21/07/2026
«State calmi, non perdete la testa».
Sono le parole attribuite a Palmiro Togliatti dopo l’attentato del 14 luglio 1948, quando venne colpito davanti a Montecitorio. L’Italia fu attraversata da scioperi e manifestazioni e, in un Paese uscito da pochissimi anni dalla guerra civile e dalla dittatura, il rischio di una nuova esplosione di violenza era concreto.
Togliatti scelse un’altra strada. Quella scelta si inserì nel percorso che avrebbe caratterizzato la “via italiana al socialismo”: perseguire anche una trasformazione radicale della società attraverso la democrazia, il consenso, il Parlamento e le istituzioni repubblicane.
Diversa era stata la Resistenza. La lotta partigiana fu anche lotta armata, ma nacque nell’eccezionalità di una dittatura, dell’occupazione nazista e di una guerra, quando le libertà erano state soppresse. Quelle armi servirono anche a riconquistare la possibilità di deporle e costruire una Repubblica nella quale il conflitto politico potesse svolgersi attraverso le regole della democrazia.
È questo, in fondo, uno dei significati più profondi della nostra Costituzione: trasformare lo scontro in confronto, il nemico in avversario politico, la forza delle armi nella forza della partecipazione, della parola e del voto.
E da una storia e da una cultura completamente diverse arriva la lezione universale di Gandhi: la non violenza non è debolezza né rinuncia alla lotta. È la convinzione che si possa essere radicali negli obiettivi senza scegliere la violenza come strumento.
Forse è proprio questo che la storia dovrebbe continuare a ricordarci: essere radicali nelle idee non significa esserlo nelle armi.
La democrazia esiste precisamente perché, conquistata la libertà, a parlare non siano più i fucili, ma le idee.