Roma: capitale d' arte, di bellezza e di cultura

Roma: capitale d' arte, di bellezza e di cultura Racconti, foto, riflessioni, aneddoti e notizie sulle bellezze, sui tesori e sulla grandezza di Roma... per diffonderne la bellezza

Roma: la città dove ognuno deve sognare di vivere. In passato temuta, ammirata, copiata, emulata, la bellezza della città rischia di essere purtroppo dimenticata. Questa pagina vuole pertanto ricordare, a ognuno di noi, la bellezza e lo stupore artistico che Roma in ogni momento, in ogni angolo, più o meno noto, è suscita nell'osservatore attento. L'appello e il fine della pagina è: DIFFONDIAMO LA BELLEZZA, L'ARTE E LA CULTURA DI ROMA!!!

SANT’AGOSTINO, LA CHIESA CARA ALLE «CORTIGIANE»La chiesa di Sant’Agostino è nota soprattutto per lo splendido quadro del...
28/05/2026

SANT’AGOSTINO, LA CHIESA CARA ALLE «CORTIGIANE»

La chiesa di Sant’Agostino è nota soprattutto per lo splendido quadro della Madonna di Loreto, o anche comunemente nota come Madonna dei pellegrini, opera di Caravaggio.

Ebbene, Caravaggio, secondo quanto si dice, utilizzò, come modella per la tela, una ragazza di nome Lena, che secondo alcuni «stava in piedi» dietro Piazza Navona.

Ebbene, sostengono alcuni, «stare in piedi» sarebbe un modo di dire per indicare le pr******te. Seppure nessuna certezza vi sia sul fatto che fosse effettivamente una pr******ta oppure, semplicemente, una bella e onesta ragazza, certo è che proprio la Chiesa di Sant’Agostino era nota, nel 1600, per essere una chiesa ben note alle cortigiane.

In una lettera indirizzata a Lorenzo de’ Medici, una certa Beatrice da Ferrara scriveva che nella Settimana Santa le cortigiane della zona si recavano a sentir la predica nella chiesa di S. Agostino.

Le parole della donna sono esplicite ed ella non nasconde il suo mestiere: «...così, mezzo contrita, mi confessai dal predicatore nostro di Sant’Agostino; dico nostro, perché quante puttane siamo in Roma, tutte veniamo alla sua predica, ond’esso, vedendosi sì notabile audentia, ad altro non attende se non a volerne convertir tutte. Oh, dura impresa!».

Ed è proprio nella basilica di Sant’Agostino che, poco lontano dal sarcofago dove si dice vi sia il corpo della madre di S. Agostino (morta ad Ostia nel 387 e i cui resti furono portati in Roma nel 1430), si trovano alcune tombe di celebri pr******te, le cosiddette «onorate puttane», che godendo di alte protezioni potevano avere sepoltura ecclesiastica. È il caso di Giulia Campana, Tullia d’Aragona e la giovane sorella Penelope, e soprattutto la famosa Fiammetta, amante, tra gli altri, di Cesare Borgia, figlio di Alessandro VI.

✒️Willy Pocino. Le curiosità di Roma]
📷Caravaggio, Madonna di Loreto

I SEPOLCRETI. NON OMNIS MORIAR (NON SARÒ MORTO DEL TUTTO)La sepoltura per gli antichi romani era fondamentale e, nella v...
27/05/2026

I SEPOLCRETI. NON OMNIS MORIAR (NON SARÒ MORTO DEL TUTTO)

La sepoltura per gli antichi romani era fondamentale e, nella volontà di durare oltre la morte, garantiva il ricordo.

A tal fine sepolcri, grandiosi o modesti che fossero, venivano posti lungo le strade, affinché i passanti potessero vederli, leggere le iscrizioni e, attraverso queste, comunicare ancora con i trapassati in una ideale perpetuità di tempo e di convivenza. “Non omnis moriar”, non sarò morto del tutto.

I sepolcreti potevano essere costituiti da veri e propri fortilizi (e come tali furono usati nel Medioevo), oppure da nicchie (per lo più semicircolari) parietali, come ricettacoli per i colombi (per tale motivo vennero detti colombari), oppure, se i mezzi non lo permettevano, semplicemente da una piccola edicola, una stele.

E coloro che non avevano i mezzi per eternare se stessi in un grande monumento architettonico, si riunivano in associazioni che, mediante una quotazione annua, garantivano l’accoglimento delle ceneri in un ambiente decoroso.

