Rivista Indipendenza

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Indipendenza (rivista dal 1986 e associazione dal 2015) promuove analisi, proposte, azioni anche in collaborazione con realtà nazionali e internazionali per liberare l'Italia dal controllo di NATO e UE. Senza in-dipendenza e sovranità nazionale effettive sarà sempre illusoria ogni prospettiva di emancipazione/liberazione sociale possibile, che è l'effettivo completamento di ogni processo di liberazione nazionale ([email protected])

Mezzogiorno, mobilità pubblica e continuità territoriale: la quadratura del cerchioImmediatamente dopo gli scontri nei p...
13/09/2026

Mezzogiorno, mobilità pubblica e continuità territoriale: la quadratura del cerchio

Immediatamente dopo gli scontri nei pressi dei cantieri dell’alta velocità Torino-Lione (TAV) dello scorso luglio, Potere al Popolo ha diffuso un comunicato che è il caso di rileggere e rilanciare: https://www.facebook.com/poterealpopolo.org/posts/1343774257926140. Nella sostanza si cita il caso della tecnologia ferroviaria a ‘cassa mobile’, gergalmente nota come ‘Pendolino’, da sviluppare e migliorare quale concreta alternativa alla devastazione portata da determinati progetti di alta velocità ferroviaria il cui fine ultimo è la speculazione e non certo una prospettiva di servizio pubblico per le collettività.

Sia chiaro, la mobilità ferroviaria a ogni livello è la chiave per una filiera dei trasporti più sicura e meno impattante sull’ambiente ma, nel mentre si allocano miliardi in grandi opere come la TAV, si taglia la mobilità dei pendolari, gli InterCity e i treni notturni sono promossi solo quando sono una caricatura ‘vintage’ (operazione “Treni Turistici Italiani”…) non certo come un servizio di massa per ottimizzare l’utilizzo della rete e connettere in maniera davvero accessibile il Paese e, ancor di più, le tratte con l’estero. Non solo, mentre si forano montagne e sbancano colline per trafori e gallerie che riducono di una manciata di minuti le tratte fra i grandi centri, è tutta la connettività capillare a essere sacrificata con il concreto risultato che, giunti nelle grandi stazioni di smistamento, spesso le coincidenze portano ad attese –quando non a ritardi– tutt’altro che brevi, dissipando completamente l’esoso risparmio di tempo.
Non possiamo quindi che far nostra l'idea per un rilancio della filiera manifatturiera e ingegneristico-progettuale ferroviaria, anche con riguardo alla tecnologia del Pendolino, brevetto italiano della –allora– Fiat Ferroviaria, poi divenuta Alstom all’esito delle varie operazioni ‘spezzatino’ degli anni Novanta. Altrettanto dovrebbe compiersi in riferimento alla creazione di un polo pubblico per la produzione e l’allestimento di autobus per la mobilità urbana, come abbiamo sostenuto fin dal referendum cittadino a Roma su ATAC del 2018, finalizzato a un piano di massivo rinnovamento e potenziamento delle flotte nelle città.

Abbiamo affrontato nella rivista d’approfondimento anche il tema della vetustà dei traghetti, il cui impatto, in particolare nelle città portuali, porta pesantissime conseguenze sulla salute delle comunità, e certamente la dispersione in mare delle polveri non è comunque un toccasana. Per ora, però, la cantieristica italiana si occupa di yacht per miliardari e navi da crociera.
Anche il più generale problema della continuità territoriale evidenzia come una scelta strategica per l’Italia dovrebbe essere, tra l’altro, il potenziamento della filiera turboelica (consorzio ATR) che, già oggi, garantirebbe una tecnologia in grado quasi di dimezzare le emissioni climalteranti e inquinanti rispetto ad analoghi aerei a reazione, a fronte di tempi di percorrenza comparabile nella connettività con le isole.
Tale consorzio è formato da Leonardo e Airbus e parte di tali aerei è assemblata in stabilimenti dell’Italia meridionale (Pomigliano d’Arco, Foggia) concretizzando una filiera in grado di esprimere una prospettiva di industrializzazione di qualità e a capitale pubblico nel Mezzogiorno d’Italia, mettendo a disposizione una tecnologia concretamente in grado di ridurre l’impatto della filiera del trasporto passeggeri, che tuttavia è largamente inespressa per la mobilità interna.

