Gruppo di lettura “Ali di carta”

Gruppo di lettura “Ali di carta” Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Gruppo di lettura “Ali di carta”, Biblioteca, Via A. Vuillerminaz, 7, Saint-Vincent.

Il Gruppo di lettura “Ali di carta” della Biblioteca “Primo Levi” di Saint-Vincent (AO) è nato il 23 gennaio 2018 da un gruppo di appassionati di libri che è cresciuto nel tempo.

13/09/2026
Lunedì 27 luglio 2026 il gruppo di lettura si è riunito, in presenza e on line, per discutere insieme di “Abbiamo sempre...
13/09/2026

Lunedì 27 luglio 2026 il gruppo di lettura si è riunito, in presenza e on line, per discutere insieme di
“Abbiamo sempre vissuto nel castello” di Shirley Jackson.

Il gruppo ha avuto reazioni molto diverse nei confronti del romanzo. Molti lettori hanno apprezzato l'atmosfera inquietante, ambigua, ipnotica e coinvolgente, la scrittura evocativa e il carattere fortemente cinematografico della narrazione. Particolarmente interessante è stato il tema dell'isolamento delle sorelle Blackwood, del rapporto conflittuale tra individuo e comunità e quello della malattia mentale, filtrata attraverso il punto di vista Merricat. Il fatto che il libro sia scritto in prima persona proprio dal punto di vista di Merricat, un personaggio disturbato e inaffidabile sul piano della lettura della realtà, è stato ritenuto un elemento che obbliga chi legge ad interrogarsi rendendo interessante la lettura. D’altra parte, proprio questa scelta contribuisce a lasciare alcuni sviluppi di trama sospesi e porta ad un finale che risulta suggestivo ma anche straniante e privo di senso.
I personaggi hanno suscitato reazioni contrastanti: Constance è stata generalmente vista come una figura materna e protettiva, mentre Merricat ha affascinato alcuni per la sua complessità ma ha infastidito altri per la sua crudeltà e incapacità di assumersi le proprie responsabilità. Molto riusciti sul piano letterario sono stati giudicati anche Charles, un antagonista immediatamente antipatico, e lo zio Julian, considerato da alcuni una sorta di personaggio "jolly", capace di intuizioni importanti. Ci sono state delle riflessioni sulla salute mentale di Constance (è una persona sana o solo meno malata della sorella?) e sui comportamenti degli abitanti del villaggio soprattutto in occasione dell’incendio, un episodio che ha generato, in alcuni lettori, sentimenti di compassione e protezione nei confronti delle due sorelle.
Chi ha apprezzato il libro ne ha sottolineato la tensione psicologica, l'ambiguità tra realtà e fantasia e la capacità di raccontare l'orrore nella quotidianità. Chi invece lo ha trovato faticoso e a volte indigesto ha evidenziato una trama poco coinvolgente, un ritmo lento o macchinoso e un finale insoddisfacente. Alcuni lettori si aspettavano inoltre un horror più tradizionale e hanno trovato il romanzo distante dalle convenzioni del genere.
Molte parole sono state spese per condividere riflessioni sulla casa quale rifugio e luogo di identità personale e familiare che può diventare prigione, luogo di conflitti anche insanabili, culla di violenza. Altro tema che è ritornato è stato quello della cattiveria di alcuni personaggi, della comunità ma anche di quella che cova, in qualche angolo nascosto, in ognuno di noi.
Quasi tutto il gruppo ha concordato sul fatto che, indipendentemente dal giudizio positivo o meno sull’opera, si tratta di un libro che trasmette un forte senso di ambiguità, di confusione tra realtà e fantasia che lascia lettore con una serie di domande senza risposta.
Visto il ritardo con cui viene pubblicata questa sintesi, ci diamo appuntamento per il 28 settembre con Virdimura di Simona Lo Iacono.

Ci sono libri che colpiscono per la loro qualità letteraria, la prosa, la costruzione, la profondità e libri che diventa...
28/07/2026

Ci sono libri che colpiscono per la loro qualità letteraria, la prosa, la costruzione, la profondità e libri che diventano importanti per le riflessioni che stimolano, per gli argomenti che sollevano, per gli scrigni di memoria che aprono: forse, per il nostro gruppo di lettura, il libro del mese di maggio appartiene perlopiù a questa seconda categoria.