✒️Ranuccio Bianchi Bandinelli]
📷Sepolcreti lungo la via Appia. 1️⃣Foto odierna 2️⃣Piranesi, Vedute degli avanzi dei Mausolei e delle Fabbriche Seplocrali sparse per la Via Appia

IL LUDUS MAGNUS, UNA CASERMA AL SERVIZIO DEI GLADIATORI DEL COLOSSEOLa realizzazione di giochi che comportavano un così ...
25/05/2026

IL LUDUS MAGNUS, UNA CASERMA AL SERVIZIO DEI GLADIATORI DEL COLOSSEO

La realizzazione di giochi che comportavano un così alto livello di organizzazione e preparazione presupponeva l’esistenza di molti altri edifici situati nelle vicinanze del Colosseo.

Dalle fonti antiche, così come dalla Forma Urbis, conosciamo i nomi degli edifici e la loro posizione, anche se di alcuni solo approssimativamente.

L’unica costruzione pertinente all’organizzazione dei giochi nel Colosseo di cui siano visibili i resti è il Ludus magnus, la palestra dei gladiatori.

Se si esce dal Colosseo dal lato est e si attraversa la strada è possibile vedere all’inizio di via di San Giovanni in Laterano molte rovine situate al di sotto del livello stradale. Quelle sono oggi le uniche strutture visibili del ludus magnus.

In questo luogo, costruito come una caserma ma dotato di un anfiteatro in miniatura che poteva ospitare circa 3.000 persone, i gladiatori effettuavano gli allenamenti prima di misurarsi realmente all’interno del vicino Colosseo.

Le due strutture erano collegate da un passaggio sotterraneo attraversato dai gladiatori nel momento in cui dovevano esibirsi nell’anfiteatro Flavio.

I resti che si vedono sono solo una parte di tutto il complesso dal momento che buona parte dello stesso giace ancora sotto i palazzi delle vie adiacenti. Da quello che è visibile possiamo tuttavia farci un’idea della struttura. Si vede chiaramente una parte del piccolo anfiteatro che probabilmente, data la capienza, veniva usato anche per far assistere alcuni spettatori agli allenamenti dei gladiatori (esattamente come si fa oggi quando i tifosi assistono agli allenamenti delle squadre di calcio per cui tifano). Sui lati corti erano previsti palchi per le autorità. Verso via Labicana si vedono quattordici alloggi di gladiatori tutti di forma rettangolare.

✒️Mauro Poma. Alla scoperta del Colosseo. Tra mito e realtà. Edizioni Helicon
📷Ludus Magnus

VILLA BORGHESE, SOSPESA NEL TEMPORoma si sa, è una città densamente popolata e di conseguenza estremamente caotica. Un v...
12/05/2026

VILLA BORGHESE, SOSPESA NEL TEMPO

Roma si sa, è una città densamente popolata e di conseguenza estremamente caotica. Un via via di gente, di automobili, autobus, lavoratori che si spostano per la città, turisti che in ogni luogo si affollano armati di seducenti macchine fotografiche.

Eppure, nonostante sia così grande e piena, ci sono degli angoli di Roma che restano sospesi in un’atmosfera di pace e tranquillità. Uno di questi meravigliosi posti è Villa Borghese.

È situata all’interno del bellissimo parco, nato come giardino rinascimentale e realizzato da Flaminio Ponzio, a partire dal 1608, per ospitare la villa del cardinale Scipione Borghese (i lavori furono conclusi nel 1617, a cui seguirono numerosi rimaneggiamenti fino a quello definitivo del 1822, secondo il gusto neoclassico).

Lo spazio è davvero molto ampio, tanto che anche se di gente all’interno ce n’era (anche se non moltissima) avevo la sensazione di essere ben lontana dal caos cittadino, immersa in un’atmosfera di serenità, in un silenzio interrotto talvolta dal cinguettio di qualche uc***lo, o dalla comparsa di qualche pappagallo (sì, ci sono i pappagalli!). C’è una strada che guida direttamente alla Villa, e tutt’attorno c’è verde: ampi prati costellati da pini marittimi e altri alberi , zone con giardino all’italiana, aree in stile inglese, edifici, fontane e laghetti, statue. È davvero un parco incantevole, che riesce ad accompagnare il visitatore cullandolo con questa serenità che lo prepara perfettamente alla visita che lo attende.

