16/12/2025
L’Europa sta scegliendo consapevolmente di indebolirsi.
Le decisioni degli ultimi anni non sono frutto di errori o ingenuità, ma di una linea politica precisa che subordina gli interessi del continente a quelli della NATO e degli Stati Uniti. Da Berlino a Parigi, da Bruxelles alle capitali europee, questa scelta sta producendo impoverimento strutturale e perdita di sovranità.
L’interruzione definitiva delle importazioni di gas e petrolio dalla Russia, anche mentre si intravede una possibile de-escalation in Ucraina, è emblematica. L’Europa rinuncia a una leva energetica strategica per legarsi al GNL statunitense, più costoso e instabile. A pagarne il prezzo non sono le élite, ma cittadini e imprese, schiacciati da costi energetici elevati e da una competitività sempre più fragile.
Parallelamente, l’UE subisce senza reagire la guerra commerciale degli Stati Uniti, accettando dazi e pressioni senza alcuna strategia di difesa. È il segno di un’assenza totale di autonomia economica e politica. Un continente che non tutela la propria industria va verso la deindustrializzazione. In Italia questo processo passa anche dalla svendita di asset strategici, come Telecom, ceduta a un fondo statunitense con il consenso di governi incapaci di difendere l’interesse nazionale ed europeo.
Le conseguenze sociali sono evidenti: meno lavoro significa più fragilità e insicurezza. Ma le classi dirigenti continuano a trattare questi fenomeni come emergenze isolate, rifiutandosi di affrontarne le cause strutturali.
Il limite più grave dell’Europa resta l’incapacità di esprimere una politica estera autonoma, credibile e unitaria. Lo dimostra il silenzio della Commissione e dei governi nazionali di fronte al dramma palestinese. Un’Unione che rinuncia a una posizione chiara su uno dei conflitti più gravi del nostro tempo non è un attore geopolitico, ma un soggetto passivo.
Questo è il suicidio europeo:
la rinuncia progressiva alla sovranità, all’indipendenza strategica e alla capacità di decidere il proprio destino.