'altro nel susseguirsi dei capitoli ha fornito la possibilità di osservare i punti di vista di entrambi i personaggi, ma ha anche donato estrema dinamicità al racconto stesso.
Qualcuno ha fatto notare che i titoli di coda di un film sono quella parte della pellicola che nessuno guarda attentamente e metterli al centro della narrazione, raccontando il finale di una storia d'amore è stato molto significativo: nei titoli di coda di un film scorrono migliaia di nomi mentre in quelli di una vita insieme a fluire sono gli avvenimenti, passati forse sotto traccia, che hanno condotto la coppia fino a quel momento fatale, che ne ha sancito la fine.
Da alcuni è stato evidenziato come alla fine di un grande amore sia necessario un grande divorzio, che non può essere esente da piccole crudeltà gratuite, ma che comunque ha la possibilità di non essere eccessivamente brutale, perché a volte ciò che rimane è a sua volta prezioso, va custodito con cura, sebbene abbia in sé sia i momenti positivi che quelli negativi che vivere una lunga relazione comporta.
Il tema del romanzo ha messo in difficoltà qualcuno dei partecipanti, che sentendosi a tratti troppo coinvolti dalla trama, hanno fatto fatica a distaccarsi dalla storia, identificandosi con l'uno o l'altro dei protagonisti e sentendosi feriti, quasi trascinati in mezzo al diverbio tra i due. C'è stato infatti chi si è identificato in Alice, conscia di dover dare un taglio alla relazione, che sente la necessità di approfondire, scavare, riesumare parti del passato, per meglio comprendere cosa è andato storto e chi si è rivisto in Fosco, che invece vorrebbe che le cose restassero come sono, che non sente la necessità di mettersi in opposizione, che ha paura del cambiamento e del futuro.
Molti lettori hanno anche apprezzato lo stile dell'autore, trovandolo elegante e capace sia di far ridere che di far piangere; alcuni invece lo hanno definito pretenzioso, compiaciuto, un po' autoreferenziale.
Tra quelli che hanno apprezzato meno questo libro c'è chi lo ha trovato poco credibile e poco aderente alla realtà di come i matrimoni finiscono e chi ha sottolineato come i personaggi siano stereotipati: Alice è incapace di mantenere il controllo delle sue emozioni, ha costantemente bisogno di sviscerare tutti i fatti, non è capace di andare oltre le piccole mancanze e porta un rancore che accumula dentro di sé; Fosco invece si sottrae vigliaccamente quando si tratta di affrontare le proprie emozioni, rifugge il dialogo, preferisce una pace fatta di silenzi che una comunicazione efficace che passi anche dallo scontro, si lascia trascinare dagli eventi.
Chi già conosceva lo scrittore ha ritrovato in questo romanzo temi già precedentemente trattati, con alcune dinamiche ripetute e con una tendenza a proporre finali non sempre riusciti, difetto che molti lettori, anche tra chi ha apprezzato questo libro, hanno riscontrato.
Anche questa volta le diverse sensibilità dei partecipanti hanno condotto ad una discussione coinvolgente, in grado di mettere in luce la complessità del testo, con ulteriori livelli di lettura che hanno permesso di approfondire i temi emersi.

Prossimo appuntamento lunedì 30 giugno con “L'invenzione di Eva” di Alessandro Barbaglia.

Il 28 aprile il gruppo di lettura si è riunito per discutere del romanzo di Ólafur Ólaffson “Sotto la pioggia gentile”.I...
18/05/2025

Il 28 aprile il gruppo di lettura si è riunito per discutere del romanzo di Ólafur Ólaffson “Sotto la pioggia gentile”.