La villa rinascimentale, decorata secondo i canoni manieristi, doveva ospitare le straordinarie raccolte di opere d’arte del cardinale Borghese. È proprio lì che il visitatore vuole entrare. Già la facciata stupisce per la sua elegante e candida bellezza.

Occorre scendere per fare i biglietti e poi salire nel portico per poi iniziare il percorso. Le stanze sono tutte riccamente decorate – pareti, soffitti e pavimenti – ed ognuna ospita almeno un’opera che merita di essere visitata e ricordata per tutta la vita. Si incontra l’elegantissima grazia della Paolina Borghese di Canova, il travolgente dinamismo delle più belle statue del Bernini (David, Apollo e Dafne, Ratto di Proserpina) eseguite per il Cardinale Scipione; opere di Dosso Dossi, Domenichino, Correggio, Antonello da Messina, Rubens, Veronese; l’interpretazione cinquecentesca della bellezza nelle opere di Tiziano (tra cui Amor sacro e amor profano); e poi Caravaggio, con opere giovanili e opere mature, potendo apprezzare il suo sapiente uso della luce mescolato alle vicende di Cristo: Giovane con una cesta di frutta, Madonna dei Palafrenieri, San Girolamo, San Giovanni Battista, Davide con la testa di Golia.

Ok, siete pronti ad iniziare questo magnifico viaggio? Bene! Ah mi raccomando, niente flash!!
La visita purtroppo dura obbligatoriamente solo due ore, veramente troppo poco per poter godere davvero dello splendore di ciò che si sta guardando. Se avete in programma di andarci, fateci un pensierino, ma soprattutto prenotate prima!

La visita durerà anche due ore, ma in mezzo a simili capolavori il tempo si ferma. Si torna indietro all’epoca di quegli artisti, ci si sofferma a riflettere sul fatto che queste opere non periranno mai e resteranno sempre qui, a ricordarci che l’uomo è anche capace di grandezza, e non solo la grandezza della conquista e della tecnologia. La grandezza dell’arte sta nel fatto che è universale, vale per tutti, senza possibilità di errori, al di là di ogni tempo e spazio, accomunando tutti gli uomini in quanto esseri capaci di bellezza. E poi, i Greci ce l’hanno insegnato: kalos kai agathos, il bello è anche il buono.

La visita è finita, le riflessioni profonde anche, ma non il senso il appagamento e di gioia che ci siamo guadagnati. Queste belle sensazioni continuano stimolate dal tiepido sole di primavera e dal verde che ci avvolge una volta usciti. Quel prato sembra dire “Dai sdraiati su di me e guarda le nuvole! La vita è bella!”. È proprio vero! Anche noi abbiamo ascoltato il suggerimento del prato e ci siamo stravaccati (!) a goderci il momento….. finchè un grosso nuvolone nero ci ha minacciati di reindirizzarci verso la metropolitana. E allora via in fretta verso la strada di casa! Abbiamo percorso a ritroso via Vittorio Veneto, che solo al ritorno mi sono accorta essere proprio quella via Vittorio Veneto, la via della Dolce vita.
Foto di rito e poi di corsa verso la metro, i goccioloni iniziano a cadere!
Una volta rientrati a casa si è stanchi, ma lo spirito è rigenerato.

📌da un post di Maria Farina

PASSEGGIANDO LUNGO IL TEVERE: L’ISOLA TIBERINAPasseggiando lungo il Tevere e percorrendo Ponte Fabricio, la prima cosa c...
11/05/2026

PASSEGGIANDO LUNGO IL TEVERE: L’ISOLA TIBERINA

Passeggiando lungo il Tevere e percorrendo Ponte Fabricio, la prima cosa che vediamo dell’Isola Tiberina, quasi a far la guardia al ponte, è la maestosa Torre Caetani, anche detta nella tradizione TORRE DELLA PULZELLA dalla testa femminile antica “di spoglio” posta in una nicchia in alto. All’altro lato della strada, al di sotto del campanile (di origine medievale ma più volte rimaneggiata fino all’ultimo rifacimento novecentesco) si trova una piccola edicola con la riproduzione della miracolosa Madonna della lampada (il dipinto originale, medievale, si trova nella chiesa): la tradizione narra che la lampada votiva di quest’immagine, situata in basso a ridosso del fiume, in occasione di una piena avrebbe continuato ad ardere nonostante fosse sommersa.

