Rivista Indipendenza

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Indipendenza (rivista dal 1986 e associazione dal 2015) promuove analisi, proposte, azioni anche in collaborazione con realtà nazionali e internazionali per liberare l'Italia dal controllo di NATO e UE. Senza in-dipendenza e sovranità nazionale effettive sarà sempre illusoria ogni prospettiva di emancipazione/liberazione sociale possibile, che è l'effettivo completamento di ogni processo di liberazione nazionale ([email protected])

14/06/2026

Autogol di 'Bibi'?

Canale 12 (israeliano) afferma che Trump ha offerto a Teheran lo sblocco di fondi aggiuntivi in cambio della rinuncia ad una sua risposta militare contro Israele, per l'ennesima strage che il regime genocida sionista ha perpetrato a Beirut sud poche ore fa. Secca la risposta di Teheran: i nostri alleati non sono in vendita.

Tel Aviv ha fatto sapere di aver informato preventivamente il comando centrale statunitense (Centcom) poco prima dell’operazione, ricevendo disco verde. Trump però, dal canto suo, ad Axios: «Perché Bibi ha dovuto fare un fottuto attacco? Ero furioso. Ero incazzato nero. Gliel'ho fatto sapere. Non ha un c***o di buon senso. Gliel'ho fatto sapere. Avremmo dovuto firmare l'accordo stamattina (...)». Ha quindi rivolto un appello a tutte le parti coinvolte ad evitare ulteriori spirali, con un passaggio che è risultato molto sgradito a Tel Aviv: «Non dovrebbero esserci altri attacchi da parte di Israele in nessuna parte del Libano». Le parole di Trump vanno prese per quello che valgono, certo, vista la sua allegra propensione alla volubilità di azioni e dichiarazioni in assoluta assenza di una qualche visione strategica; purtuttavia assumono particolare rilievo perché sembrano andare oltre le posizioni espresse nelle ultime ore da alcuni esponenti israeliani, i quali avevano lasciato intendere che eventuali limitazioni operative avrebbero riguardato soltanto Beirut e non il resto del territorio libanese. Secondo Yediot Ahronoth, quotidiano israeliano, Trump ha chiesto a Netanyahu di ritirare le forze israeliane dal Libano e di cessare tutti gli attacchi aerei. A Tel Aviv serpeggia il timore che Trump estenda un eventuale accordo regionale all'intero Libano o che lo debba fare a fronte di una ferma postura di Teheran. Canale 12, sul punto, dà la misura della delicatezza della questione riferendo –dal gabinetto di sicurezza israeliano in svolgimento– dichiarazioni del seguente tenore: per quanto ci riguarda, l'Iran è un problema di Trump e lui ha il diritto di perseguire un accordo, ma il Libano è "nostro". Non dobbiamo accettare l'equazione iraniana, anche a costo di un grave confronto con gli Stati Uniti.

Da Teheran anche il capo del Comitato per la Sicurezza Nazionale dell'Iran, Ibrahim Azizi, su X, preannuncia ciò che accadrà: «Il crimine di oggi da parte del regime sionista a Dahieh, Beirut, ha dimostrato ancora una volta che gli Stati Uniti sono deboli e privi di credibilità, poiché non sono nemmeno in grado di controllare questo regime illegittimo. Una forte risposta sta arrivando».
È incerto se le forze aereo-spaziali dei Guardiani della Rivoluzione agiranno già nelle prossime ore o se stiano preparando un attacco su più larga scala. Indiscrezioni dai canali iraniani parlano dell'utilizzo di missili pesanti e droni Shahed, che saranno lancati a ondate, prima per sopraffare il già vulnerabile Iron Dome e poi per lanciare attacchi successivi più pesanti.

Teheran può ora sfruttare la finestra d'opportunità, offerta improvvidamente dal regime sionista, per colpire molto duramente le infrastrutture militari e industriali di Tel Aviv, sia per ribadire la sua credibilità quando parla di 'linee rosse' da non superare, sia per saggiare 'se' ci sarà –e in caso 'in che termini'– la reazione della Casa Bianca (con l'evidente ricaduta d'interesse di acuire le frizioni e divergenze, per ora solo 'tattiche' ma in futuro chissà, tra Tel Aviv e Washington), sia per chiarire come possano essere in futuro le modalità del suo intervento a fronte di sicure violazioni e posture aggressive di Israele nei confronti del Libano (e non solo!) riservandosi così la facoltà di intervenire militarmente in aiuto ogni qual volta ritenga. Un passaggio molto delicato ma che potrebbe rafforzare la svolta epocale –già in essere– del ruolo dell'Iran nella regione, di fronte al terrorismo genocida ed espansionista di Tel Aviv.

