Bnei Anusim della Sicilia Occidentale

Bnei Anusim della Sicilia Occidentale Pagina dedicata alla memoria e alla storia dei Bnei Anusim di Sicilia, con partenza da Marsala e percorso a 360 gradi.

Raccontiamo vite, genealogie, percorsi di ritorno, tradizioni perdute e ritrovate. Uno spazio di studio, identità e comunità.

01/09/2026
Cari amici,domani, dopo mezzogiorno e fino al tardo pomeriggio, sarò prima a Cammarata e poi a Bivona, nell'ambito della...
29/06/2026

Cari amici,
domani, dopo mezzogiorno e fino al tardo pomeriggio, sarò prima a Cammarata e poi a Bivona, nell'ambito della mia ricerca sui Bnei Anusim e sulla memoria ebraica in Sicilia.
Se qualcuno desidera incontrarmi, raccontarmi una storia di famiglia, segnalarmi una persona, un documento, una tradizione o semplicemente fare due chiacchiere, sarò davvero felice di ascoltarlo.
Potete scrivermi durante la giornata all'indirizzo [email protected]. Controllerò regolarmente la posta elettronica. Chi è già stato in contatto con me ha naturalmente anche il mio numero di cellulare.
Anche se domani non riuscissimo a incontrarci, ogni contatto sarà prezioso e potrà essere ripreso nei giorni successivi.
Un caro saluto a tutti e grazie, come sempre, per l'aiuto e la collaborazione.

Le Eolie accolsero molti ebrei mazaresi perché nel 1492 appartenevano al regno di Napoli
11/06/2026

Le Eolie accolsero molti ebrei mazaresi perché nel 1492 appartenevano al regno di Napoli

Un appello ai Bnei Anusim, ai discendenti dei conversos e a tutti coloro che custodiscono una memoria familiare particol...
03/06/2026

Un appello ai Bnei Anusim, ai discendenti dei conversos e a tutti coloro che custodiscono una memoria familiare particolare

Tra pochi giorni partirò per la Sicilia per proseguire una ricerca etnografica che sto conducendo per conto di un'importante istituzione accademica e di ri cerca internazionale. Starò il Sicilia dal 15 giugno al 30 agosto)
Il mio obiettivo non è stabilire chi sia anusim (marrano) e chi non lo sia. Non è organizzare conversioni, né certificare genealogie. Il mio lavoro consiste semplicemente nell'ascoltare e nel comprendere.
In questi anni ho imparato che non esiste un solo modo di essere Bnei Anusim.
Ci sono famiglie che hanno conservato per secoli frammenti di identità nascosta, talvolta in modo consapevole, talvolta inconsapevole.
Ci sono persone che scoprono solo in età adulta che alcuni gesti tramandati dai nonni — una candela accesa il venerdì sera, il rispetto di particolari norme alimentari, il coprire gli specchi durante il lutto, l'evitare determinate pratiche religiose — potrebbero avere radici molto antiche.
Ci sono uomini e donne che non hanno ricevuto alcuna memoria esplicita, ma che, attraverso lo studio, la lettura e la ricerca, iniziano lentamente a ricomporre i frammenti di una storia familiare dimenticata.
Ci sono persone che hanno intrapreso un percorso verso l'ebraismo contemporaneo e altre che non hanno alcuna intenzione di farlo, ma desiderano comprendere meglio la propria storia.
Ci sono infine coloro che descrivono un'esperienza difficile da spiegare: una sorta di richiamo interiore, un improvviso interesse per l'ebraismo, una domanda che emerge senza sapere bene da dove provenga.
Tutte queste esperienze meritano di essere ascoltate.
La Sicilia ha conosciuto una delle più grandi presenze ebraiche del Mediterraneo. Dopo le conversioni forzate, l'espulsione e i secoli di silenzio, molte memorie si sono perdute. Altre sono sopravvissute in forme impreviste.
Se ritieni che la tua storia personale o quella della tua famiglia possa avere qualcosa da raccontare, sarò lieto di incontrarti e di ascoltarti con rispetto, riservatezza e spirito di ricerca.
Non cerco certezze assolute. Cerco storie. Perché la storia di un popolo è fatta anche delle piccole memorie custodite nelle famiglie, nei gesti, nei silenzi e nei racconti tramandati da generazioni.
Chi desidera condividere la propria esperienza può contattarmi in privato ([email protected]).