Il libro di questo mese ha diviso i lettori tra chi lo ha amato e chi lo ha trovato un po' fatuo, come se gli mancasse qualcosa che lo rendesse memorabile.
Tra i tratti più apprezzati troviamo lo stile dell'autore che rende il romanzo gradevole da leggere, così come la capacità di Ólaffson di far muovere i suoi personaggi tra passato e presente con una fluidità rara. Molto gradita è stata anche la descrizione delle varie culture che si incontrano e si influenzano in questa storia, con un accento particolare sull'uso degli Haiku, le note poesie giapponesi, che donano una lettura più approfondita degli avvenimenti. Altra caratteristica colta con piacere è stata l'inaspettata ibridazione tra letteratura nordica, con i suoi silenzi che dicono tutto, le sue ambientazioni spoglie e una natura che è sempre un po' matrigna, e la letteratura giapponese, spesso giocata sui non detti, su una formalità che soffoca, su tradizioni antiche e usanze così profondamente radicate da sembrare quasi anacronistiche ai nostri occhi occidentali.
Chi ha valutato positivamente il testo ha sottolineato come il viaggio del protagonista Kristófer sia un modo per sconfiggere la vecchiaia e la malattia che lo assediano, un atto forse egoista, ma che è necessario affinché egli possa continuare a vivere senza più avere rimpianti, smettendo di farsi domande su un passato remoto che ha però condizionato tutta la sua vita, impedendogli, forse, di essere davvero felice e di sviluppare l'abilità di capire e supportare coloro che lo amavano.
Proprio questa mancanza di empatia del protagonista lo ha reso inviso ai detrattori, che lo hanno trovato troppo concentrato su sé stesso, tanto da porre in secondo piano le esigenze di chiunque altro, scegliendo di mettersi in viaggio in un periodo storico come quello della pandemia da COVID-19 senza pensare alle conseguenze. Alcuni lettori hanno notato che praticamente ogni personaggio di questo racconto crede di sapere cosa è meglio per gli altri mentre fa scelte molto discutibili per sé e che l'incomunicabilità è il vero nemico in questo romanzo, poiché rende i rapporti tra le persone fragili e soggetti a incomprensioni.
Anche il colpo di scena finale ha diviso i partecipanti: alcuni lo hanno trovato un geniale escamotage capace di dare un significato diverso al passato e una spinta verso un futuro migliore per i protagonisti, mentre per altri ha dato un'accelerazione al racconto che però si è poi chiuso troppo in fretta, rendendo quasi monco l'epilogo del romanzo.
Ha poi molto colpito i lettori ve**re a conoscenza del tema degli Hibakusha, ovvero i sopravvissuti alla tragedia dei bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki, che sono stati discriminati e isolati dai loro stessi compatrioti per paura che potessero trasmettere e tramandare ai discendenti le conseguenze dell'esposizione alle radiazioni.
Come sempre il dialogo tra i lettori ha evidenziato punti di vista diversi, ma capaci di accrescere la comprensione delle diverse sfaccettature del testo, rendendo l'incontro un'imperdibile occasione di confronto e arricchimento.

Prossimo appuntamento lunedì 26 maggio con “I titoli di coda di una vita insieme” di Diego De Silva.

“Se la luce è il primo amore della vita, l'amore non è forse la luce del cuore?” Honoré de BalzacCi sono libri che sono ...
23/04/2025

“Se la luce è il primo amore della vita, l'amore non è forse la luce del cuore?” Honoré de Balzac

Ci sono libri che sono in qualche modo imperscrutabili e quindi o ci cadiamo dentro vittime di una malia non evidente oppure li troviamo respingenti, inutilmente faticosi, piatti. In questa categoria rientra il romanzo di cui il gruppo ha parlato nell’ultimo incontro: “La vita degli animali” di Audur Ava Olafsdottir.

Ci sono stati pochi mezzi termini nel raccontare questo testo: in generale o lo si è apprezzato molto oppure per nulla.
Cominciamo dagli elementi positivi che sono stati portati dai membri del gruppo soddisfatti della loro lettura. Si tratta di un testo delicato, divertente in cui considerazioni molto profonde vengono tessute di ironia sottile, dove il perdersi, come la protagonista, dentro gli scritti della zia diventa il nostro perdersi nel libro, il nostro inseguire i pensieri sulla vita e la sua fine, sulla luce e sul buio, su quello che ci accomuna e quello che ci distingue, nel bene e nel male, dagli animali. Per qualcuno la vera protagonista, quella intorno alla quale gira la storia, è la zia, una donna intraprendente, ricca di interessi, che tesse la vita aiutando piccoli esseri umani a ve**re la mondo e vestendoli con micro abiti sferruzzati per loro, capace di andare in viaggio in Galles in tempi in cui l’Islanda era molto più remota di oggi. I pensieri e gli scritti della zia, che la nipote cerca di organizzare, diventano forse un modo attraverso cui la nipote stessa mette ordine nella sua vita, rinnova la sua casa, si apre a nuove esperienze, anche se questi passaggi sembrano secondari rispetto al cuore del romanzo che resta questa grande e in qualche modo inesauribile riflessione sul nostro senso e il nostro perché. Alcuni hanno apprezzato il contesto familiare, questa stirpe di ostetriche imparentata con gli impresari di pompe funebri, questo contesto inevitabilmente imbricato con la morte, la vita, le sue trasformazioni e le sue tempeste (vere e figurate, la sorella della protagonista è meteorologa).
E cosa ci ha raccontato chi non l’ha apprezzato per niente? Il primo problema, quello più evidente, è la mancanza di una vera storia. Succedono poche cose e sempre a margine: il nucleo centrale sono gli scritti della zia, via via sempre più sconnessi e difficili da inquadrare. Non ci sono azioni e nemmeno le emozioni della protagonista che sembra assorbita dal suo compito di compilatrice e poco interessata a quello che realmente le accade intorno, al punto che sfugge il senso ed il ruolo degli altri personaggi che compaiono peraltro con corrispondenze quasi forzate (si parla di luce e c’è un elettricista, c’è la tempesta e c’è la sorella esperta…). Molto faticosa la costruzione del romanzo e faticoso anche il linguaggio che, pur suggestivo in singoli passaggi, a volte è ostico, con interpunzioni non lineari e disorientanti. Un testo che sicuramente stimola molte riflessioni come potrebbe un saggio o una qualunque raccolta di pensieri ma che non porta con sé la dote principale di un romanzo, cioè quella di coinvolgere con una storia ricca e ben raccontata.
Infine c’è stato chi si è detto sorpreso da questo romanzo che, pur nello stile della scrittrice in generale molto attenta alle vicende piccole e grandi del quotidiano da cui parte per raccontare le trasformazioni dei protagonisti , risulta particolarmente filosofico e rarefatto, quasi onirico.
Un romanzo, in sintesi, fatto principalmente di pensieri che accompagnano il lettore in un viaggio, che è il viaggio di ognuno di noi, tra il miracolo della nascita ed il mistero della morte.