Proseguendo lungo la strada, sempre sul lato destro vediamo la chiesa di SAN GIOVANNI CALIBITA, sulla cui facciata sono visibili le stelle araldiche degli Albani di papa Clemente XI e la melagrana spaccata dell’ordine dei “Fatebenefratelli”. Un aneddoto molto particolare si tramanda sulla porta vicina: essa conduceva allo studio dentistico di frate Giambattista Orsenigo, attivo a Roma nella seconda metà del 1800 e specializzato “nell’estrazione dei denti con le dita” (si dice che dei servigi del dentista si sia avvalso perfino papa Leone XIII).

A seguire si trova la facciata dell’OSPEDALE FATEBENEFRATELLI, con le finestre decorate con le stelle e le melagrane: tra le ultime due finestre si trova un affresco, purtroppo quasi illeggibile, con il Cristo benedicente: al di sotto, al piano terra, si trova la farmacia, nota per il fatto che le spezierie dei Fatebenefratelli erano le uniche di un ordine religioso autorizzate a vendere al pubblico i loro prodotti.

Giunti nella piazza, ci accoglie sullo sfondo la BASILICA DI SAN BARTOLOMEO, fondata intorno all’anno Mille sull’area anticamente occupata dal Tempio di Esculapio (la facciata fu rifatta nel Seicento dopo che la piena del 1557 aveva abbattuto la costruzione medievale, ricca di mosaici andati perduti). Qui, all’interno del portico il 25 agosto, per la festa del santo, veniva posto il “cartellone”, o “tabbellone”, con l’elenco degli scomunicati, ossia di coloro che avevano disatteso all’obbligo di confessarsi e comunicarsi in occasione della Pasqua. Al riguardo è memorabile la poesia La morte der zor Meo del Belli: qui il poeta racconta che Bartolomeo Pinelli, “miscredente” e “dissoluto”, quando vide affisso il suo nome sul “tabbellone”, si recò in sacrestia «onde si correggesse l’equivoco sull’identità della persona»; era stato qualificato «miniatore» invece che incisore!

A fianco alla chiesa di trova il PALAZZO PIERLEONI CAETANI, che a partire dalla metà del 1600 ospita il convento francescano. Il portale del palazzo, preceduto da alcuni gradini, immette nell’ORATORIO della “Confraternita dei Devoti di Gesù al Calvario e di Maria Santissima Addolorata in sollievo delle Anime sante del Purgatorio”, più comunemente nota come confraternita dei “Sacconi rossi”: l’elemento qui particolarissimo è la cripta, interamente decorata da ossa umane: si tratta del cimitero dalla Confraternita, dove venivano seppelliti sia i membri della confraternita che e i corpi degli annegati ripescati nel fiume e non reclamati. Ancora oggi i “Sacconi rossi”, in occasione della festa dei defunti del 2 novembre, celebrano una processione che scende sulle banchine dell’isola per gettare una corona di fiori nelle acque del fiume.

Un'ultima cosa da notare sulla piazza è il MONUMENTO al centro: nelle quattro nicchie sono allocate le statue dei santi legati all’isola: san Francesco (la basilica e il convento erano dei frati francescani), san Giovanni di Dio (fondatore dei Fatebenefratelli) e i santi martiri Paolino da Nola e Bartolomeo (le cui reliquie sono conservate nella basilica).

✒️Stefano Marcelli. Passi sul Tevere. Kogoi

PASSEGGIANDO LUNGO IL TEVEREPasseggiando lungo la sponda sinistra del Tevere, subito a valle di Ponte Rotto troviamo il ...
04/05/2026

PASSEGGIANDO LUNGO IL TEVERE

Passeggiando lungo la sponda sinistra del Tevere, subito a valle di Ponte Rotto troviamo il tempio rotondo – o meglio sarebbe dire “periptero”, cioè circondato da colonne – comunemente detto TEMPIO DI VESTA.
In realtà il tempio è dedicato a Ercole Olivarius: fatto costruire sul finire del II secolo a.C. da un mercante d’olio, è il più antico monumento in marmo che si conserva a Roma, praticamente integro, fatta eccezione per le copertura, moderna.

