Anpi Sezione Appio Roma

Anpi Sezione Appio Roma pagina della Sezione ANPI APPIO "Ornello Leonardi e Antonio Spunticcia" di Roma. ex IX ora VII Municipio. Associazione Nazionale Partigiani d'Italia

26/05/2026
08/05/2026

Presentazione libro VOTO ALLE DONNE! con l'autore Mario Avagliano

06/05/2026

Hanno fatto il giro del mondo le immagini di Thiago Avila e Saif Abukeshek, i due attivisti della Global Sumud Flotilla – la missione pacifica e umanitaria per portare aiuti a Gaza – portati in aula con catene a mani e piedi ad Ashkelon, dove la loro detenzione è stata prorogata di due giorni. Avila, cittadino brasiliano, e Abukeshek, cittadino spagnolo e svedese di origine palestinese, incatenati, erano tra gli oltre 170 arrestati da Israele quando la flottiglia è stata intercettata in acque intern**ionali, vicino a Creta, tra il 29 e il 30 aprile scorsi.

Quei filmati, con i militari israeliani ad accompagnare i due attivisti che fanno fatica a camminare, visibilmente ostacolati dalle catene legate alle loro caviglie, in Italia hanno il sapore di un déjà vu. Sono ancora freschi i ricordi di Ilaria Salis, oggi eurodeputata per Avs, in condizioni del tutto simili durante il suo processo nell’Ungheria di Viktor Orbán. Quelle foto e quei video hanno acceso un riflettore, scandito il momento in cui un regime si comporta in modo autoritario.

Per questo motivo, la flottiglia di terra – l’ondata di organizzazioni che da mesi si battono per non spegnere i riflettori su ciò che accade a Gaza – chiede a gran voce al governo di Giorgia Meloni di fare una mossa. Il fatto che la nave fosse italiana fa sì che il nostro paese non possa «sottrarsi alle sue responsabilità, è una questione di diritto. Ha il dovere di proteggere gli attivisti», ha detto l’avvocata Tatiana Montella, dal presidio che si è svolto sabato di fronte alla Farnesina, a Roma, per chiedere la liberazione di Avila e Abukeshek.

Leggi l'articolo integrale di Chiara Sgreccia a bordo della Global Sumud Flotilla sul nostro sito

06/05/2026
06/05/2026

🚩𝟓 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝟏𝟗𝟒𝟓: 𝐥𝐚 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐨 𝐝𝐢 𝐌𝐚𝐮𝐭𝐡𝐚𝐮𝐬𝐞𝐧 𝐧𝐞𝐥 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐆𝐢𝐮𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐏𝐚𝐣𝐞𝐭𝐭𝐚

«Le sorti della guerra ormai precipitavano. Ai primi di maggio i n**i si prepararono a lasciare il campo. Negli ultimi giorni iniziarono la distruzione della camera a gas, bruciarono gli archivi – o per lo meno credettero di farlo perché alcuni antifascisti cechi e spagnoli sostituirono in molti casi dei pacchi di carta straccia ai preziosi registri. Prima di lasciare il campo i n**i liquidarono non solo le persone addette all’Arrest e al crematorio, ma anche numerosi gruppi di internati che avevano lavorato in servizi speciali presso laboratori di guerra tedeschi: i morti non parlano e non rivelano i segreti.

I più criminali fra gli aguzzini furono ufficialmente liberati e inquadrati nelle SS. I loro molteplici delitti avevano fatto di questi criminali professionali i degni membri delle bande di Himmler. Il 3 maggio il campo fu lasciato in consegna ai pompieri militarizzati di Vienna, però le SS continuavano a restare nei dintorni immediati mentre il fronte era ancora a 50, 60 chilometri a ovest. Furono ore difficili quelle della preparazione della presa del campo da parte degli internati e del passaggio dalla più profonda illegalità a quel minimo di organizzazione di massa necessario per vivere e per lottare, per impedire una catastrofe generale fatta di incendi e di saccheggi, di caos e di disordine, come sarebbe con lo scatenamento di migliaia di uomini impazziti di fame e di orrore.

