27/06/2018
“La verità è una e una sola. Come sostiene da sempre Giuliano Ferrara, senza Berlusconi Forza Italia non esiste. Forza Italia è Silvio Berlusconi. Se Berlusconi sparisce, sparisce Forza Italia. Per cui solo il ritorno in campo del suo fondatore la può rianimare.
Berlusconi è l’unico Ulisse che può entrare nella caverna dei Ciclopi e uscirne vivo. Ma non c’è più tempo di aspettare Godot”.
(IL TEMPO, 27 GIUGNO 2018)
CARO SILVIO, ADESSO SALVA FORZA ITALIA
Il governo dei sovranisti ha retto alla prima prova elettorale, anche se Salvini ne è uscito molto meglio del suo vicepremier dirimpettaio, che fa rima con Di Maio. Non c’è nulla da fare: al popolo sovrano questa strana coalizione piace, eccome. Dunque, buona fortuna a loro e all’Italia: a quella mezza che ha votato Lega e Cinque stelle e all’altra metà del cielo che non vi si riconosce. Anche se, per onestà intellettuale, bisogna ammettere che il cattivismo barbaro di Salvini sull’immigrazione raccoglie molti consensi anche negli elettorati a lui lontani, così come piace la voce grossa contro il signorino francese Macron, nemico ideale per risvegliare gli istinti nazionalisti e raggranellare altri like. Questo è quanto, e per invertire il corso degli eventi non basterà certo sgranocchiare pop-corn come al cinema, sedersi sulla riva di un fiume o augurarsi che il famigerato contratto di governo si scontri più prima che poi col principio di realtà. E’ vero che mettersi contro i poteri forti comunitari potrebbe esporre il Paese intero a ritorsioni drammatiche, ma i nuovi governanti – almeno lo spero – dovranno bene o male tenerne conto e ridimensionare così le loro fantasmagoriche promesse. Ma il vero rischio che intravedo è un altro, ossia che questo ircocervo politico finisca per consolidarsi a tal punto da diventare, al prossimo appuntamento elettorale, maggioranza e insieme opposizione. Un nuovo arco costituzionale. Perché in democrazia i vuoti si riempiono sempre, e attualmente un’opposizione è difficile trovarla, anche col lanternino. I suoi portavoce sono in effetti fantasmi e, salvo rare eccezioni, non fanno paura a nessuno.
Certo, se a suo tempo fosse nato il partito della Nazione oggi forse staremmo assistendo a un film diverso, ma rischiamo di parlare dell’archeologia politica e servirebbe a poco. Il fatto è che dentro il corpaccione indistinto del Paese stava covando un rancore sordo determinato dall’impoverimento dei ceti medi, che ha trovato nella guerra all’immigrazione il suo sfogo sociale. Per cui il Nazareno e le stesse sacrosante riforme sono state seppellite da un richiamo primordiale, da un istinto di conservazione che solo i sovranisti hanno saputo intercettare.
L’effetto di tutte queste concause ha messo fuori gioco il Pd, reduce (reduce!) da una lunga stagione di governo, e candidato Forza Italia a essere una dependance della Lega. L’inerzia è drammaticamente questa: Salvini in questo momento appare come una specie di ciclope politico in grado di divorare tutto quello che gli sta intorno, antipasto, primo secondo e frutta, cocomeri e Meloni compresi, e Forza Italia sembra invece una barca a vela destinata a inabissarsi.
Stare all’opposizione in Parlamento mentre il tuo principale alleato governa con i tuoi nemici è un ossimoro che può durare qualche mese al massimo, perché il governo, come è arcinoto, logora chi non ce l’ha. Stare nel partito popolare europeo e accettare che il leader del tuo schieramento sia un abile lepen*sta è un controsenso da teatro dell’assurdo. E’ un vicolo cieco da cui non si esce certo col cerotto del leggendario “rinnovamento” di Forza Italia. Il 4 marzo le liste azzurre sono state profondamente rinnovate, tanto che molti dei nuovi parlamentari forzisti ad Arcore nessuno nemmeno li conosce. Ma questo non ha cambiato il corso delle cose. Anzi.
La verità è una e una sola. Come sostiene da sempre Giuliano Ferrara, senza Berlusconi Forza Italia non esiste. Forza Italia è Silvio Berlusconi. Se Berlusconi sparisce, sparisce Forza Italia. Per cui solo il ritorno in campo del suo fondatore la può rianimare. Ma come? Berlusconi non può più aspirare al 40 per cento dei consensi, e neppure può tornare ad essere il principe federatore di una coalizione fatta con Salvini. I fatti hanno dimostrato il contrario, e oggi Forza Italia è divisa tra chi vorrebbe rompere subito con la Lega, a costo di far cadere anche qualche giunta importante, per dare almeno un segnale. e chi invece non vede altra strada che consegnarsi mani e piedi nel partito unico di Salvini. Sarebbero due errori gravi e speculari. Il centrodestra ha il vento in poppa nei sondaggi, e se si votasse domani potrebbe conquistare una solida maggioranza in Parlamento, ma l’interesse di Salvini ora non sembra essere questo: prospera e cresce, infatti, tenendo aperti due forni che gli consentono insieme di fare il pane a Roma con Di Maio e di aprire redditizie botteghe locali con Berlusconi. Questo fino a quando la farina del centrodestra non sarà tutta sua, con Forza Italia ridotta a uno sfilatino raffermo.
Ma Berlusconi non può accettare che finisca così la sua storia politica: è un genio multiforme che ha svolto una grande funzione storica ed ha il dovere di liberarsi da questa trappola. Deve ribaltare lo schema che lo vede subalterno – e lui non può essere subalterno a nessuno – smettendo di recitare un copione che non è il suo. Lui è stato il primo grande populista dopo la prima Repubblica, senza mai spargere odio e scassare le istituzioni democratiche, e sarebbe una nemesi beffarda vedersi soppiantato dal nuovo populismo massimalista di destra. Ora lo hanno messo nell’angolo, ma non c’è più odio fra gli italiani nei suoi confronti, e questo è un vantaggio. Ha il dovere di riprovarci, per la sua storia e il suo ruolo, di togliersi la sordina e di mettere in campo il Ghino di Tacco che è in lui. Se copia Salvini, la gente sceglie l’originale. Elementare, Silvio. Se invece torna a fare il Berlusconi, quello che ha saputo per lustri parlare al cuore e al portafoglio degli italiani, che ha incarnato per vocazione e non per calcolo l’umanitarismo non peloso e il liberismo sociale, c’è un popolo pronto ancora a seguirlo e a prendere il pane dal suo forno. C’è bisogno di lui per restituire un baricentro moderato a una politica troppo inclinata sulle estreme. La luna di miele col governo finirà, com’è sempre finita, e l’elettorato è, come si dice, liquido e mutevole. Uno spazio di manovra insomma esiste. E Berlusconi è l’unico Ulisse che può entrare nella caverna dei Ciclopi e uscirne vivo. Ma non c’è più tempo di aspettare Godot.