PCI - Federazione di Roma

PCI - Federazione di Roma Ricostituito nel 2016. Pagina di Roma.

Il “Partito Comunista Italiano” in sigla “PCI” è il partito della lotta di classe per il socialismo
Il PCI si ispira ai valori della Costituzione Repubblicana,
della Resistenza e dell’antifascismo.

C'è una destra xenofoba e razzista che, invece di affrontare i veri problemi degli italiani — la crisi della sanità pubb...
09/06/2026

C'è una destra xenofoba e razzista che, invece di affrontare i veri problemi degli italiani — la crisi della sanità pubblica, i salari sempre più bassi, le pensioni insufficienti, la precarietà del lavoro, l'emergenza abitativa, il costo delle bollette in continuo aumento e molto altro ancora — cerca di farci credere che il problema dell'Italia siano gli immigrati.
Ma è necessario ribadire una verità semplice: "immigrato" non significa "delinquente".
Nonostante campagne mediatiche e social costruite per alimentare paura, divisione e un clima di odio, la realtà è ben diversa. Gli immigrati sono le persone che raccolgono la frutta e la verdura che arrivano sulle nostre tavole. Sono coloro che assistono i nostri anziani, si prendono cura dei nostri figli e delle persone con disabilità. Sono una parte fondamentale della forza lavoro del Paese. Sono i ragazzi che ci consegnano il cibo a domicilio, pedalando sotto il sole, il freddo o la pioggia. Sono lavoratori e lavoratrici che contribuiscono al sistema previdenziale e, spesso, persone costrette a lasciare la propria terra per sfuggire a guerre, persecuzioni e condizioni di vita insostenibili.
L'equiparazione tra immigrazione e criminalità è non solo sbagliata, ma profondamente ingiusta. Troppo spesso, infatti, gli immigrati sono vittime di sfruttamento, caporalato, abusi e violenze da parte di chi approfitta della loro condizione di fragilità, come purtroppo la cronaca continua a raccontarci.
I delinquenti non hanno nazionalità, non hanno colore della pelle, non hanno appartenenza etnica. La lotta alla criminalità è una cosa. Il razzismo è un'altra.
È necessario, inoltre, interrogarsi seriamente sulle responsabilità della politica. In Italia mancano da anni vere politiche di accoglienza e integrazione. Migliaia di persone vengono abbandonate in condizioni di marginalità, costrette a vivere nei ghetti, spesso nelle mani di sfruttatori senza scrupoli o della criminalità organizzata.
Per questo la vergognosa campagna sulla "remigrazione" non può trovare spazio in una società democratica e civile. Non può essere normalizzata, non può essere condivisa, non può essere accettata.
Una società più giusta si costruisce combattendo disuguaglianze, sfruttamento e povertà, non cercando capri espiatori tra i più deboli.
Il dramma nel dramma è che molti “razzisti” si dicono “cristiani”

SABATO 13 GIUGNO SCENDIAMO IN PIAZZA. Ore 15:00, partenza dal Colosseo. Contro il razzismo travestito da slogan, per un’Italia che si ricorda da dove viene e non ha paura di chi arriva. Vieni in corteo con noi.
Partito Comunista Italiano – Federazione Provinciale di Roma

CONTRO LA «REMIGRAZIONE». NOI, POPOLO DI EMIGRANTI.Quando la destra brandisce la parola «remigrazione», dovrebbe ricorda...
08/06/2026

CONTRO LA «REMIGRAZIONE». NOI, POPOLO DI EMIGRANTI.