Il 5 maggio nel pomeriggio un carro armato leggero americano arrivò al campo. La gendarmeria si affrettò ad alzare bandiera bianca e si volatilizzò, non senza esser stata disarmata dai nostri gruppi di combattimento. Una folla enorme di uomini che piangevano dalla gioia e dalla commozione si riversò sulla grande piazza centrale e dall’alto delle torri su cui già sventolavano le bandiere n**ionali dei popoli ormai liberi, oratori improvvisati tennero il primo comizio antifascista di Mauthausen. Ma il carro armato americano se ne ripartì e Mauthausen restò per un giorno e mezzo terra di nessuno, o per meglio dire repubblica indipendente antifascista a trenta chilometri dietro il fronte n**i. Il Comitato intern**ionale prese possesso del campo, impedì i saccheggi e le devastazioni, riorganizzò il rifornimento viveri, assicurò il primo aiuto ai malati, sistemò il suo esercito e la sua polizia. Più di 1.500 uomini armati partirono a prendere posizione per evitare un ritorno delle SS che avrebbero potuto fare con noi quello che fecero in altri campi che abbandonarono e rioccuparono due giorni dopo, sterminando praticamente quasi tutti gli internati.

Gli aguzzini che ancora non si erano allontanati con le SS furono puniti con la morte. Le SS vecchie e nuove che si erano nascoste nelle fattorie dei dintorni furono stanate e giustiziate. Quando il grosso delle forze blindate americane arrivò a Mauthausen trovò degli uomini che già avevano saputo organizzarsi, che già erano l’esempio dell’unità n**ionale ed intern**ionale nata tra coloro che assieme avevano sofferto del n**ismo e assieme volevano risanare le ferite che questo aveva aperto nella loro carne viva.»

05/05/2026
01/05/2026

𝐋'𝐚𝐬𝐬𝐞𝐬𝐬𝐨𝐫𝐞 Massimiliano Smeriglio: 𝐃𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐥𝐥'𝐢𝐦𝐩𝐞𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐨𝐠𝐠𝐢

Intervista di Simona Maggiorelli

La Festa della Resistenza, al Mattatoio a Roma dal 23 al 26 aprile, cade in un momento particolare: nel 2026 si festeggiano gli 80 anni dell’Assemblea costituente. E in difesa della Costituzione si sono mossi più di 14 milioni di italiani che hanno votato no alla riforma della giustizia Nordio. I giovani sono stati i veri protagonisti della vittoria del no al referendum di marzo. «Sì, questa festa assume un significato particolare che ci ricorda una cosa semplice, che la Resistenza, la Repubblica e la Costituzione sono cose da giovani”, commenta l’assessore alla Cultura di Roma Capitale Massimiliano Smeriglio, ricordando che i partigiani che si impegnarono 80 anni erano perlopiù ragazzi di 23-24 anni.