14/06/2026

Memorandum 'sospeso' a Teheran e attacchi sionisti a Beirut

Sul Memorandum d'Intesa scaturito dai negoziati USA-Iran, Teheran non ha ancora annunciato la sua posizione finale. È in corso una valutazione dei suoi aspetti politici, giuridici e tecnici, sia a livello di esperti sia ai diversi livelli decisionali. A Teheran, nella notte, in alcune delle manifestazioni che si tengono ogni sera, in svariate città, dal 28 febbraio scorso a sostegno della Repubblica e delle sue Forze Armate, slogan scanditi e cartelli esibiti chiedono di non intaccare con i negoziati la vittoria storica ottenuta sul campo. La stessa stampa iraniana è divisa tra quotidiani filogovernativi che parlano di «vittoria strategica», riecheggiando il ministro Araghchi (Esteri) e quelli della linea principialista, che mettono in guardia dal «non trasformare la vittoria in guerra in una sconfitta con un cattivo accordo». Quest'ultimi chiedono che pedaggi per lo Stretto di Hormuz, riparazioni e ritiro totale USA dalla regione siano acquisiti e paventano il fantasma del JCPOA (l'accordo sul nucleare firmato a Vienna nel 2015 dalla presidenza Obama) sostenendo che fidarsi ancora di Washington sarebbe fatale. C'è chi invita alla «razionalità rivoluzionaria» e critica i «divisori» dentro il campo conservatore, esortando alla pazienza fino al rilascio del testo completo.

Trump, che nelle sue trumpanate truttiane ha annunciato pressoché ogni giorno la sua «vittoria assoluta» con totale indifferenza all'esposizione ridicola e grottesca –su scala mondiale– della sua figura e, va da sé, dell'immagine degli USA, è lì che scalpita per poter annunciare oggi, giorno del suo compleanno, qualcosa di 'vittorioso'. Da Israele è un dilagare di «Trump ci ha tradito!». Da stampa e politici l'accordo futuro è ritenuto lesivo degli interessi sionisti: chi parla di «cedimento alle condizioni principali di Teheran», chi di «fallimento», chi di «disastro colossale» guardando agli scenari che si profilano. Il regime genocida, quindi, perseverando nella sua linea sterminazionista, torna a colpire il quartiere di Dahiyeh, a Beirut, esattamente una settimana dopo averlo già fatto. Teheran, il 7 giugno scorso, aveva bollato i bombardamenti sionisti come una violazione della tregua e, per la prima volta nella storia della Repubblica Islamica, come promesso aveva attaccato per primo, a difesa del Libano e di Hezbollah, suo alleato regionale. Insomma Tel Aviv, nel tentativo di impedire o ritardare lo sganciamento di Washington dal pantano iraniano, cerca di far saltare il banco.

Hezbollah continua a tendere imboscate, ad attaccare corpo a corpo gli aggressori, a lanciare missili e a impiegare droni in fibra ottica invisibili ai radar, mostrando una capacità difensiva di risposta mai così efficace –a detta di stampa e vertici militari sionisti– contro le ambizioni annessionistiche per la "Grande Israele" che da sempre il sionismo persegue. Ora la domanda è: come risponderà l'Iran all'attacco israeliano a Beirut, visto che ha promesso di farlo con decisione di fronte a qualsiasi attacco alla città? Il capo negoziatore iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf: «l’incursione dei sionisti a Dahiyeh dimostra ancora una volta che gli Stati Uniti o mancano della volontà di adempiere ai loro impegni o della capacità di farlo. Dando il via libera al regime, non si possono ottenere concessioni. Il gioco del poliziotto cattivo e del poliziotto buono è obsoleto. Se manca la volontà e la capacità di adempiere agli impegni, parlare di continuare il percorso non è possibile». Secondo il vice Comandante delle Forze Armate iraniane «l'aggressione sionista contro Dahiyeh a Beirut non rimarrà senza risposta». Insomma, i negoziati stessi mostrano di non essere in contrapposizione con la resistenza. Sono essi stessi campo di battaglia ed il campo di battaglia stesso alimenta i rapporti di forza tra i campi negoziali. In più, a ben vedere, si acuiscono le frizioni, le incrinature d'interesse tattico tra Stati Uniti e Israele.

