05/06/2026
Domenica prossima, nell’ambito delle giornate di apertura straordinaria dei siti del territorio appena restaurati, sono visitabili con ingresso gratuito il 𝐦𝐚𝐮𝐬𝐨𝐥𝐞𝐨 𝐝𝐢 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐆𝐫𝐚𝐧𝐨 (dalle 10 alle 13) e il 𝐬𝐞𝐩𝐨𝐥𝐜𝐫𝐨 𝐝𝐢 𝐋𝐚𝐫𝐠𝐨 𝐓𝐚𝐥𝐚𝐦𝐨 (dalle 15 alle 18). Scopriamone insieme la storia ⬇️
Il mausoleo, conosciuto sin dal medioevo con il nome di Monte del Grano per la sua forma di moggio di grano rovesciato, è celato sotto una collinetta di ulivi nel parco di piazza dei Tribuni. L’accesso avviene attraverso un portale marmoreo, non pertinente all’ingresso originario, che immette in un corridoio e poi nella camera sepolcrale circolare. L’ambiente era diviso in due piani da una volta, ora crollata. All’esterno il sepolcro doveva essere delimitato da un tamburo in blocchi di travertino, probabile sostegno di un tumulo troncoconico ricoperto da vegetazione, che richiamava un modello ellenistico. In antico il mausoleo sorgeva su una strada, oggi scomparsa, compresa fra la via Labicana e la via Latina. Da questo sepolcro, secondo l’umanista Flaminio V***a, nel 1594 venne estratto un sarcofago di marmo, ora ai musei Capitolini, che sul coperchio raffigura due personaggi semidistesi, identificati con l’imperatore Alessandro Severo (222-235 d.C.) e sua madre Giulia Mamea. Anche se è stata dimostrata l’inconsistenza di questa identificazione, la grandezza e ricchezza del sarcofago e la monumentalità del mausoleo sembrano confermare l’alto rango del defunto, probabilmente un membro della famiglia imperiale o senatoria. Il rinvenimento di bolli laterizi nelle murature fanno anticipare alla metà del II secolo d.C. la costruzione del sepolcro.
Il monumento di Largo Talamo è invece un sepolcro del I secolo d.C. trovato nel 1935 durante lavori all’angolo tra via dello Scalo S. Lorenzo e via dei Sardi; in origine era posto lungo l’antica via Collatina. I blocchi di travertino del rivestimento racchiudono una camera circolare di muratura in opera reticolata. Sul basamento quadrato, doveva elevarsi un tamburo del quale si sono conservati solo un frammento di cornice e parte di una lastra scolpita a girali vegetali. Tra gli oggetti recuperati nello scavo spicca una piccola ara con un’iscrizione della famiglia Pomponia, probabile proprietaria del sepolcro. Il 19 luglio del 1943 il sepolcro fu colpito nel bombardamento di S. Lorenzo e nel dopoguerra fu rimontato, sebbene molto danneggiato, nella forma in cui lo vediamo oggi.
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