09/10/2025
"Non ce la faccio più". Queste le ultime parole scritte da un uomo di 71 anni, prima di gettarsi dal sesto piano della sua abitazione a Sesto San Giovanni, proprio mentre l’ufficiale giudiziario e le forze dell'ordine stavano sul portone, pronte per eseguire lo sfratto. Un gesto estremo che non può e non deve passare inosservato.
Ogni giorno, nei nostri quartieri, incontriamo persone che vivono la stessa disperazione, famiglie con minori, giovani coppie, anziani soli, che sono stati raggiunti dalla sentenza di sfratto e dall'imminente avviso di rilasciare l'appartamento. La casa, per molti, è diventata un’utopia o, peggio, una trappola che inghiotte i redditi già precari di milioni di abitanti in Italia. Soprattutto per chi vive di pensioni basse o lavori sottopagati, l’affitti assorbe una parte sempre più grande del reddito e diventa impossibile vivere. La domanda è: come si può sopravvivere in un sistema che rende l'abitare un lusso e gli interessi dei proprietari generati dalla rendita prevalenti rispetto al diritto ad avere un tetto sopra la testa, una casa dignitosa?
Oggi siamo nell'era dell’iper-mercificazione dell'abitare: affitti brevi, case trasformate in strumento di profitto, e sempre meno alloggi accessibili. Le grandi città e i piccoli comuni sono sopraffatti dalla carenza di case a prezzi accessibili, e il sistema degli affitti brevi e le nuove forme ibride (a metà tra l'affitto turistico e quello residenziale) sottraggono sempre più case al mercato residenziale. La conseguenza è l'aumento vertiginoso dei canoni di locazione e una marea di sfratti, che non sono fenomeni casuali, ma il frutto di politiche che da decenni favoriscono l'ingresso del capitale privato nel settore immobiliare.
Il problema non è solo economico, è politico. È il risultato di decenni di disinvestimento nell’edilizia residenziale pubblica, che ha generato lunghe liste d’attesa per chi ha diritto a una casa popolare. A Roma, Milano e in molte altre città, i singoli o le famiglie che avrebbero diritto a un alloggio ERP spesso aspettano anni, se non decenni, senza che le istituzioni offrano soluzioni concrete.
E la situazione è peggiorata da un sistema di welfare pressochè assente. I fondi per il contributo affitto e per la morosità incolpevole sono residuali e riescono a coprire solo una piccola parte di tutte le richieste.
Questa tragedia, come tante altre, ci impone di non rimanere indifferenti.
Il pubblico dovrebbe impegnarsi per aumentare il proprio patrimonio da offrire in locazione sociale e calmierata. Le risorse pubbliche, finora insufficienti e mal spese, dovrebbero essere investite in recupero di immobili e edifici dismessi. Bisognerebbe tassare il vuoto, gli immobili inutilizzati o affittati in nero, per far emergere tutto il sommerso di cui si sa troppo poco.
E bisognerebbe anche avere una legge nazionale che limiti gli affitti brevi e che aggiorni la 431/1998, una legge inattuale che ha fallito il suo scopo, mercificando ciò che è un diritto: la casa.
https://www.fanpage.it/milano/anziano-si-getta-dal-sesto-piano-durante-lo-sfratto-e-muore-si-e-lanciato-allarrivo-dellufficiale-giudiziario/
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Alle 9.15 di questa mattina, mercoledì 8 ottobre, un uomo di 71 anni si è gettato dal sesto piano del palazzo dove viveva a Sesto San Giovanni (Milano