“La strada giovane” di Antonio Albanese, oggetto del nostro incontro del 25 maggio 2026 è un romanzo che, pur apprezzato da alcuni, ha lasciato perplessi diversi membri del gruppo di lettura ma ha permesso di parlare e di confrontarsi su alcune storie individuali inerenti le vicende italiane della Seconda guerra mondiale.
Cominciamo come di consueto dagli aspetti positivi riconosciuti al romanzo: il libro è stato apprezzato per la sua scorrevolezza, data da una scrittura semplice e accessibile che permette una lettura veloce e comunque coinvolgente. Il percorso di Nino lungo la pen*sola è arricchito da descrizioni evocative, capaci di restituire atmosfere, paesaggi e sensazioni con cui il lettore viene accompagnato a partecipare non solo agli eventi ma anche al mondo interiore del protagonista. Tutto questo concorre a farci conoscere questo ragazzo che cerca di restare fedele ai valori trasmessi dalla famiglia, anche quando la sopravvivenza lo costringe a scelte difficili, in un contesto in cui il giusto e lo sbagliato si confondono e diventa difficile distinguere tra amici e nemici.
Alcuni hanno apprezzato la scelta di affrontare un tema così drammatico con un testo breve caratterizzato da una sorta di “leggerezza”, condita occasionalmente di ironia, che contribuisce a rendere il libro adatto a un pubblico ampio, anche scolastico, offrendo una prospettiva più intimistica e meno cruda rispetto ad altri testi sullo stesso periodo.
Tuttavia, proprio questa leggerezza rappresenta anche il principale limite imputato all’opera. Il romanzo è stato spesso percepito come troppo “buonista” e semplificato, incapace di restituire pienamente la realtà storica. Molti lettori hanno riscontrato una certa superficialità nella trattazione dei contenuti, con temi importanti appena accennati e poco sviluppati.
Il finale è stato l’elemento più criticato, anche da molti di coloro che hanno apprezzato il testo: è stato considerato affrettato, prevedibile e poco soddisfacente, lasciando la sensazione che il percorso emotivo e di vita del protagonista resti monco e non venga valorizzato. I personaggi secondari, anche quelli fondamentali come l’amico Lorenzo, risultano poco approfonditi, e in alcuni punti emergono incongruenze narrative che indeboliscono la coerenza del racconto e lo rendono meno incisivo rispetto ad altre opere che trattano vicende analoghe.
In conclusione dunque un romanzo banale e dimenticabile o un romanzo scorrevole e capace di coinvolgere emotivamente? Come sempre, a seconda del lettore, entrambe le cose ma, in questo caso, anche e soprattutto un romanzo che ha consentito di fare importanti riflessioni sugli IMI (Internati Militari Italiani), sulla loro storia poco conosciuta e spesso fraintesa, sul senso del ritorno a casa, sulla voglia di lasciarsi tutto alle spalle a fronte dell’indicibilità di ciò che si è visto e vissuto, con la paura di non essere creduti e la colpa di essere sopravvissuti e tornati mentre di tanti non si saprà più nulla. Ci vorrà molto tempo per riuscire a dire, a parlare, a raccontare, per loro e per tutti gli altri e le altre che hanno subito la prigionia. Forse Nino, il protagonista, ci lascia questo: l’aggrapparsi al proprio mondo affettivo, ai propri valori, anche alla propria paura per tornare a vivere senza farsi annientare dalle brutture del mondo.
Appuntamento al 29 giugno 2026 con I garbati maneggi delle signorine Devoto di Renzo Bistolfi

Lunedì 29 giugno 2026 ci siamo trovati per discutere insieme del libro “I garbati maneggi delle signorine Devoto” di Ren...
28/07/2026