Si tratterebbe dunque di una ‘quadratura del cerchio’, per recuperare l’espressione utilizzata nella videopresentazione della tecnologia ‘Pendolino’ realizzata nel 1988 e che vale la pena di rivedere: https://www.youtube.com/watch?v=vaiX6gZVoE4
Queste le linee d’indirizzo che auspichiamo per tutto il sistema della mobilità collettiva in un Paese rinnovato e messo al riparo dall’implosione della filiera dell’automotive, destino conclamato e ammesso anche dalla stampa padronale da ultimo all’esito delle destabilizzazioni energetiche non certo destinate a risolversi in breve tempo.

13 settembre 2026

Video numero 450!!Filmato di presentazione del Pendolino realizza...

Venerdì, 11 settembre 2026, ore 21:00...
10/09/2026

Venerdì, 11 settembre 2026, ore 21:00...

ANSARULLAH: VERSO LA LIBERAZIONE DEL SUD-OVEST DELLO YEMEN?In risposta agli attacchi sauditi a metà luglio (https://t.me...
10/09/2026

ANSARULLAH: VERSO LA LIBERAZIONE DEL SUD-OVEST DELLO YEMEN?

In risposta agli attacchi sauditi a metà luglio (https://t.me/rivistaindipendenza/1530) Ansarullah (gli Houthi) ha reagito con attacchi agli aeroporti, basi militari, raffinerie e oleodotti sauditi. In questo contesto si è sviluppata un'offensiva di terra su vasta scala nel sud-ovest dello Yemen, avviata il 3 settembre 2026 e volta a liberare tutta l'area intorno allo strategico porto di Mokha.
Da qui gli scontri con le forze governative e mercenarie del Consiglio Direttivo Presidenziale (PLC), ovvero il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale e sostenuto da una coalizione militare guidata dall'Arabia Saudita, inclusi Paesi occidentali (Stati Uniti in primis).
L'obiettivo strategico è acquisire il controllo totale della costa e quindi, in modo decisivo, quello dello stretto di Bab el-Mandeb.

Ansarullah ha liberato 2600 chilometri quadrati di territorio nelle ultime 24 ore e dalle ultimissime segnalazioni, in attesa di conferma, l'ingresso nel centro della città di Mokha sarebbe in corso. Altre fonti parlano della liberazione della città. Se confermato e in caso di consolidamento di Ansarullah nel sud-ovest dello Yemen, si tratterebbe di un fatto di rilevanza geo-strategica enorme per l'Asse della Resistenza nella regione e per le sue implicazioni geopolitiche internazionali.

Intanto il generale Yousef Al-Sharaji, comandante delle forze del fronte di Ta'izz del PLC sostenuto dall'Arabia Saudita ha presentato le sue dimissioni. Nel suo comunicato parla di pesanti perdite sul campo di battaglia, di perdita di posizioni, di scarsa coordinazione e di tradimenti all'interno delle sue fila.

10 settembre 2026, ore 08:47

10/09/2026

GLI USA ATTACCANO. IMMEDIATA E DURA LA RISPOSTA DELL'IRAN

Intorno alle 21:00 dell'8 settembre, gli Stati Uniti hanno colpito tre petroliere iraniane: due al largo dell'isola di Kharg (nel Golfo Persico settentrionale) ed una al largo del porto di Jask (Golfo d'Oman), nel sud del Paese. Teheran aveva avvertito delle conseguenze.
La Marina dei Guardiani della Rivoluzione (IRGC) ha immediatamente ordinato ai membri degli equipaggi delle petroliere ancorate o al molo nei porti del Kuwait e del Bahrein di evacuare al più presto possibile le loro navi. Per Teheran, entrambi i Paesi ospitano forze armate statunitensi e sono corresponsabili anche dei recenti attacchi.