Quando la destra brandisce la parola «remigrazione», dovrebbe ricordarsi chi siamo: un popolo che ha riempito il mondo dei propri figli.
Siamo il Paese che è partito. Dalla Sicilia al Veneto, non c’è famiglia italiana che non abbia un parente oltrefrontiera. Tra il 1861 e il 1985 lasciarono l’Italia senza più farvi ritorno circa 18,7 milioni di persone. Oggi i cittadini italiani iscritti all’AIRE sono 6.412.752, un milione in più degli stranieri che vivono in Italia, e vivono in oltre 190 Paesi. Ma è solo la punta dell’iceberg: i discendenti dei nostri emigrati — gli oriundi — si stima siano tra i 60 e gli 80 milioni nel mondo, con le comunità più grandi in Brasile, Argentina, Venezuela e Stati Uniti. Più di un’altra Italia, nata altrove.
E si parte ancora: nel 2024 hanno lasciato l’Italia 155.732 persone, record storico, in larga parte giovani. La Sicilia guida questa diaspora con 844 mila residenti all’estero, seguita da Lombardia (690 mila) e Veneto (614 mila): il Sud e il Nord insieme.
Chi grida «remigrazione» sputa sulla propria gente. Mentre noi abbiamo decine di milioni di figli sparsi in centinaia di Paesi, la destra agita lo spauracchio dei 4 milioni di lavoratori stranieri che tengono in piedi questo Paese. È immorale, prima ancora che assurdo: siamo, più di tutti gli altri, un popolo di emigranti. Non c’è muro che possiamo alzare contro gli altri che non si trasformi in muro contro i nostri.
È anche un suicidio economico e sociale. Nel 2024 sono nati 369.944 bambini, minimo storico, con appena 1,18 figli per donna. Il saldo naturale è negativo di 283.165 unità: muore molta più gente di quanta ne nasca. In un Paese così, chi tiene in piedi economia e welfare? Nel 2024 negli archivi INPS risultano 4.611.267 cittadini stranieri, di cui quasi 4 milioni lavoratori attivi (86,3%). Mandano avanti l’agricoltura (oltre 300 mila braccianti), l’assistenza alle famiglie (quasi mezzo milione tra badanti e lavoratori domestici), l’industria e i servizi, versando i contributi che pagano le pensioni di tutti. E sono le coppie con almeno un genitore straniero — il 21,8% delle nascite — le uniche a non crollare, mentre quelle italiane arretrano.

Cacciare chi lavora, contribuisce e fa figli, in un Paese senza figli e senza braccia, non è «difesa della nazione»: è condannarla.

SABATO 13 GIUGNO SCENDIAMO IN PIAZZA. Ore 15:00, partenza dal Colosseo. Contro il razzismo travestito da slogan, per un’Italia che si ricorda da dove viene e non ha paura di chi arriva. Vieni in corteo con noi.

Partito Comunista Italiano – Federazione Provinciale di Roma

Il Partito Comunista Italiano ha partecipato oggi all’Assemblea Nazionale di solidarietà con Cuba, svoltasi presso il Ci...
07/06/2026

Il Partito Comunista Italiano ha partecipato oggi all’Assemblea Nazionale di solidarietà con Cuba, svoltasi presso il Cinema Aquila di Roma.
Contro l’ennesima aggressione degli Stati Uniti nei confronti del popolo cubano, della sua nazione e del suo sistema politico e sociale, ribadiamo che Cuba non rappresenta un pericolo né una minaccia per nessuno. Al contrario, è doveroso ricordare il contributo offerto dai medici cubani in Italia durante l’emergenza Covid-19 e il loro sostegno alla sanità calabrese in una fase particolarmente difficile.
Cuba rappresenta un modello economico, politico e sociale alternativo al capitalismo, al neoliberismo e al consumismo che, sempre più spesso, producono disuguaglianze, conflitti e devastazione ambientale.
Da decenni gli Stati Uniti sottopongono il popolo cubano a un embargo che continua a provocare gravi conseguenze economiche e sociali, ostacolando anche l’approvvigionamento di beni essenziali, compresi farmaci e materiali sanitari.
Il PCI sostiene e partecipa a ogni iniziativa di solidarietà con il popolo cubano, nella convinzione che la cooperazione tra i popoli e il rispetto della sovranità nazionale siano valori fondamentali.

Per il Partito è intervenuta la compagna Cristina Cirillo, Presidente del Comitato Centrale.