Lunedì 29 giugno 2026 ci siamo trovati per discutere insieme del libro “I garbati maneggi delle signorine Devoto” di Renzo Bistolfi.
Il punto principale riscontrato da quasi tutti i lettori è stata l’analogia con i romanzi di Andrea Vitali per il tono scanzonato, il linguaggio desueto, l’ambientazione d’antan. Per alcuni questo è stato un gradevole richiamo, mentre altri lo hanno considerato un limite, giudicando il libro una sorta di imitazione mal riuscita soprattutto nella descrizione dei personaggi.
Chi ha apprezzato il testo lo ha trovato piacevole, scorrevole, di facile lettura, ideale come "libro da ombrellone", definizione ricorrente tra molti lettori; sono state molto apprezzate le descrizioni degli ambienti, capaci di evocare atmosfere, odori, usi e costumi del passato, e la ricostruzione di un mondo di provincia fatto di personaggi pittoreschi e dinamiche di vicinato, apprezzabile in senso generale per il tono umoristico e particolarmente riconoscibile per chi ha frequentato quei luoghi.
I personaggi i preferiti sono sicuramente le tre sorelle protagoniste, che sembrano un unico personaggio “tripartito” e la loro domestica. Non sono stati apprezzati, invece, i molti personaggi secondari, spesso poco sviluppati ed inseriti solo per colmare buchi di trama o dare un po’ di colore alla storia: più di un lettore ha sottolineato come l’opera avesse diverse debolezze narrative e nella caratterizzazione dei personaggi. La prima metà è stata definita lenta e confusiva, risultando per alcuni talmente inconcludente da impedire di proseguire nella lettura. Sicuramente tutti hanno concordato sul fatto che non si trattasse di un vero giallo in quanto questo aspetto risulta poco incisivo e abbastanza in secondo piano.
In sintesi, il gruppo lo ha perlopiù considerato una lettura gradevole e divertente, pur senza essere un libro particolarmente ben riuscito o un giallo particolarmente avvincente; le eccessive analogie con i libri di un altro scrittore sono state il principale rimprovero mosso al libro da parte di chi non lo ha apprezzato.
Cambio di atmosfere per il prossimo incontro del gruppo di lettura: ci ritroveremo lunedì 27 luglio per parlare di Abbiamo sempre vissuto nel castello di Shirley Jackson.

Lunedì 27 aprile ci siamo riuniti per parlare insieme di “Momenti di trascurabile felicità” di Francesco Piccolo. Molti ...
28/05/2026

Lunedì 27 aprile ci siamo riuniti per parlare insieme di “Momenti di trascurabile felicità” di Francesco Piccolo.
Molti dei lettori hanno apprezzato il testo, anche se all'inizio della lettura esso ha creato un po' di confusione poiché il susseguirsi di frasi scollegate tra loro e aneddoti estemporanei ha trasmesso una sensazione di straniamento.
La discussione tra i partecipanti è stata vivace, sono stati ripescati i vari episodi che l'autore ha descritto, suscitando risate, come quello della bottiglia di vino che gira di casa in casa, regalata a chi ospita una cena, fino a tornare nelle mani di quello che si considerava il proprietario originale, oppure quello della fidanzata lasciata perché per l'autore era impossibile sopportare il lungo tragitto e l'attesa ai passaggi a livello, sulla strada che lo conduceva a casa di lei. Il testo è stato definito più o meno da tutti - con poche eccezioni - di facile lettura, rapido e ironico, ma ha spinto i lettori a porsi domande, ad analizzare la propria idea di felicità, a domandarsi se quella dell'autore fosse autentica, a cercare punti di contatto col testo, oppure al contrario a sottolineare la distanza che ha percepito dalle esperienze riportatevi.
Chi ha apprezzato il libro ne ha amato la scrittura scorrevole, gli scorci umoristici sulla vita dell'autore, la capacità di questi di notare momenti di felicità in dettagli minuti. Molti hanno riferito di essersi visti riflessi nella narrazione, ritrovandoci un po' di se stessi, della propria quotidianità, a volte con esiti esilaranti, altri con una sensazione che ha sfiorato il fastidio.
Tra i detrattori le opinioni sono state più taglienti: alcuni hanno definito il libro banale, altri insincero, per taluni è stato poco significativo o ancora confusionario. Soprattutto però è stata contestata all'autore la sua definizione di felicità; infatti, i momenti raccontati sono stati ritenuti non aderenti al concetto espresso dal titolo.
La percezione spesso è stata di avvenimenti ordinari, narrati con eccessiva enfasi per farli sembrare interessanti, ma che alla fin fine raccontavano poco e significavano meno ancora. Qualcuno ha sottolineato il punto di vista estremamente maschile e un po' maschilista dell'autore, con aneddoti sull'occupare lo spazio come se ne fosse l'unico possessore, la noncuranza più volte riportata verso le figure femminili e la scarsa considerazione per le esigenze di queste.
Ci si è poi interrogati su come Piccolo abbia volutamente accostato il termine trascurabile a quello di felicità; può quest'ultima davvero essere trascurabile? E se sì, vale la pena raccontarla? Oppure l'unica felicità degna di nota è quella grandiosa, rara e meravigliosa che dura pochissimo, ma lascia segni indelebili nella vita di chi la sperimenta? E quella raccontata dall'autore, può definirsi felicità? Erano davvero momenti felici, quelli tra le pagine di questo libro, oppure erano un miscuglio di amara allegria, miseria umana e sarcasmo?
Quando il gruppo si è salutato una risposta definitiva a questi interrogativi e a tutte le piccole riflessioni che il testo ha scaturito ancora non c'era e forse è stato proprio questo il lascito di questo libro, che non ha convinto tutti, ma che in ognuno ha portato alla luce dubbi, ragionamenti e una necessaria introspezione.