Un'ora e mezza dopo sono partite da una serie di basi (più di 12) dell'Iran (Yazd, Khomeyn, Esfahan, Qom, Zanjan, Khorammabad, Tabriz...) una serie di ondate di attacchi missilistici alle basi USA, in Giordania: "Al-Azraq" (così Teheran indica la base aerea di Muwaffaq Salti), Prince Hassan, Aqaba.
Per fronteggiare le prime due ondate di decine e decine di missili in arrivo, c'è stato il ricorso ad un numero esagerato di intercettori Patriot (tra i 110 e i 120 secondo le prime stime visive) e, ciò nonostante, si sono verificati impatti sulle basi con ingenti danni su aviorimesse, aree di dispiegamento di aerei da combattimento e rifugi per caccia F-35, F-16 e F-15. Già girano le prime immagini.
Con la terza ondata è cessato il lancio di detti intercettori, forse per loro scarsità o danneggiamento dei lanciatori stessi. Del resto molti missili utilizzati hanno testata a grappolo per infliggere più danni possibili ad infrastrutture, aerei ed attrezzature statunitensi. Gli attacchi sono ancora in corso.
IRGC rivendica di aver colpito le navi USS Delbert D. Black (DDG-119) e USS John Paul Jones (DDG-53) con missili balistici, infliggendo "danni significativi".
Esplosioni udite anche in Bahrein.
Un aereo C-17 USA (grande aereo da trasporto) ha inviato un segnale di soccorso dopo essere decollato dalla base aerea di Re Faisal (Arabia Saudita).
Questa notte l'Iran ha utilizzato i missili Kheybar Shekan, Qadr, Emad e Qadr-H (con testata a grappolo).

Funzionari statunitensi hanno dichiarato a Fox News che gli attacchi USA miravano a mettere sotto pressione economica l'Iran, una strategia -hanno aggiunto- che include affondamento o messa fuori servizio di petroliere iraniane.

9 settembre 2026, ore 01:15

Il Dive-LD è un drone sottomarino autonomo avanzato, progettato per la US Navy e consegnato nell'aprile 2025. Rappresent...
10/09/2026

Il Dive-LD è un drone sottomarino autonomo avanzato, progettato per la US Navy e consegnato nell'aprile 2025.
Rappresenta un salto generazionale nei sistemi autonomi subacquei per via della sua notevole autonomia (10 giorni) e della capacità di scendere a profondità operative abissali (6000 metri).
Serve per mappare fondali, depositare o rilevare mine, trasmettere o intercettare comunicazioni, disattivare cavi sottomarini.

Poco fa, la Marina dei Guardiani della Rivoluzione ha annunciato di averne catturato uno, in perfette condizioni, nello Stretto di Hormuz e che sarà esposto sulla televisione di Stato nelle prossime ore.
Tecnici e scienziati itaniani, studiandolo, replicandolo, modificandolo, potenzierebbero di molto il monitoraggio dello Stretto di Hormuz.

Teheran segnala un volteggiare di droni USA nell'aerea del ritrovamento. Qualcuno è stato abbattuto. Presumibilmente stanno cercando di localizzarlo per distruggerlo e impedirne la caduta nelle mani iraniane.

8 settembre 2026, ore 19:24

06/09/2026

VICOLO CIECO USA. LE PROPOSTE DEL JERUSALEM POST, COME SEGNO DEI TEMPI

Nelle scorse settimane e ufficialmente il 3 agosto 2026, i vertici militari statunitensi hanno diffuso un appello, rivolto ad un ampio gruppo di analisti militari, per trovare «metodi nuovi, creativi e non convenzionali per fare pressione sull'Iran e punirlo». Non sapendo come sconfiggere Teheran dopo 180 giorni di guerra d'aggressione, peraltro con la più intensa campagna aerea dai tempi della guerra in Iraq (2003), Pentagono e Casa Bianca cercano pubblicamente suggerimenti o indicazioni un po' qua e un po' là.