Si è svolto ieri, presso il Circolo Arci Concetto Marchesi, il primo importante incontro per la costruzione plurale e pa...
07/06/2026

Si è svolto ieri, presso il Circolo Arci Concetto Marchesi, il primo importante incontro per la costruzione plurale e partecipata di un Patto per Roma, promosso dal PCI - Federazione di Roma.
Nonostante le molte iniziative concomitanti su Roma, tante sono state le realtà che hanno voluto e potuto partecipare per fornire il proprio contributo.
Rendere convergente la frammentazione della militanza e delle lotte sulle innumerevoli istante e vertenze sparse per la città costituisce la sfida più grande che il PCI - Partito Comunista Italiano di Roma intende raccogliere per promuovere l’unità nell’azione, nelle lotte, nelle piazze.

Abbiamo ascoltato tra gli altri gli interventi di:
Leone Di Girolami e Norberto Natali del Circolo Arci Concetto Marchesi, Enrico Del Vescovo di Italia Nostra, Robinson Massaccesi della CUB Confederazione Unitaria di Base, Carla Difelice Ceruso, Roberto Martelli di Unione Sindacale Italiana, Mauro Luongo di Potere al Popolo - Roma, Francesco Cori de La città futura, Daniela Alessandri ed Elio Romano di Rifondazione Comunista Roma, Roberto Gabriele del Forum dei comunisti, Giuseppe Martelli di UsiCons, Maurizio Aversa del Partito Comunista Italiano - Marino e intervento conclusivo di Bruno Barbona segretario del PCI Partito Comunista Italiano - Lazio.

Dal dibattito è emersa la necessità di coordinare le diverse organizzazioni sui diversi piani (politico, sindacale, sociale) per unire gli sforzi nella costruzione di un fronte credibile di alternativa reale capace di contrastare le tendenze predatorie, speculative che imperversano sulla città sovvertendo i consueti meccanismi di sfruttamento dell’uomo, dell’ambiente, della classe lavoratrice.

La federazione di Roma del PCI si impegna a promuovere ulteriori incontri per alimentare l’unità e la collaborazione tra le realtà alternative e concretizzare un efficace programma di avanguardia da rivolgere alla città.

Marco Morosini
Segretario PCI - Federazione di Roma

Si è svolto ieri, presso il Circolo Arci Concetto Marchesi, il primo importante incontro per la costruzione plurale e pa...
07/06/2026

Si è svolto ieri, presso il Circolo Arci Concetto Marchesi, il primo importante incontro per la costruzione plurale e partecipata di un Patto per Roma, promosso dal PCI - Federazione di Roma.
Nonostante le molte iniziative concomitanti su Roma, tante sono state le realtà che hanno voluto e potuto partecipare per fornire il proprio contributo.
Rendere convergente la frammentazione della militanza e delle lotte sulle innumerevoli istante e vertenze sparse per la città costituisce la sfida più grande che il PCI - Partito Comunista Italiano di Roma intende raccogliere per promuovere l'unità nell'azione, nelle lotte, nelle piazze.

Abbiamo ascoltato tra gli altri gli interventi di:
Leone Di Girolami e Norberto Natali del Circolo Arci Concetto Marchesi, Enrico Del Vescovo di Italia Nostra, Robinson Massaccesi della CUB Confederazione Unitaria di Base, Carla Difelice Ceruso, Roberto Martelli di Unione Sindacale Italiana, Mauro Luongo di Potere al Popolo - Roma, Francesco Cori de La città futura, Daniela Alessandri ed Elio Romano di Rifondazione Comunista Roma, Roberto Gabriele del Forum dei comunisti, Giuseppe Martelli di UsiCons, Maurizio Aversa del Partito Comunista Italiano - Marino e intervento conclusivo di Bruno Barbona segretario del PCI Partito Comunista Italiano - Lazio.

Dal dibattito è emersa la necessità di coordinare le diverse organizzazioni sui diversi piani (politico, sindacale, sociale) per unire gli sforzi nella costruzione di un fronte credibile di alternativa reale capace di contrastare le tendenze predatorie, speculative che imperversano sulla città sovvertendo i consueti meccanismi di sfruttamento dell'uomo, dell'ambiente, della classe lavoratrice.