24/05/2026

Buzzitta
Cognome diffuso soprattutto nel territorio di Trapani e Marsala. La forma appare riconducibile all’arabo Bū Zayd / Buzaid (“padre di Zayd” oppure “colui che appartiene alla stirpe di Zayd”), secondo un modello onomastico ampiamente attestato nel Maghreb e nella Sicilia giudio-islamica.
Particolarmente significativa è la presenza del nome in un cippo funerario ebraico del XV secolo conservato presso il Museo Regionale “Agostino Pepoli” di Trapani. L’iscrizione, relativa a un certo Mordekhai, menziona infatti il soprannome “Buzaid”, configurando una delle più antiche attestazioni siciliane del nome.
La continuità territoriale del cognome tra Trapani e Marsala — dove ancora oggi si registrano numerosi nuclei familiari Buzzitta — suggerisce una possibile persistenza onomastica di origine giudeo-araba precedente all’espulsione degli ebrei del 1492.
Dal punto di vista linguistico il passaggio:
Buzaid → Buzzitta si spiega attraverso normali fenomeni di adattamento fonetico siciliano: raddoppiamento consonantico; vocalizzazione finale; romanizzazione del suffisso arabo.
Il cognome costituisce dunque un interessante esempio di sopravvivenza di matrice arabo-ebraica nell’onomastica della Sicilia occidentale.

C’era una volta, nella Catania del 1513, una città che da poco più di vent’anni aveva espulso i suoi ebrei ma non era ri...
17/05/2026

C’era una volta, nella Catania del 1513, una città che da poco più di vent’anni aveva espulso i suoi ebrei ma non era riuscita a liberarsi della loro ombra. Le giudecche erano state svuotate, le sinagoghe trasformate, i nomi cambiati. Eppure i neofiti — i convertiti — continuavano a vivere tra gli altri cittadini, osservati con diffidenza, come se il battesimo non fosse mai bastato davvero a cancellare il sospetto. Fu durante la Messa di Pasqua nel Duomo che accadde il fatto destinato a diventare leggenda.
Tra la folla vi era Giovan Battista Rizo, forse sarto, forse calzolaio. Un uomo conosciuto in città, che alcuni ricordavano come persona mite e piacevole. Quando si avvicinò all’altare per ricevere l’Ostia, il sacerdote — secondo una tradizione orale mai del tutto scomparsa — gli avrebbe sussurrato parole terribili, velenose come pietre: «Chi cazzu voi tu, chi sì assassino di Cristo…». Fu allora che tutto precipitò.
Rizo si irrigidì, impallidì, poi ebbe uno scatto improvviso. In un gesto d’ira e umiliazione, colpì il prete con un malrovescio o forse con uno spintone.... La chiesa esplose nel caos. Nella confusione l’Ostia cadde, qualcuno gridò al sacrilegio, qualcun altro parlò immediatamente di profanazione deliberata. In pochi istanti non vi era più un uomo davanti all’altare, ma il “marrano”, il convertito sospetto, il nemico nascosto. Da lì in poi la storia cambiò forma a seconda di chi la raccontava. Secoli dopo, Di Giovanni trasformò Giovan Battista Rizo nel perfetto esempio del falso convertito: un ebreo rimasto segretamente fedele alla propria antica religione, che dopo vent’anni avrebbe finalmente mostrato il suo odio verso il cristianesimo tentando di spezzare l’Ostia consacrata. Secondo questo racconto, la folla inferocita lo trascinò fuori dal Duomo e lo bruciò vivo nella piazza antistante, mentre l’Ostia restava miracolosamente intatta.
Ma una cronaca contemporanea ai fatti racconta un’altra storia. Non parla di ebrei nascosti né di complotti religiosi. Parla piuttosto di un uomo colto da un accesso d'ira.... E soprattutto aggiunge un particolare sorprendente: dopo il linciaggio, molti cittadini piansero la sua morte, ricordando la sua bontà e il suo carattere amabile. Ed è proprio qui che la vicenda rivela il suo significato più profondo. Perché forse quel giorno, nel Duomo di Catania, non si consumò semplicemente un episodio di sacrilegio, ma qualcosa di molto più umano e terribile: la trasformazione di un uomo in simbolo. Bastò una parola sussurrata all’altare — “assassino di Cristo” — per riaprire una ferita collettiva ancora viva nella Sicilia post-espulsione. Il converso diventò così il capro espiatorio di sospetti e d'odio religioso. Non più Giovan Battista Rizo, con la sua storia personale, ma il “neofita infedele”, utile a confermare ciò che molti volevano credere: che l’ebreo convertito restasse comunque diverso, ambiguo, mai veramente accettato.
Eppure la memoria più fragile, quella della cronaca contemporanea e del pianto dei cittadini, lascia intravedere un’altra possibilità: che dietro la leggenda costruita contro il converso vi fosse semplicemente un uomo umiliato, provocato e infine divorato dalla violenza della folla.

