14/06/2026
Autogol di 'Bibi'?
Canale 12 (israeliano) afferma che Trump ha offerto a Teheran lo sblocco di fondi aggiuntivi in cambio della rinuncia ad una sua risposta militare contro Israele, per l'ennesima strage che il regime genocida sionista ha perpetrato a Beirut sud poche ore fa. Secca la risposta di Teheran: i nostri alleati non sono in vendita.
Tel Aviv ha fatto sapere di aver informato preventivamente il comando centrale statunitense (Centcom) poco prima dell’operazione, ricevendo disco verde. Trump però, dal canto suo, ad Axios: «Perché Bibi ha dovuto fare un fottuto attacco? Ero furioso. Ero incazzato nero. Gliel'ho fatto sapere. Non ha un c***o di buon senso. Gliel'ho fatto sapere. Avremmo dovuto firmare l'accordo stamattina (...)». Ha quindi rivolto un appello a tutte le parti coinvolte ad evitare ulteriori spirali, con un passaggio che è risultato molto sgradito a Tel Aviv: «Non dovrebbero esserci altri attacchi da parte di Israele in nessuna parte del Libano». Le parole di Trump vanno prese per quello che valgono, certo, vista la sua allegra propensione alla volubilità di azioni e dichiarazioni in assoluta assenza di una qualche visione strategica; purtuttavia assumono particolare rilievo perché sembrano andare oltre le posizioni espresse nelle ultime ore da alcuni esponenti israeliani, i quali avevano lasciato intendere che eventuali limitazioni operative avrebbero riguardato soltanto Beirut e non il resto del territorio libanese. Secondo Yediot Ahronoth, quotidiano israeliano, Trump ha chiesto a Netanyahu di ritirare le forze israeliane dal Libano e di cessare tutti gli attacchi aerei. A Tel Aviv serpeggia il timore che Trump estenda un eventuale accordo regionale all'intero Libano o che lo debba fare a fronte di una ferma postura di Teheran. Canale 12, sul punto, dà la misura della delicatezza della questione riferendo –dal gabinetto di sicurezza israeliano in svolgimento– dichiarazioni del seguente tenore: per quanto ci riguarda, l'Iran è un problema di Trump e lui ha il diritto di perseguire un accordo, ma il Libano è "nostro". Non dobbiamo accettare l'equazione iraniana, anche a costo di un grave confronto con gli Stati Uniti.
Da Teheran anche il capo del Comitato per la Sicurezza Nazionale dell'Iran, Ibrahim Azizi, su X, preannuncia ciò che accadrà: «Il crimine di oggi da parte del regime sionista a Dahieh, Beirut, ha dimostrato ancora una volta che gli Stati Uniti sono deboli e privi di credibilità, poiché non sono nemmeno in grado di controllare questo regime illegittimo. Una forte risposta sta arrivando».
È incerto se le forze aereo-spaziali dei Guardiani della Rivoluzione agiranno già nelle prossime ore o se stiano preparando un attacco su più larga scala. Indiscrezioni dai canali iraniani parlano dell'utilizzo di missili pesanti e droni Shahed, che saranno lancati a ondate, prima per sopraffare il già vulnerabile Iron Dome e poi per lanciare attacchi successivi più pesanti.
Teheran può ora sfruttare la finestra d'opportunità, offerta improvvidamente dal regime sionista, per colpire molto duramente le infrastrutture militari e industriali di Tel Aviv, sia per ribadire la sua credibilità quando parla di 'linee rosse' da non superare, sia per saggiare 'se' ci sarà –e in caso 'in che termini'– la reazione della Casa Bianca (con l'evidente ricaduta d'interesse di acuire le frizioni e divergenze, per ora solo 'tattiche' ma in futuro chissà, tra Tel Aviv e Washington), sia per chiarire come possano essere in futuro le modalità del suo intervento a fronte di sicure violazioni e posture aggressive di Israele nei confronti del Libano (e non solo!) riservandosi così la facoltà di intervenire militarmente in aiuto ogni qual volta ritenga. Un passaggio molto delicato ma che potrebbe rafforzare la svolta epocale –già in essere– del ruolo dell'Iran nella regione, di fronte al terrorismo genocida ed espansionista di Tel Aviv.