06/06/2026
Tutte le strade portano a Roma – anche la mia, da quando a 15 anni ci ho trovato, quasi per caso, un gruppetto di amici. Ci sono tornata più e più volte, come ragazza alla pari, poi per il mio Erasmus. Ed è lì che la mia strada si è intrecciata con quella di mio marito Ivan, che mi ha seguito a Berlino, ma è originario di Raiano, un piccolo paese dell’entroterra abruzzese. La sua famiglia vive qui da generazioni – e grazie a lui ho avuto accesso a un mondo che a tanti viaggiatori rimane nascosto.
Me ne sono innamorata – e allo stesso tempo mi sono chiesta: com'è possibile che esista tutto questo, mentre in Germania nessuno conosce questa regione? Come mai tanti giovani lasciano questi luoghi pur amandoli?
Queste domande non mi hanno più abbandonata, e con il tempo ho capito che il mio legame con l’Italia non nasce da un sogno, ma da una realtà vissuta ogni giorno, con tutto ciò che comporta. Già da Berlino ho cominciato a scriverne. È nato così il blog “Expedition Abruzzen”, il primo a raccontare in tedesco questa regione. Il mio modo di dare voce a un'Italia che non cercavo ma che mi ha cambiata.
Poco dopo, quel racconto è diventato anche una scelta di vita. Nel 2018 abbiamo lasciato la mia città per il suo paese. Quello che doveva essere un intermezzo breve pian piano è diventato la nostra vita, ormai con due figli e radici in questa valle.
Abbiamo comprato la casa dei nonni di Ivan – una di quelle del centro storico pieno di storia, senza giardino, senza garage, con tantissime scale ripide e i muri storti. Case così finiscono spesso svuotate, o con la massima aspirazione di essere affittate ai turisti nei mesi estivi. Noi abbiamo deciso di abitarci. Ivan e suo padre l'hanno ristrutturata con le proprie mani, così come aveva fatto il nonno prima di loro.
Il nostro percorso non è stato romantico: lavoro precario, una regione che da decenni lotta contro lo spopolamento. Ma è stato una conseguenza consapevole e giusta. Anche nei giorni difficili.
E partendo da qua, sto lavorando, proprio adesso, a qualcosa di nuovo. È ancora un cantiere. Ma è quello in cui crediamo, e che nasce da tutto ciò che ho vissuto qui in tutti questi anni.
Così quando i nostri figli saranno grandi e si chiederanno e se restare o partire, vogliamo che sia una scelta del cuore. Non una fuga.