– Iran: cambio di equazione di fronte all'aggressione.– Hezbollah: Tel Aviv nel pantano libanese.– Paesi Baltici e Russi...
12/06/2026

– Iran: cambio di equazione di fronte all'aggressione.
– Hezbollah: Tel Aviv nel pantano libanese.
– Paesi Baltici e Russia. Qualche considerazione.
– L'Italia e la NATO.
– Remigrazione? Sì, italiana! Alle radici della questione.

Incontro telematico
VENERDÌ 12 GIUGNO 2026, dalle ore 21:00

Il centro mondiale della "democrazia occidentale dei Signori", gli USA, rilancia i bombardamenti contro la Repubblica Is...
11/06/2026

Il centro mondiale della "democrazia occidentale dei Signori", gli USA, rilancia i bombardamenti contro la Repubblica Islamica dell'Iran per imporre i propri diktat, il proprio dominio: tanto bullismo e nessuna visione –nemmeno una qualche idea...– strategica.

La coazione a ripetere dell'amministrazione Trump (uso della forza per piegare chi non accetta l'oppressione) ripropone le stesse illusorie dinamiche, lo stesso velleitario copione dei mesi scorsi.

L'esito è quindi già scritto: enfatizzerà il fallimento degli Stati Uniti contro l'Iran, accelererà il suo forte ridimensionamento in Asia occidentale, accentuerà il suo declino e discredito agli occhi di una gran parte di mondo che sempre più mal sopporta il dominio dell'Occidente tutto (USA, Israele, Unione Europea).

Guerra d'aggressione a guida USA-Israele contro l'Iran: le perdite aeree statunitensi, tra apparecchi danneggiati e dist...
11/06/2026

Guerra d'aggressione a guida USA-Israele contro l'Iran: le perdite aeree statunitensi, tra apparecchi danneggiati e distrutti (28 febbraio - 8 giugno 2026), confermate dal Pentagono.

08/06/2026

Nelle ultime ore la resistenza libanese ha colpito, nel nord della Palestina occupata, un gruppo di soldati nella caserma "Dovev", una postazione di artiglieria nella caserma "Yiftah" e un altro gruppo di soldati nei pressi di Birkat al-Marj. Poi sono state prese di mira tre tende dove erano stanziati soldati dell'esercito di occupazione israeliano nella periferia sud-orientale della città di Yahmar al-Shaqif, utilizzando uno squadrone di droni d'attacco di alta qualità. A seguire colpiti un assembramento di soldati dell'occupazione nei pressi dello storico Castello di Beaufort con un drone d'attacco "Ababil" e, con una salva di razzi, veicoli e soldati delle forze di occupazione nella città di Rashaf. Un aereo da guerra israeliano è stato poi affrontato nei cieli di Nabatieh con un missile terra-aria.

08/06/2026

Paturnie sioniste

Fallimento nella guerra contro l'Iran e "palude" in Libano: è questo il quadro pessimistico descritto ancora una volta, domenica, poche ore fa, dai giornali israeliani circa i risultati delle ultime guerre del regime sionista. Si fanno sempre più insistenti e preoccupati, in Israele, gli interrogativi sui fallimenti accumulati in Iran e la situazione di stallo in Libano. I discorsi su un "clamoroso fallimento strategico" nello scontro con l'Iran e la presa d'atto che il conflitto libanese si stia trasformando in una nuova "palude" contraddice la narrazione ufficiale che annuncia, pressoché ogni giorno, una "vittoria assoluta" e un cambiamento negli equilibri di potere nella regione.

Mentre alcuni giornali descrivono la guerra in Libano come priva di obiettivi chiari, altri sostengono che il confronto con l'Iran non abbia raggiunto gli obiettivi dichiarati. La guerra in Libano sta prosciugando le risorse dell'esercito e lo tiene bloccato in uno scontro aperto senza una chiara fine in vista. Per il quotidiano Haaretz, quella in Libano è una "guerra futile e inutile", di cui nessuno conosce obiettivi o portata, mentre i soldati continuano a cadere e le operazioni militari si espandono senza ottenere risultati decisivi. L'estensione del conflitto verso sud non registra progressi sul campo e sta mostrando l'incapacità di trovare una soluzione politica. "Ciò che non è stato ottenuto in una guerra durata più di due anni non sarà ottenuto in un altro ciclo di distruzione e uccisioni".

