01/05/2026
Il primo maggio è il grido di chi ancora crede nel Sole dell’Avvenire, non come utopia astratta, ma come speranza concreta di un mondo in cui il lavoro smetta di essere un campo di battaglia. Non possiamo accettare che la dignità delle donne e degli uomini venga calpestata ogni giorno dal ricatto della sopravvivenza.
Lo festeggiamo per Paul Neeraj, un bracciante indiano di soli 36 anni, strappato alla vita violentemente per via dell’esposizione a sostanze chimiche nocive. Lo celebriamo per Loris Costantino, anche lui trentaseienne, precipitato da venti metri mentre puliva i capannoni dell’indotto dell’ex Ilva. Due nomi, due vite spezzate sotto il peso di un sistema di appalti e precarietà che considera l’essere umano un ingranaggio sostituibile. È un bollettino di guerra civile, una strage silenziosa che non può lasciarci indifferenti.
Ci siamo stancati di questa vecchia, tossica immagine del lavoratore che deve “sacrificarsi”. Il lavoro non deve richiedere il sacrificio del tempo, degli affetti o, peggio, della propria vita. Questa retorica del martirio serve solo a giustificare la mancanza di sicurezza e la ricerca spasmodica del profitto a scapito della pelle delle persone.
In questo scenario, il secolare conflitto tra essere umano e macchina assume oggi le sembianze dell’Intelligenza Artificiale. Il rischio della disoccupazione tecnologica e della sostituzione dei lavoratori è reale, ma il vero pericolo non risiede nel progresso scientifico, bensì nella cecità di chi detiene i mezzi di produzione.
L’IA non deve essere lo strumento per l’ennesima competizione al ribasso, ma una risorsa per incentivare la sicurezza nei luoghi ad alto rischio e aumentare l’efficienza per liberare tempo umano, non per espellere i lavoratori dal ciclo produttivo.
Riprendiamoci allora il senso del lavoro e ribaltiamo il paradigma: il lavoro è dignità e non può esistere dignità dove c’è sfruttamento o rischio costante. Il lavoro è vita; ma soprattutto, come affermava Giuseppe Di Vittorio, il lavoro è pace. E la pace si costruisce garantendo i diritti fondamentali, non attraverso la competizione al ribasso.