La federazione di Roma del PCI si impegna a promuovere ulteriori incontri per alimentare l'unità e la collaborazione tra le realtà alternative e concretizzare un efficace programma di avanguardia da rivolgere alla città.

Marco Morosini
Segretario PCI - Federazione di Roma

02/06/2026

𝟮 𝗚𝗜𝗨𝗚𝗡𝗢, 𝟴𝟬𝗘𝗦𝗜𝗠𝗢 𝗔𝗡𝗡𝗜𝗩𝗘𝗥𝗦𝗔𝗥𝗜𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗡𝗔𝗦𝗖𝗜𝗧𝗔 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗥𝗘𝗣𝗨𝗕𝗕𝗟𝗜𝗖𝗔, 𝗨𝗡𝗔 𝗗𝗔𝗧𝗔 𝗗𝗜 𝗦𝗧𝗥𝗔𝗢𝗥𝗗𝗜𝗡𝗔𝗥𝗜𝗔 𝗜𝗠𝗣𝗢𝗥𝗧𝗔𝗡𝗭𝗔

Il 2 giugno 1946, dalle macerie della guerra, della dittatura fascista e dell’occupazione nazista, milioni di italiani e italiane scelsero la strada della democrazia, della pace e della sovranità popolare, aprendo una nuova stagione nella storia del Paese: la nascita della Repubblica.

In quella giornata storica, il ruolo del Partito Comunista Italiano fu decisivo. I comunisti italiani, protagonisti della Resistenza antifascista insieme alle altre forze democratiche e popolari, contribuirono in maniera fondamentale alla liberazione del Paese e alla costruzione delle basi politiche, sociali e morali della nuova Italia repubblicana. Il PCI fu forza centrale nella difesa dei lavoratori, nella conquista dei diritti sociali, nella scrittura della Costituzione e nell’affermazione dei principi di uguaglianza, giustizia sociale e partecipazione democratica che ancora oggi rappresentano il cuore della nostra Repubblica.

L’anniversario della Repubblica coincide inoltre con un’altra conquista storica: gli 80 anni del voto alle donne. Per la prima volta nella storia italiana, milioni di donne parteciparono pienamente alla vita politica del Paese, esercitando il diritto di voto e contribuendo direttamente alla scelta tra monarchia e Repubblica. Fu una svolta democratica epocale, frutto delle lotte delle donne antifasciste, delle lavoratrici, delle partigiane e dei movimenti popolari che si batterono per l’emancipazione e la piena uguaglianza.

Le donne comuniste ebbero un ruolo determinante in questa battaglia di civiltà. Dalle fabbriche alle campagne, dalle organizzazioni clandestine alla Resistenza armata, esse contribuirono alla liberazione nazionale e alla conquista dei diritti politici e sociali. Ricordare oggi quell’anniversario significa riaffermare l’impegno per una società libera da discriminazioni, sfruttamento e disuguaglianze.

A ottant’anni dalla nascita della Repubblica, il compito e l’obiettivo del PCI resta quello di difendere e attuare pienamente la Costituzione nata dalla Resistenza, contrastando ogni tentativo di revisionismo storico, autoritarismo e impoverimento della democrazia. La memoria delle lotte antifasciste e delle conquiste sociali del movimento operaio deve continuare a vivere nelle battaglie per il lavoro, la pace, i diritti e la dignità delle persone.

Viva la Repubblica antifascista!

Viva la Costituzione!

Viva la partecipazione democratica delle donne!

PARTITO COMUNISTA ITALIANO

23/05/2026

𝗢𝗟𝗧𝗥𝗘 𝗟𝗔 𝗡𝗢𝗦𝗧𝗥𝗔 𝗦𝗢𝗚𝗟𝗜𝗔

Quello che negli scorsi giorni è accaduto nel Mar Mediterraneo a carico dei componenti della Global Samud Flotilla è molto più di un “incidente” esecrabile messo in atto dal governo israeliano, plasticamente tradotto con violenta tracotanza dal suo Ministro della Sicurezza Nazionale (!) Ben Gvir.