𝐴𝑠𝑠𝑒𝑠𝑠𝑜𝑟𝑒 𝑆𝑚𝑒𝑟𝑖𝑔𝑙𝑖𝑜 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑖 𝑣𝑒𝑑𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑠𝑓𝑖𝑙𝑎𝑟𝑒 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝐶𝑎𝑝𝑖𝑡𝑎𝑙𝑒 𝑖𝑚𝑚𝑎𝑔𝑖𝑛𝑖 𝑑𝑖 𝐿𝑖𝑛𝑎 𝑀𝑒𝑟𝑙𝑖𝑛, 𝑑𝑖 𝑀𝑎𝑟𝑖𝑎 𝐴𝑔𝑎𝑚𝑏𝑒𝑛, 𝑁𝑖𝑙𝑑𝑒 𝐼𝑜𝑡𝑡𝑖 𝑒 𝑇𝑒𝑟𝑒𝑠𝑎 𝑁𝑜𝑐𝑒, 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑡𝑎𝑡𝑒 𝑑𝑎 𝑖𝑙𝑙𝑢𝑠𝑡𝑟𝑎𝑡𝑜𝑟𝑖 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑒𝑟𝑎𝑛𝑜 𝑛𝑒𝑙 𝑝𝑖𝑒𝑛𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑖𝑚𝑝𝑒𝑔𝑛𝑜, 𝑔𝑖𝑜𝑣𝑎𝑛𝑖𝑠𝑠𝑖𝑚𝑒. 𝐼𝑚𝑚𝑎𝑔𝑖𝑛𝑖 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑟𝑠𝑒 𝑑𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑖𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑖 𝑎 𝑐𝑢𝑖 𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑎𝑏𝑖𝑡𝑢𝑎𝑡𝑖.
Volevamo trasmettere questo elemento di freschezza e di lotta che ha caratterizzato quella generazione e che, in altro modo, ritroviamo anche negli ultimi due anni nelle mobilitazioni contro la guerra, nelle mobilitazioni a favore del popolo palestinese, contro il massacro e la tragedia di Gaza e della West Bank, che hanno visto una grande partecipazione di giovani.

𝐼 𝑟𝑎𝑔𝑎𝑧𝑧𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑖 𝑖 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑖 𝑎 𝑚𝑜𝑏𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎𝑟𝑠𝑖.
Sono stati i primi a mobilitarsi ma più in generale mi sentirei di dire che le persone non sono state distratte. Invece talora è distratta la politica, che non riesce a costruire una offerta partecipata, aperta, attraversabile. Dobbiamo riconnetterci con lo spirito della Costituente che ha molto da insegnarci.

𝐿’𝑖𝑑𝑒𝑎 𝑒̀ 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑖 𝑟𝑖𝑝𝑎𝑟𝑡𝑖𝑟𝑒 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑒 21 𝑚𝑎𝑑𝑟𝑖 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑛𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑖𝑛 𝑐𝑢𝑖 𝑠𝑖 𝑓𝑒𝑠𝑡𝑒𝑔𝑔𝑖𝑎 𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑞𝑢𝑖𝑠𝑡𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑣𝑜𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑑𝑜𝑛𝑛𝑒?
Abbiamo voluto dare valore alle 21 madri, ma anche a qualche padre facendo degli spazi del Mattatoio, nel quartiere di Testaccio a Roma, una cittadella della Resistenza. L’Italia ha avuto una maturazione da Stato n**ionale piuttosto lenta. Sotto questo riguardo è stat tra gli ultimi d’Europa: è un Paese che ha scoperto il suffragio universale maschile piuttosto tardi all’indomani della Prima guerra mondiale, e poi c’è voluta un’altra guerra mondiale per riconoscere il suffragio universale a uomini e donne. Una conquista in cui hanno giocato un ruolo decisivo le donne, che sono state protagoniste della guerra di liberazione n**ionale: ci sono state donne che hanno esplicitamente combattuto nei gap piuttosto che nelle brigate Garibaldi, Matteotti, Rosselli. E anche donne che hanno svolto altri lavori non meno importanti di agitazione sociale e popolare, che hanno guidato gli assalti ai forni, che hanno dato vita a forme di organizzazione sui luoghi di lavoro e nei gruppi di autodifesa femminile. Insomma il nostro è un riconoscimento dovuto ed esplicito al protagonismo delle donne che hanno svolto un ruolo decisivo già 80 anni fa e durante la guerra di liberazione e i lunghi mesi di occupazione n**ifascista.

