22/03/2021
LA FAVOLA DEL CAPITALISMO ETICO
Un tema molto ricorrente in film e serie televisive americane è la critica al capitalismo, al consumismo e alla corruzione di un sistema dove tutto può essere comprato, dove tutto ha un prezzo e chi è ricco ha il potere di fare ciò che vuole, anche calpestare la libertà e i diritti degli altri. È proprio quello che viene raccontato nelle serie tv più popolari di questi ultimi anni, da Amazon a Netflix. L'argomento è tutt'altro che recente, già in piena Guerra Fredda registi e sceneggiatori americani non risparmiavano duri colpi al mondo capitalista, ci viene subito in mente Quinto Potere, ma lo stesso tema era centrale anche in film più “leggeri”, come ad esempio RoboCop che descriveva il dispotismo di una società dominata dalle corporazioni private. La domanda che viene subito in mente è questa: perché gli americani, se hanno una visione così critica e pessimista del capitalismo, continuano a difendere quel regime economico? Capisco che per un americano era impensabile anche il più vago approccio al socialismo, non tanto per motivi economici quanto politici (socialismo = URSS = nemico), però non c'è mai stato neppure un tentativo di trovare una via alternativa sia al capitalismo che al socialismo, il capitalismo veniva (e viene tutt'ora) criticato e difeso allo stesso tempo. Come è possibile? La risposta penso che sta nel fatto che per un americano non può esistere un'alternativa al capitalismo, esso è – per lui – l'unico sistema accettabile, malgrado i suoi limiti e i suoi difetti. Qualsiasi altra opzione è inaccettabile, piuttosto che tradirlo preferiscono continuare ad illudersi di poterlo migliorare. È su questa convinzione che nasce il mito del capitalismo etico: quando l'economia e la religione si incontrano generano delle mostruose chimere, così nel capitalismo etico Dio – la mano invisibile del capitalismo – agisce per vie misteriose ma giuste, e se qualcosa va storto non è per colpa del sistema ma del singolo uomo. Questa è un po' la scusa che trova qualsiasi religione e se, come spiegava Max Weber, il capitalismo affonda le sue radici nella mentalità protestante, nella sua versione “etica” si fa più religione che economia, e la religione porta sempre al dogmatismo. Può il capitalismo essere etico? Assolutamente no, un sistema che mira all'accumulo ossessivo, al raggiungimento della ricchezza personale anziché al progresso collettivo, che da eccessivo valore al possesso materiale e che crea disuguaglianza tra chi ha troppo e chi ha troppo poco non può essere etico, non può essere etico perché se lo scopo di partenza è avere sempre di più ai danni degli altri (che siano persone, animali o ambiente), senza imporsi dei limiti, incurante delle conseguenze delle sue azioni, delegando le proprie responsabilità alla mano invisibile di Dio come fa un qualsiasi religioso, non può essere etico. Da un sistema del genere non può nascere nulla di buono poiché è già nato sbagliato, così come non puoi fare crescere dei fiori in un terreno avvelenato. Il capitalismo etico è una scusa per poter continuare a fare ciò che si vuole nascondendosi dietro una finta morale. Gli americani lo odiano, lo temono, lo soffrono, sanno che è sbagliato ma non riescono a concepire un'alternativa perché sono stati cresciuti così, al pari di un fondamentalista religioso che sa che uccidere è sbagliato ma se fatto in nome di Dio diventa giustificabile. È proprio questo dover trovare una giustificazione il più grande errore, il voler attribuire una morale a qualcosa che per sua natura è privo di qualsiasi morale. Il capitalismo è così, è un sistema economico che si fonda sull'accumulo di ricchezza da parte di un individuo ai danni degli altri, non è né morale e né immorale, è semplicemente la legge della giungla, cane mangia cane. Ma così come non siamo costretti a vivere come bestie feroci, allo stesso modo non siamo costretti ad accettare e giustificare un sistema economico che fa leva sui nostri istinti più brutali ed egoistici, un'alternativa c'è sempre, dal capitalismo si può uscire. Si deve uscire.
Sic donec Renascentiam.