La realtà sul campo, scrive il quotidiano "Israel Hayom", pone Israele in una posizione difensiva nei confronti di Hezbollah, nonostante le ripetute promesse di ribaltare gli equilibri di potere. Il giornale cita funzionari della sicurezza che hanno criticato aspramente l'operato del governo di occupazione e delle forze armate nel contrastare la minaccia dei droni e di altri velivoli, affermando che l'organizzazione continua ad operare con relativa libertà, mentre le perdite nell'esercito israeliano sono in aumento.

La stagnazione operativa trasforma le forze in bersagli fissi. Canale 12 israeliano parla di una "situazione di stallo operativo" che sta interessando le forze israeliane in Libano. Il prolungato dispiegamento delle truppe in posizioni semi-fisse le ha private dell'iniziativa, ha permesso a Hezbollah di raccogliere informazioni precise su di esse e di sottoporle a una sorveglianza costante prima di colpirle in modo più efficace, in quanto facili bersagli per le tattiche di guerriglia di Hezbollah, il che richiamando alla memoria esperienze passate relative alla cosiddetta "striscia di confine" nel Libano meridionale. Canale 12 cita filmati diffusi dalla Resistenza islamica –Hezbollah– che mostrano combattenti operare a stretto contatto con le forze israeliane e che il prezzo elevato che Israele sta pagando oggi è la diretta conseguenza della sottovalutazione delle capacità del nemico e dell'attaccamento a metodi operativi obsoleti, avvertendo che proseguire con questo approccio porterà solo a ulteriori perdite. Il Canale non esprime ottimismo sulla possibilità di cambiare questa realtà attraverso nuove operazioni o assassinii, poiché dubita della capacità di qualsiasi ulteriore attacco di produrre un vero cambiamento nel corso della guerra.

Trump, sulla sua piattaforma Truth, aveva pubblicato una minacciosa immagine di una bomba montata su un aereo, ringrazia...
08/06/2026

Trump, sulla sua piattaforma Truth, aveva pubblicato una minacciosa immagine di una bomba montata su un aereo, ringraziando per l'attenzione.

Ebrahim Azizi, presidente della Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera del Parlamento iraniano, ha risposto pubblicando una foto di aerei USA abbattuti durante la guerra d'aggressione contro l'Iran, con due parole d'accompagno: "Qabeli Nadash" ("Prego").

08/06/2026

Promesse veritiere...

Tel Aviv ha bombardato Beirut sud e Teheran ha risposto attaccando le basi militari sioniste. È stata certamente colpita la base israeliana Ramat David dalla quale sono partiti gli attacchi che hanno ucciso e sfollato civili a Tiro, Nabatieh e altre zone del Libano. Il regime genocida sionista aveva intensificato i suoi attacchi nel sud del Libano, nonostante i reiterati avvertimenti di Teheran di cessarli, prendendo di mira in particolare Dahiyeh a Beirut, con il fattivo via libera e sostegno di Washington.

L'Iran aveva avvertito che condizione imprescindibile del "cessate il fuoco" di aprile sarebbe stata l'estensione a tutti i fronti, altrimenti avrebbe risposto. Israele e Stati Uniti hanno continuato a violarlo attraverso, rispettivamente, attacchi in Libano (con uso di armi anche proibite come le bombe al fosforo) e ripetute azioni contro le coste e le navi iraniane nello Stretto di Hormuz, nel Mar di Oman e nell'Oceano Indiano.
Sono in corso ondate (finora tre) di attacchi. Lanci sono segnalati da tutte le basi missilistiche iraniane (Kermanshah, Tabriz, Kerman e Isfahan, ecc.) che i regimi di Trump e Netanyahu avevano affermato di aver distrutto.

Il Comando militare centrale dell'Iran (Khatam Al-Anbiya), in un comunicato, ha avvertito il regime sionista di non proseguire gli attacchi in Libano e non rispondere all'azione dell'Iran, altrimenti dovrà affrontare attacchi di risposta ancora più duri. Per i Guardiani della Rivoluzione, l'operazione in corso stasera è da considerare un "avvertimento".

Le ondate di missili iraniani, visibili in cielo, sono state salutate con ovazioni dalle masse popolari che, per la 100esima notte consecutiva dall'inizio dell'aggressione statunitense e israeliana del 28 febbraio scorso, anche in queste ore stanno riempiendo le piazze, con il calar della sera, di svariate città del Paese.

Oggi, martedì 26 maggio a Roma (Tiburtina)....
26/05/2026

Oggi, martedì 26 maggio a Roma (Tiburtina)....

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