08/11/2013
Alla luce dei recenti eventi mi sembrava opportuno informare tutti gli studenti di come realmente è ed è stata la situazione. La nostra scuola come sapete è autogestita da una parte degli studenti, e sembra il regime più caotico mai registrato nel Malpighi.
Tutto è partito da una catena di occupazioni e altre proteste sorte tra le altre scuole della capitale che, attraverso motivi ancora poco chiari, hanno deciso di utilizzare tale forma di protesta. Dopo questo iniziale “vento rivoluzionario” abbattutosi nei licei che occupano e continue manifestazioni, noi studenti abbiamo deciso di riunirci in due assemblee non ufficiali dove discutere se vi erano realmente motivazioni salde per attuare una qualche forma di protesta: la maggioranza degli studenti presenti alle suddette assemblee aveva deciso di NON occupare, SCARTANDO l’autogestione perché ritenuta una protesta poco efficace e mal funzionante.
Il 6/11 un gruppo di alunni del liceo, formato solamente da un paio di maggiorenni e altri minorenni, andando contro tutto quello che si era deciso negli incontri precedenti, si è arrogato il diritto di tentare di occupare la nostra scuola, incontrandosi la mattina presto davanti al grande cancello. Il caos creato da azioni di effrazione (vedi allarme della scuola) e dall’aggressione nei confronti del guardiano, da persone che si reputano fedelmente ancorate ai loro saldi principi ma che tuttavia non hanno ancora sviluppato in loro il senso della responsabilità, ha dimostrato un chiaro intento di occupazione scolastica; mal riuscita aggiungerei.
E’ interessante vedere poi su quali principi e motivazioni hanno spinto tali persone a decidere per 750 teste: ragioni che sono fumo, poggiano, cioè, su fondamenta instabili pronte a crollare da un momento all’altro, completamente “campate in aria”. La vera storia di questa protesta scolastica non è altro che la preservazione di una ormai chiara tradizione che viene celebrata ogni anno, provocando notevoli danni non solo alle fatiscenti strutture scolastiche di cui gli studenti si lamentano ma anche alla didattica che viene rallentata o molto spesso interrotta ingiustamente.
Sarebbe stato notevolmente più costruttivo se una delle tante fantasiose ragioni della ripiegata autogestione fosse stata l’abrogazione immediata dei test universitari ad aprile. Parlo di autogestione ripiegata perché ritenendo fin dall’inizio che essa non fosse particolarmente efficace e quindi scegliendo la strategia dell’occupazione, è stata magicamente ritirata in ballo, ma dei veri “occupanti” avrebbero sostenuto che solo il secondo metodo avrebbe potuto essere attuato. Quindi è chiaro come la luce del sole che questa nostra autogestione è basata totalmente su un evidente velo di ipocrisia.
Tuttavia la colpa di questa situazione non è da attribuire semplicemente agli studenti ma anche a chi, nella scuola, ha permesso che tutto ciò accadesse e che, invece di opporsi e contestare una tale farsa, ha preferito assecondare questi “movimenti di protesta” per non entrare in conflitto con gli studenti.
Per non parlare poi dell’instabilità creata dalla mancanza di rappresentanti d’istituto all’interno dell’edificio: è una continua battaglia che ha come unico scopo la propaganda selvaggia di tre liste che si contendono le cariche. Ognuno cerca il suo piccolo spazio di visibilità all’interno di un massiccio gruppo studentesco mancante di leader. La sede vacante del consiglio d’istituto ha creato problemi a livello organizzativo, poiché il primo giorno in cui si è deciso di autogestire c’era soltanto una lista a farsi in quattro per cercare di renderla più creativa e costruttiva possibile, le altre due si sono limitate ad andare a casa o a creare un servizio d’ordine “sensazionale”, fatto di tante, tante persone che vanno in giro per tutta la scuola provando ad esercitare notevoli pressioni, talvolta aggressive, sugli studenti più piccoli che invece andrebbero accompagnati e seguiti in modo da renderli informati a 360 gradi. Da qui dovrebbe partire il ringraziamento di coloro che si dichiarano autogestiti verso le classi del biennio poiché queste ultime (non tutti naturalmente, lungi dal generalizzare) hanno seguito i nostri aspiranti rappresentanti come le pecorelle fanno con il pastore, a volte senza soffermarsi a pensare se valeva la pena alzare la mano quando si disse: “Alzi la mano chi è favorevole all’autogestione”, e sappiamo che una cospicua parte di persone con poca voglia di fare lezione hanno favorito tale caos, da ciò si può quindi dedurre che la protesta parte solo da un gruppo ristretto di una quindicina di persone che credono alle manifestazioni cui partecipano e gli altri sono semplici aggregati nullafacenti o manifestanti novizi. Siamo tutti fermamente convinti che non tutti, in vista dei motivi presentati, siano informati della situazione in cui perversa l’Italia, quindi è bene che prima di mettere la propria firma sull’autogestione è necessario essere totalmente consapevoli di, per esempio, che cosa sia la legge di Stabilità.
In particolare la mia compassione è diretta a coloro che in una classe di persone tutte dichiaratesi autogestite sono costrette ad autogestirsi anche loro per la paura di ritorsioni gravi da parte di professori e compagni di classe. Vorrei ricordare la libertà che tutti gli studenti hanno di decidere della propria vita scolastica e di ignorare pressioni aggressive dalle persone favorevoli alla protesta, in quanto essa porterà sempre allo stesso risultato che ogni anno otteniamo: il niente. Se avete davvero voglia di far giungere agli altri la vostra opinione andate alle manifestazioni, partecipate ai dibattiti, combattete per un vostro ideale.