Poco distante troviamo il TEMPIO DI PORTUNUS, più comunemente detto “della Fortuna Virile”: il tempio, dedicato al dio dei porti (lì vicino, in corrispondenza del Palazzo dell’anagrafe, si trovava il Portus Tiberinus, il più antico porto fluviale di Roma), fu costruito tra il IV e il III secolo a.C. (l’aspetto odierno risale però ai rifacimenti apportati nei secoli successivi, anche perché nel Medioevo il tempio fu trasformato nella chiesa di Santa Maria Egiziaca).

Al lato del tempio, subito oltre la stradina, in asse con il ponte, troviamo un EDIFICIO tipicamente dall’aspetto medioevale, sul quale risaltano diversi frammenti architettonici antichi “di spoglio”: l’edificio, una delle rare testimonianze di palazzo medioevale ancora quasi del tutto integro, fu fatto costruire dalla famiglia dei Crescenzi, intorno alla metà dell’XI secolo, per controllare strategicamente l’accesso al ponte. Anche in tal caso la tradizione ha attribuito all’edificio diversi nomi: a lungo lo si è chiamato “la casa di Cola di Rienzo”, credendo erroneamente che lì fosse nato appunto tale personaggio; o ancora “la casa di Pilato”, per il fatto che lì durante le rappresentazioni pasquali della Passione si affacciava l’attore che impersonava Pilato.

Alzando gli occhi verso l’alto, non possiamo non notare, in fondo alla piazza, il campanile romanico di SANTA MARIA IN COSMEDIN (XI-XII secolo): la chiesa, sorta sui resti dell’Ara Maxima di Ercole, fu fondata da monaci e mercanti greci bizantini (forse provenienti dal monastero Kosmìdion di Costantinopoli).

Se, infine scendiamo le scale che ci portano sulla banchina del fiume, appena a sinistra del ponte, all’interno di un grande fornice nel muraglione del Lungotevere, vediamo un canale chiuso da una grata e abbandonato tra la vegetazione e l’incuria: si tratta dello sbocco della CLOACA MAXIMA, capolavoro dell’ingegneria idraulica romana (risalirebbe addirittura all’epoca del re Tarquinio Prisco, nel VII-VI secolo a.C.), che convogliava al Tevere le acque provenienti dall’area del Foro e del Velabro. Al riguardo però, piuttosto che soffermarci sull’incuria e l’immondizia che oggi caratterizzano tale area, consiglio di rivedere lo splendido acquerello di Ettore Roesler Franz (1883).

Magari ricordandoci anche delle parole di Plinio il Vecchio, il quale indicava, tra le prelibatezze ittiche dell’antichità, i «lupi pisces in Tiberi amne inter duos pontes», cioè i “pesci lupi (storioni o spigole) pescati tra i due ponti, l’Aemilius e il Sublicius, posti a monte e a valle dello sbocco della Cloaca Maxima.

✒️Stefano Marcelli. Passi sul Tevere. Kogoi

Veduta dalla blconata del Gianicolo📷mcta1960
03/05/2026

Veduta dalla blconata del Gianicolo

📷mcta1960

LA STRUTTURA DELLA VOLTA DELLA CA****LA SISTINALa Volta della Ca****la Sistina è suddivisa in undici sezioni. La prima e...
03/05/2026

LA STRUTTURA DELLA VOLTA DELLA CA****LA SISTINA

La Volta della Ca****la Sistina è suddivisa in undici sezioni.

La prima e l’undicesima, alle due estremità, si compongono di un affresco centrale con la figura di un Veggente su un trono marmoreo (i Profeti Zaccaria e Giona) e di due grandi vele triangolari ai lati, a cui è stato dato il nome di Pennacchi.

Le sezioni centrali, dalla seconda alla decima, alternano due diversi schemi, ideati per adattare gli affreschi all’architettura della Volta e alla posizione delle finestre.

Le sezioni pari si articolano su una costruzione architettonica che prevede, ai lati, i due troni dei Veggenti (Profeti o Sibille) – il nome del Veggente è indicato su una targa alla base del trono ed alle sue spalle figurano sempre uno o due fanciulli, gli Assistenti – e, nella parte centrale, una cornice marmorea con medaglioni bronzei raffiguranti episodi biblici e quattro angeli nudi, i cosiddetti Ignudi. All’interno di questa cornice ha luogo una scena della storia della Creazione.