𝑈𝑛 𝑜𝑚𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 𝑎𝑙𝑙𝑒 𝑑𝑜𝑛𝑛𝑒 𝑒 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑐𝑒𝑙𝑡𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑟𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑎𝑐𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑙𝑒 𝑙𝑜𝑔𝑖𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑖 𝑔𝑢𝑒𝑟𝑟𝑎, 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑙𝑎 𝑙𝑒𝑔𝑔𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑓𝑜𝑟𝑡𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑡𝑜𝑟𝑛𝑎𝑛𝑜 𝑎 𝑖𝑚𝑝𝑒𝑟𝑣𝑒𝑟𝑠𝑎𝑟𝑒 𝑜𝑔𝑔𝑖?
Vogliamo renderlo anche visivo. In questa grande area a Testaccio gestita da una fondazione pubblica, Comune di Roma e Università Roma Tre siamo al lavoro per attrezzare molte aree, allestire palchi e sale. Anche in questo caso saranno dedicate ad alcune figure centrali della costruzione repubblicana da Tina Anselmi a Nilde Iotti, da Lina Merlin a Teresa Noce, ma anche Piero Calamandrei e Sandro Pertini. Alle spalle del palco centrale campeggerà un grande striscione che riporta il nucleo centrale dell'articolo 11 della Costituzione: l’Italia ripudia la guerra. Posizioniamo la festa della Resistenza certamente nel solco della memoria storica, della memoria partigiana, ma anche con uno sguardo al contesto mondiale attuale, un contesto brutale, spaventoso e di guerra.

𝑇𝑒𝑠𝑡𝑎𝑐𝑐𝑖𝑜 𝑒̀ 𝑢𝑛𝑜 𝑑𝑒𝑖 𝑙𝑢𝑜𝑔ℎ𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑚𝑒𝑚𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑖𝑔𝑖𝑎𝑛𝑎 𝑟𝑜𝑚𝑎𝑛𝑎 𝑚𝑎 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒. 𝐴 𝑃𝑜𝑟𝑡𝑎 𝑆𝑎𝑛 𝑃𝑎𝑜𝑙𝑜, 𝑔𝑖𝑎̀ 𝑎𝑙𝑙’𝑖𝑛𝑑𝑜𝑚𝑎𝑛𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑟𝑒𝑠𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙’8 𝑠𝑒𝑡𝑡𝑒𝑚𝑏𝑟𝑒, 𝑐𝑖 𝑓𝑢𝑟𝑜𝑛𝑜 𝑙𝑒 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑒 𝑖𝑛𝑠𝑢𝑟𝑟𝑒𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑝𝑜𝑝𝑜𝑙𝑎𝑟𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑖 𝑛𝑎𝑧𝑖𝑓𝑎𝑠𝑐𝑖𝑠𝑡𝑖.
Sì potremmo dire che la Resistenza torna a casa perché la Resistenza italiana nasce all’indomani dell’8 settembre in cui il re fellone scappa insieme ai vertici dello Stato maggiore militare, lasciando un pezzo importante dell’esercito senza ordini. Il popolo insorse, gli operai, gli artigiani di Testaccio, dell’Ostiense, di Garbatella, di San Saba cercarono di difendere Roma dai n**ifascisti, vogliamo è rendere omaggio alla parte migliore della nostra storia.