Chi ricorda? “Si Dio vole”… oppure i capelli tagliati per San Giovanni…, le candeline accese il venerdì sera…, baciare i...
07/05/2026

Chi ricorda? “Si Dio vole”… oppure i capelli tagliati per San Giovanni…, le candeline accese il venerdì sera…, baciare il pane se cadeva per terra..., l'astinenza e la distanza durante il “ciclo”… la carne di porco evitata — o concessa solo a Cannalivari… gli specchi coperti nelle case in lutto, gli animali scannati col coltello e il sangue buttato via… e varie piccole cose d'altri tempi!
Gesti piccoli, quasi impercettibili. Parole dette senza pensarci troppo. Abitudini tramandate “perché si è sempre fatto così”.
Eppure, dentro queste pratiche minime, si nasconde talvolta una memoria più lunga del ricordo stesso.
Una memoria che non si dichiara, non si insegna, non si spiega — ma resiste. Non si tratta di dimostrare nulla. Si tratta di ascoltare.
Se anche tu hai sentito, visto, vissuto qualcosa di simile — in famiglia, tra i nonni, nei racconti di paese — scrivimi.
A volte la storia non è nei libri. È nei gesti che restano.

Ciao amici, negli ultimi mesi ho iniziato a raccogliere testimonianze, storie, frammenti di memoria legati ai discendent...
05/05/2026

Ciao amici, negli ultimi mesi ho iniziato a raccogliere testimonianze, storie, frammenti di memoria legati ai discendenti dei conversos in Sicilia e nel Sud Italia. Non si tratta di “dimostrare” qualcosa, ma di ascoltare, capire, mappare percorsi diversi: memorie familiari, gesti, intuizioni, risvegli identitari.
Per questo motivo propongo un breve questionario di ricerca.
È semplice, ma per me molto importante.
Potete rispondere: qui nei commenti (se vi sentite a vostro agio)
oppure in privato (messaggio diretto: [email protected]).
Ogni risposta sarà trattata con rispetto, discrezione e attenzione.
Questionario Marrani / Bnei Anusim
1) Origine e memoria familiare
“Nella tua famiglia si è mai parlato di origini ebraiche? In che modo?”
2) Pratiche e gesti
“Ci sono abitudini o tradizioni familiari che oggi ti sembrano particolari o collegabili all’ebraismo?”
3) Momento di consapevolezza
“Quando hai iniziato a interessarti all’ebraismo o a una possibile origine ebraica?”
4) Percorso attuale
“Oggi cosa stai facendo rispetto a questo interesse?”
Vita ebraica concreta...
5) “Nella tua vita quotidiana c’è qualcosa che senti come ‘ebraico’?”
6) Prospettive e desideri
“Come immagini il tuo futuro rispetto all’ebraismo?”
Contesto personale
7) “Età, luogo di origine, e (se vuoi) qualcosa sulla tua famiglia.”

🙏 Questo lavoro non è statistica fredda. È un tentativo di dare voce a storie spesso rimaste isolate. Anche una risposta breve può essere preziosa. Grazie di cuore a chi vorrà partecipare.

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Roma
Rome
00142

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