Il Jerusalem Post si inserisce in questa sorta di bizzarro "crowdsourcing" strategico 'globale' e individua tre proposte interconnesse, di cui una inedita e significativa: 1. il Congresso USA dovrebbe riconoscere, con una risoluzione, le grandi minoranze nazionali (curdi, arabi ahwazi nel Khuzestan, baluchi e azeri). Certo, Turchia e Iraq protesterebbero, ma resterebbe una destabilizzazione interna dell'Iran. 2. Washington dovrebbe adottare un provvedimento per cui soprattutto i giovani statunitensi verrebbero arruolati in cambio della cancellazione dei debiti. In sostanza chiunque abbia dei debiti (per gli studi, prestiti studenteschi, debiti delle carte di credito, ecc.) e si arruoli nell'esercito, se li vedrebbe condonati. Il tutto per costruire una forza militare abbastanza grande per invadere l'Iran. 3. La Casa Bianca dovrebbe stringere un accordo con Pechino e la visita del presidente cinese Xi Jinping negli Stati Uniti, quest'anno, ne rappresenterebbe l'opportunità: se Pechino ritirasse il sostegno diplomatico e materiale a Teheran, Washington alla Cina 'garantirebbe' (il che, per inciso, già di per sé fa sorridere!) l'accesso al petrolio iraniano nell'ambito di un accordo di gestione post-conflitto, con protezione futura delle proprie forniture dal Golfo e, come contropartita, avrebbe Taiwan.

Ci sarebbe molto da osservare al riguardo. Ci si limita qui a rilevare che la narrazione statunitense di un Iran distrutto, prostrato, cancellato, con Teheran che supplica un accordo con gli USA ma non lo vuole ammettere pubblicamente, ancora una volta rende risibile anche questa linea comunicativa che la Casa Bianca porta avanti da mesi e concorre a squalificare l'immagine di grande potenza che le sue classi dirigenti tentano di dare degli Stati Uniti. In secondo luogo segnala per gli Stati Uniti la gravità della situazione e del correlato livello di declino e di non saper bene che fare se Israele, tramite il Jerusalem, arriva a prospettare al tavolo di una possibile negoziazione con Pechino addirittura una revisione pubblica, peraltro con rilevanti e gravi implicazioni a tutto campo, della posizione USA su Taiwan. Già prospettare a Washington e Trump un tale livello di negoziazione è però molto significativo, perché disvela la potenza dell'Iran che, con le sue capacità politico-militari, ha portato a dover 'immaginare' tali proposte.

6 settembre 2026

03/09/2026
Da fine agosto 5 impianti di desalinizzazione israeliani hanno sospeso le operazioni. Rimane operativo solo quello di Ha...
03/09/2026

Da fine agosto 5 impianti di desalinizzazione israeliani hanno sospeso le operazioni. Rimane operativo solo quello di Hadera.

Il blocco è stato causato da un picco anomalo di torbidità dell'acqua di mare.All'inizio le autorità sioniste hanno parlato di fioritura eccezionale di microalghe provenienti dal Delta del Nilo, un 'accidente' di natura che rischiava di ostruire e danneggiare le delicate membrane filtranti delle strutture.

Poi la causa di fondo, una conseguenza della guerra di sterminio di Israele a Gaza: la distruzione delle infrastrutture sanitarie ed il collasso di quelle fognarie, con sversamenti continui di acque reflue non trattate nel Mediterraneo. Enormi quantità di nutrienti (es. azoto e fosforo) hanno fatto proliferare batteri e fioriture algali anomale. Le correnti hanno fatto il resto. Desta poi preoccupazione la rimozione di circa 60 milioni di tonnellate di macerie da Gaza per la presenza di sostanze pericolose (metalli pesanti, amianto, ecc.).