𝑈𝑛𝑎 𝑝𝑎𝑔𝑖𝑛𝑎 𝑖𝑚𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑟𝑒𝑠𝑖𝑠𝑡𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑙'𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑣𝑖𝑎 𝑅𝑎𝑠𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑣𝑖𝑒𝑛𝑎 𝑎𝑛𝑐𝑜𝑟𝑎 𝑛𝑒𝑔𝑎𝑡𝑎 𝑑𝑎 𝑒𝑠𝑝𝑜𝑛𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑑𝑖 𝑔𝑜𝑣𝑒𝑟𝑛𝑜. 𝑅𝑖𝑐𝑜𝑟𝑑𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑙𝑒 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑒𝑐𝑜𝑛𝑑𝑎 𝑐𝑎𝑟𝑖𝑐𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑆𝑡𝑎𝑡𝑜, 𝑖𝑙 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑆𝑒𝑛𝑎𝑡𝑜 𝐿𝑎 𝑅𝑢𝑠𝑠𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑒𝑏𝑏𝑒 𝑎 𝑑𝑖𝑟𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑎 𝑣𝑖𝑎 𝑅𝑎𝑠𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑒𝑟𝑎𝑛𝑜 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑖 𝑢𝑐𝑐𝑖𝑠𝑖 𝑎𝑛𝑧𝑖𝑎𝑛𝑖 𝑚𝑢𝑠𝑖𝑐𝑖, 𝑖𝑛𝑣𝑒𝑐𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑆𝑆, 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑖 𝑒𝑟𝑎𝑛𝑜. 𝐸𝑑 𝑒̀ 𝑖𝑛𝑐𝑟𝑒𝑑𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑙 𝑝𝑟𝑜𝑐𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑎𝑙 𝑔𝑎𝑝𝑝𝑖𝑠𝑡𝑎 𝐵𝑒𝑛𝑡𝑖𝑣𝑒𝑔𝑛𝑎 𝑠𝑖 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑛𝑐𝑙𝑢𝑠𝑜 𝑛𝑒𝑙 ’99, 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑖 𝑠𝑖𝑎𝑛𝑜 𝑣𝑜𝑙𝑢𝑡𝑖 𝑐𝑜𝑠𝑖̀ 𝑡𝑎𝑛𝑡𝑖 𝑎𝑛𝑛𝑖. 𝑀𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑒𝑡𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑡𝑎𝑟𝑔𝑎 𝑎 𝑣𝑖𝑎 𝑅𝑎𝑠𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑖𝑐𝑒 𝑙𝑎 𝑣𝑒𝑟𝑖𝑡𝑎̀ 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑐𝑎 𝑒 𝑔𝑖𝑢𝑟𝑖𝑑𝑖𝑐𝑎?
È ciò che stiamo facendo per ribadire ciò che è emerso dalle indagini storiche e dai processi: quella di via Rasella fu un'azione di guerra. Se posso aggiungere una nota personale, oltre ad essere iscritto all’Anpi, sono orgogliosamente iscritto all’Anfim, l’associazione dei familiari delle vittime delle Fosse Ardeatine. Tra quei 50 detenuti politici uccisi c’era anche mio nonno, che era un dirigente del Partito d’Azione. Sull’azione di via Rasalla sono circolate tante leggende metropolitane costruite ad arte, ad ambienti opachi, anche vicini al Vaticano. Nessun familiare delle vittime dell'eccidio delle Fosse Ardeatine ha mai inteso nemmeno lontanamente incolpare i partigiani dei Gap, i protagonisti dell’azione di via Rasella. Tutti i familiari delle vittime hanno sempre avuto ben chiaro che gli unici responsabili furono i fascisti collaborazionisti che stilarono le liste e i n**isti che li uccisero materialmente.

𝐶𝑜𝑚𝑒 𝑐𝑖 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑟𝑑𝑎 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑙’𝑖𝑚𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑙𝑖𝑏𝑟𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑐𝑜 𝐴𝑙𝑒𝑠𝑠𝑎𝑛𝑑𝑟𝑜 𝑃𝑜𝑟𝑡𝑒𝑙𝑙𝑖, 𝐿'𝑜𝑟𝑑𝑖𝑛𝑒 𝑒̀ 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑒𝑠𝑒𝑔𝑢𝑖𝑡𝑜.
Sì certo, ma noi abbiamo la necessità ogni volta di ripetere questa storia e mandarla a memoria. I partigiani non furono chiamati a consegnarsi per evitare la strage delle Fosse Ardeatine, l’azione di via Rasella fu condotta tra le 14 e le 15 del pomeriggio del 23 marzo. Alle 5 del mattino del 24 marzo erano già operativi. Non c'era stato nel frattempo nessun lancio della agenzia Stefani, non ci fu nessun appello radio. Il giorno seguente il Messaggero pubblicò strali contro i comunisti e scrisse che l’ordine era già stato eseguito. Di tutto questo noi abbiamo evidenze storiche. Ma non solo. Sentenze di ogni ordine e grado riconoscono in via Rasella una legittima azione di guerra partigiana contro l’occupante, che violava lo status di Roma città aperta, che marciava provocatoriamente in armi per il centro di Roma ogni giorno, Questo fu il contesto in cui maturò quell’azione. E noi oggi abbiamo ancora voglia di ricordare quelle ragazze e quei ragazzi che misero a repentaglio la propria vita per dare un segno e rafforzare la resistenza romana.