Il nostro appuntamento si rinnova lunedì 28 aprile 2025 alle 20.45 con *”Sotto la pioggia gentile”* di Olafur Olafsson.

Vi aspettiamo numeros* e con la voglia di confrontarci. A lunedì
22/04/2025

Vi aspettiamo numeros* e con la voglia di confrontarci. A lunedì

“l’unica cosa che mi sembra sicura è che il corpo e la mente delle persone ricevono e trasmettono molte più informazioni...
19/03/2025

“l’unica cosa che mi sembra sicura è che il corpo e la mente delle persone ricevono e trasmettono molte più informazioni di quanto le persone stesse non pensino.” Banana Yoshimoto “Il corpo sa tutto”.

Può un libro non entusiasmare nessuno eppure rendere i lettori contenti di averlo letto? E’ quello che è successo lunedì 24 febbraio 2025 quando ci siamo ritrovati per parlare di “Persone Normali” di Sally Rooney.

La maggior parte dei lettori intervenuti non ha apprezzato il testo e moltissimi sono stati i commenti di segno negativo: “un libro inutile, che non ha lasciato nulla, pieno di cliché molto frequenti nei romanzi di oggi (dettagli piccanti, abusi), un racconto di incomunicabilità come altri”. Alcuni hanno sottolineato come la scrittrice parli di una generazione molto distante dalla loro e questo forse ha aumentato il senso di estraneità per una gioventù che, pur affrontando sfide simili a quelle affrontate da ognuno di noi a suo tempo, lo fa con modalità diverse, di grande chiusura reciproca, difficili da capire.
Nonostante questo impatto quasi tutti hanno sottolineato la soddisfazione per averlo letto e evidenziato i diversi aspetti da cui sono stati colpiti. Innanzitutto lo stile cinematografico, una specie di sceneggiatura dal ritmo lento con poche descrizioni di contesto e l’attenzione, invece, a fatti minimi; i la descrizione, così aderente al reale, delle relazioni segnate dall’incomunicabilità tra i giovani e con gli adulti con dinamiche ben riconoscibili a scuola, nelle famiglie, nelle coppie, nelle persone che non riescono a entrare in relazione con se’ stesse; infine la dolorosa descrizione di una società preoccupata dell’immagine dove sono la paura e il bisogno dell’intimità vengono vissuti in maniera sempre più esasperata.
Un libro, quindi, che riesce a descrivere in maniera magari non avvincente, ma realistica, il passaggio dall’adolescenza alla giovane età adulta quando si ha la possibilità di cambiare contesto, di uscire dalle dinamiche, dai gruppi conosciuti ed andare a sperimentarsi, a reinventarsi in nuovi contesti che contribuiranno alla strutturazione e alla trasformazione di parti di sé. In questo contesto di faticosa crescita in cui il giusto e lo sbagliato si mescolano e si definiscono in base ai contesti, gli adulti non sono nella maggior parte dei casi né di supporto né di esempio: tra personaggi disfunzionali, assenti, violenti o bugiardi emerge la figura di Lorraine, capace di calore, amore e sacrificio ma anche di omertà sulla paternità di suo figlio.
In sintesi si può dire che questo testo che ha smosso interessanti riflessioni su un periodo della vita che tutti abbiamo attraversato con maggiore o minore facilità e di cui adesso, a distanza, possiamo ridimensionare i drammi e le fatiche sapendo di esserne, in qualche modo, usciti più adulti.

Appuntamento a lunedì 31 marzo alle 20.45 con “La vita degli animali” di Audur Ava Olafsdottir.

Indirizzo

Via A. Vuillerminaz, 7
Saint-Vincent
11027

Sito Web

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