3 settembre 2026

02/09/2026

VENEZUELA/ IL 'NODO' DELLA DIFESA NAZIONALE

Caracas, sulla difesa nazionale, non ha avuto una visione strategica efficace come sta dimostrando Teheran. Due Paesi, Venezuela e Iran, entrambi sottoposti ad embargo pluridecennale occidentale per farli collassare, entrambi bersaglio di tentativi golpisti eterodiretti (in primis dagli USA), entrambi consapevoli di aggressione militare in diversi momenti da Washington apertamente prospettata, minacciata, giurata. Due indirizzi diversi, però, sul 'come' attrezzarsi 'a monte'. In estrema sintesi: per Caracas uno scenario di invasione terrestre 'vecchio stile' (Vietnam, Iraq, Afghanistan...) con capacità d'interdizione costiera ma senza deterrenza di profondità; per Teheran una preparazione sia 'a terra', sia con una deterrenza missilistica di molto significativa profondità. Ad oggi quindi, con scenari comunque 'aperti', vediamo Teheran (con una potenza di per sé imparagonabile a quella degli aggressori) ribattere colpo su colpo ed infliggere agli USA, in tempi stretti, sonore sconfitte come nemmeno in Vietnam, Iraq, Afghanistan e con capacità di proiezione regionale e globale, Caracas, invece, ritrovarsi la pi***la di Washington alla tempia, pur conservando allo stato delle 'carte' importanti (seguito popolare, decenni di socialismo bolivariano, un'articolata forza armata 'territoriale' costruita per una robusta guerra asimmetrica di guerriglia).

A Caracas, un destino segnato da detta pi***la alla tempia? Ancora presto per dirlo! La consumazione di un tradimento? Una categoria valutativa non convincente. Lasciando da parte le zone d'ombra sul sequestro (3 gennaio 2026) di Nicolas Maduro e di sua moglie Cilia Flores ("la primera combatiente") da parte USA, nel mirino oggi –molto più fuori dal Venezuela che dentro– c'è Delcy Rodriguez, per scelte poi assunte. Lei sarebbe la traditrice del bolivarismo! La categoria del "tradimento" è di per sé inadeguata a comprendere processi politici e storici. Può essere presente in un 'processo', ma non esserne il motore. Non troviamo tracce, in tal senso, nella Storia. Il caso venezuelano non fa eccezione. Allo stato, infatti, si dovrebbe dire che il tradimento è generalizzato. La classe dirigente bolivariana non si è scompaginata, non è spaccata (mugugni, preoccupazioni, dissensi sì!) ed è di fatto compatta sull'indirizzo perseguito dalla figura istituzionalmente 'di punta', la vice-presidente Rodriguez. Esercito e milizie non danno segni di fattiva opposizione. Il Parlamento ed il governativo PSUV esprimono sostegno alla linea. La popolazione bolivariana non la si vede sciamare infuriata per le strade.

Cosa emerge? Un pragmatismo compromissorio che cede su posizioni di collocazione internazionale (non essendo più che altro in grado di mantenerle...), che non vuol andare allo scontro bellico con Washington (bombardamenti prolungati sulle città, senza deterrenza missilistica a distanza), che afferma di mirare a difendere e potenziare le conquiste sociali della Rivoluzione. Investe sul consenso e il radicamento interno per sfruttare la riottosità USA ad uno scontro che poi continuerebbe a terra. È un crinale molto scivoloso perché un 'socialismo', anche innervato di patriottismo, che pensi di avere un futuro con la compiacenza del 'nemico' imperialista, è destinato a squagliarsi. La Casa Bianca, se ha interesse a non aprire un nuovo fronte di guerra, punta a consolidare la sua presa sul Paese, semmai non a rovesciare adesso il sistema politico-sociale bolivariano, piuttosto a logorarlo dal di dentro, per poi sbarazzarsene in tempi più opportuni, con un transizione (per sé) più indolore possibile. Del resto la Casa Bianca ha un delicatissimo contesto internazionale (e militare!) da cui non può prescindere. Probabilmente a Caracas investono anche su questo, sul 'tempo', ma farebbero bene ad attrezzarsi per risolvere quei problemi che hanno consentito a Washington di poter loro puntare la pi***la alla tempia.

2 settembre 2026

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