Il prossimo appuntamento per il gruppo di lettura sarà lunedì 25 maggio, per condividere insieme analisi e valutazioni su “La strada giovane” di Antonio Albanese.

Dopo la pausa natalizia ci siamo ritrovati alla fine di gennaio per parlare de “La biblioteca dei giusti consigli” di Sa...
25/02/2026

Dopo la pausa natalizia ci siamo ritrovati alla fine di gennaio per parlare de “La biblioteca dei giusti consigli” di Sara Nisha Adams.

In generale sono piaciute le figure dei due personaggi principali che hanno coinvolto e ispirato tenerezza e partecipazione; i personaggi secondari, apparentemente marginali, sono in realtà collegati alla "lista di lettura", che funge da vero filo conduttore della storia. A questo proposito è stato notato come il titolo italiano risulti fuorviante rispetto all'originale ("La lista di lettura"), che sarebbe stato più rispondente alla costruzione del testo e avrebbe restituito al personaggio di Naima la sua centralità. Il romanzo è stato riconosciuto come un libro sui libri, sulla letteratura e sul valore della lettura. Diversi partecipanti hanno sottolineato il potere terapeutico dei libri, capaci di aiutare a evadere dalla realtà ma anche di offrire chiavi di lettura per comprendere le proprie emozioni. L'idea della biblioterapia e la rappresentazione dell'amicizia intergenerazionale sono state particolarmente apprezzate, così come il messaggio che "c'è sempre un libro o qualcuno che può aiutarci a trovare la strada". E’ stata riconosciuta la capacità dell’autrice di essere delicata nel descrivere dolori quali il lutto e l’abbandono e di suscitare nel lettore emozioni intense, dalla frustrazione alla rabbia, dalle risate alla speranza, alimentata da un lieto fine amaro ma capace di aprire al futuro.
L'ambientazione londinese e la presenza della comunità indiana proveniente dal Kenya sono stati ritenuti elementi distintivi che hanno arricchito la narrazione. Alcuni hanno trovato interessante l'immersione nella cultura, soprattutto culinaria, degli immigrati in Inghilterra, e il senso di comunità da questi ricreato in una terra lontana dalle loro origini.
Diversi sono stati anche i punti critici rilevati: un romanzo troppo lungo, con molte parti noiose peggiorate da un ritmo narrativo mediamente lento e dalla presenza di alcuni personaggi secondari ritenuti superflui e confusivi. Sono mancate, inoltre, alcune spiegazioni sulla cultura, soprattutto culinaria, della comunità indiana che hanno ulteriormente affaticato la lettura e che potevano essere facilmente risolte con note o glossario al fondo. E’ stato sottolineato, inoltre, come nel caso non si conoscessero i libri citati, diventava più difficile cogliere parallelismi e riferimenti alle vicende dei due protagonisti. In generale, anche chi ne ha apprezzato altri aspetti, ha ritenuto che la scrittura non fosse all’altezza dell’idea narrativa alla base dell’opera.
Il gruppo di lettura s ritroverà lunedì 23 febbraio alle 20.45 per parlare di Guida il tuo carro sulle ossa dei morti di Olga Tokarczuk.

Indirizzo

Via A. Vuillerminaz, 7
Saint-Vincent
11027

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