Le sezioni dispari, sviluppandosi all’altezza delle finestre, hanno, ai lati, due lunette semicircolari (che assecondano l’arco delle finestre) sovrastate da vele triangolari, e al centro un grande affresco che raffigura una storia della Creazione. Ciascuna coppia di lunetta e vela è dedicata a uno o più Antenati di Cristo, i cui nomi sono sempre indicati su una targa posta sulla lunetta. Lo spazio triangolare sopra le vele è occupato da nudi bronzei, mentre al vertice figura sempre un bucranio (ossia un teschio di bue).

✒️Alberto Angela. Viaggio nella Ca****la Sistina

LE LUMINARIELa ricorrenza dei Santi Pietro e Paolo, il 29 giugno, nell’800 era sottolineata in modo solenne.La sera dell...
02/05/2026

LE LUMINARIE

La ricorrenza dei Santi Pietro e Paolo, il 29 giugno, nell’800 era sottolineata in modo solenne.
La sera della vigilia della festa del Santo, la basilica di San Pietro e i bracci del porticato venivano ricoperti da lanterne e fiaccole disposte in modo da esaltarne la bellezza e le forme.
All’imbrunire, un’ora prima dello sparo dei fuochi da Castel Sant’Angelo, scattava il segnale e i sampietrini (addetti alla basilica di San Pietro) davano fuoco prima alle une poi alle altre. La cupola e la croce che la sormonta si illuminavano diffondendo un insolito bagliore.

Era una visione che, in un mondo dove il buio della notte non era stato ancora annullato da una potente illuminazione pubblica (solo nel 1856 la città verrà dotata dell’impianto a gas), nessun romano e nessuno degli innumerevoli stranieri presenti nella città voleva perdersi.

La luminaria, sospesa nel 1870, fu ripristinata nel 1929 e nuovamente interrotta nel 1940. Ripresa nel dopoguerra con un’illuminazione elettrica durerà ancora per pochi anni.

✒️Museo di Roma in Trastevere

IL SOGNO DI SPARTACOAi tempi di Cesare, quando i Romani avevano già soggiogato le città etrusche e conquistato l’intera ...
28/04/2026

IL SOGNO DI SPARTACO

Ai tempi di Cesare, quando i Romani avevano già soggiogato le città etrusche e conquistato l’intera pen*sola italiana nonché la Grecia, i gladiatori non erano più esclusivamente prigionieri o schiavi condannati a morte. Alcuni erano professionisti, attirati nell’arena dal sogno della fama e della gloria. I migliori gladiatori, infatti, erano trattati come i campioni sportivi o le stelle del rock dei nostri giorni.

Comunque, la vita del gladiatore medio era dura, brutale e breve. Essi vivevano in speciali scuole d’addestramento che erano come caserme in miniatura. Le rivolte non erano infrequenti; è rimasta famosa quella di Spartaco. Nato in Tracia, il giovane Spartaco fu probabilmente costretto ad arruolarsi nelle legioni romane, da cui disertò. Catturato e processato, avrebbe potuto essere crocefisso o mandato a lavorare nelle miniere come schiavo. Invece fu mandato nella più famosa scuola per gladiatori d’Italia, quella di Capua.

Nel 73 a.C. una settantina di gladiatori, tra cui Spartaco, uccisero le guardie e fuggirono. Rifugiatisi nel cratere del Vesuvio, i ribelli arruolarono schiavi fuggiaschi e pastori affamati, cosicché nello spazio di pochi mesi la piccola banda di gladiatori evasi si trasformò in un esercito di oppressi che contava circa settantamila uomini e donne.
Intelligente e colto, Spartaco cercò di imporre una certa disciplina a quell’accozzaglia anarchica che terrorizzava l’Italia meridionale. Molte ville furono saccheggiate e bruciate, i ricchi proprietari uccisi. Ma i gladiatori e gli schiavi si dimostrarono capaci di combattere come di saccheggiare, sfidando nove eserciti inviati da Roma contro di loro.

Il piano di Spartaco era di raggiungere le Alpi, varcarle e abbandonare così il territorio romano; ma il suo “esercito” preferì continuare a predare l’Italia. Infine una potente concentrazione di legioni romane distrusse l’armata dei ribelli nell’Italia meridionale, mentre Spartaco tentava di guidarli in Sicilia. Spartaco stesso fu ucciso nella battaglia. I Romani vittoriosi ricondussero a Capua seimila prigionieri e li crocifissero uno per uno, lungo le centoventi miglia della Via Appia, fino alle porte di Roma.

✒️Il Colosseo [FMR]
📷Elmo di gladiatore

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Rome

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