Quello che è accaduto, è una campana a morto non solo del diritto internazionale, ma del diritto in sé (peraltro da molti mesi calpestato e ferocemente sdrucito) che avrebbe dovuto rappresentare e sorreggere - quale comune diga politica, giuridica e di principio -, le ragioni di una condivisa coscienza democratica.

Così non è stato. Di fronte alle intimidazioni e violenze subite dai partecipanti, alle umiliazioni intenzionalmente perpetrate, alle minacce e agli atti di sfida al mondo lanciati dai governanti israeliani con la prepotenza tipica di chi da anni si nutre del convincimento di una sostanziale impunità politica e invulnerabilità militare, la risposta è stata sinora balbettante e inadeguata limitandosi a scaramucce tra cancellerie, a rimproveri formali, ad avvertimenti che non hanno - al momento - fermato una sola pallottola contro il Popolo Palestinese, né un solo colpo di bastone contro i civili, o sbarrato d’un passo una brutale occupazione di case e terre su cui da secoli i palestinesi hanno vissuto, lavorato, fatto figli, costruito famiglie.

Oggi ci stupiamo del duro trattamento riservato agli attivisti che tentano di portare pane, medicinali, coperte a Gaza. Un trattamento che ha procurato una ferita alla dignità con l’aggravante della derisione che rinvia all’atteggiamento del conquistatore che s’intende non solo forte ma anche in via legittima investito dalla missione (terribile e tragica!) del dover difendere “una terra promessa da Dio” e per questo stesso motivo, assolto da ogni nefandezza.

Messianismo religioso, nazionalismo e suprematismo s’intrecciano nel sionismo di cui la destra israeliana è oggi principale interprete, apparentemente senza controcanto politico all’altezza. Sì. Dobbiamo indignarci a gran voce senza arretramenti, ma non stupirci.

Questo, lo lasciamo alle anime belle o a quelle del tutto consapevoli e colpevoli che di giorno fanno finta di stracciarsi le vesti, piangono per la popolazione palestinese annientata, firmano vibranti petizioni; e di notte vendono armi ad Israele e vi fanno -a partire dal nostro Paese- affari d’ogni tipo; considerando dato relativo, minore quando non trascurabile, il fatto che a capo di quel Governo vi sia un uomo politico dichiarato criminale di guerra.

Per un esercito che è stato chiamato a sparare al bersaglio sui bambini che tentavano di prendere un tozzo di pane, a bombardare ospedali, a uccidere giornalisti e civili, a distruggere con le ruspe da anni case e villaggi, a lasciar marcire nell’inedia, nella malattia e sotto l’acqua i campi profughi dei disperati, a occupare il Libano e la Cisgiordania (con buona pace del contingente italiano e dell’Onu che subiscono attacchi e stanno a guardare sancendo, per l’appunto, il fallimento della politica e del diritto); fermare e malmenare democratici disarmati che dal mare cercano di portare un aiuto concreto, è poco più d’un rabbuffo, quasi un’esercitazione da ricreazione per le giovani leve.

Al risveglio ancora troppo flebile delle coscienze (onore alla Samud Flotilla e a chi ogni giorno combatte e ovunque resiste!) e alla nostra indignazione, si accompagna intanto la notte dei tempi che anche in Europa s’incupisce e cresce, nutrita da debolezze, sottovalutazioni, silenzi, connivenze geopolitiche e miserie di casa, dettate da opportunismo e interessi che non vanno disturbati.

È necessario che il mondo fermi Israele e affronti il suo scudo e mentore politico, gli Stati Uniti d’America. Punto. Il fatto è che quelle ruspe, le pallottole, le violenze e lo scempio d’umanità sono già oltre la nostra soglia di casa.

Sono qui.

Non vederlo, è già acconsentire alla tragedia.

Fermiamoli!
Nessuno taccia.
Nessuno si volti dall’altra parte.

Patrizio Andreoli
Comitato Centrale PCI

Indirizzo

Via Ponzio Cominio, 56
Rome
00175

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