𝑃𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑖 𝑛𝑎𝑧𝑖𝑠𝑡𝑖 𝑒 𝑖 𝑓𝑎𝑠𝑐𝑖𝑠𝑡𝑖 𝑛𝑜𝑛 𝑓𝑖𝑎𝑡𝑎𝑟𝑜𝑛𝑜 𝑑𝑜𝑝𝑜 𝑣𝑖𝑎 𝑅𝑎𝑠𝑒𝑙𝑙𝑎?
Non dissero nulla perché avevano paura di un’insurrezione popolare. Roma aveva sofferto, pensiamo alla deportazione del ghetto, ai rastrellamenti al Quadraro, all’eccidio della Storta, alle Fosse Ardeatine. In nove mesi successe di tutto. Ma Roma aveva anche combattuto. Lo ha fatto a viso aperto con le azioni straordinarie dei gruppi di azione patriottica. Tante donne e uomini hanno lottato anche con mobilitazione sociale e popolare, il sabotaggio, lo sciopero, i blocchi stradali, i chiodi a quattro punte… Noi siamo orgogliosi del ruolo che Roma ha svolto nella Resistenza italiana e per questo stiamo investendo sempre di più in questa straordinaria festa che ha a che fare con l’identità più profonda e democratica della nostra città.

𝐿𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑜𝑛𝑠𝑖𝑔𝑙𝑖𝑜 𝐺𝑖𝑜𝑟𝑔𝑖𝑎 𝑀𝑒𝑙𝑜𝑛𝑖 𝑖𝑛 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑜𝑐𝑐𝑎𝑠𝑖𝑜𝑛𝑖 ℎ𝑎 𝑑𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑙 25 𝑎𝑝𝑟𝑖𝑙𝑒 𝑒̀ 𝑙𝑎 𝑓𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑙𝑖𝑏𝑒𝑟𝑡𝑎̀, 𝑛𝑜𝑛 𝑙𝑎 𝑓𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝐿𝑖𝑏𝑒𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒. 𝐶ℎ𝑒 𝑑𝑖𝑟𝑒?
Rispondo come assessore di Roma Capitale, quindi con la responsabilità di organizzare una festa che parla a nome della città di Roma e di tutti. Quando Meloni dice che questa è la festa della libertà, semplicemente si sbaglia, compie un errore storico, un errore politico, agisce una rimozione. Speriamo che se ne renda conto prima o poi. La festa del 25 aprile è la festa della Liberazione, della insurrezione che ha permesso all’Italia nuova di sedere al tavolo delle trattative con una posizione non del tutto compromessa. Abbiamo avuto un aiuto straordinario dagli angloamericani nella liberazione del nostro Paese e li ringraziamo, ma le formazioni partigiane che hanno combattuto e che hanno liberato Napoli, motu proprio, che hanno liberato Genova sono state indispensabili. Quando gli americani sono arrivati a Genova la città era già in piedi, funzionavano i tram, c’era l’elettricità. Gli insorti a Milano, a Torino, e altrove hanno messo i primi mattoni della Costituzione democratico-repubblicana. E la nostra Carta non l’hanno costruita gli angloamericani, l’hanno costruita e scrittauomini e donne italiane, patrioti, che hanno combattuto sul campo per il riscatto del nostro Paese, per questo è importante ricordare la Liberazione, perché fin lì l’Italia era sotto l’occupazione n**ista, supportata dai traditori, dai collaborazionisti fascisti.

𝐋'𝐚𝐩𝐩𝐮𝐧𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 Il 23 aprile alle 17:30 l'evento di apertura della Festa della Resistenza, "Pagine di libertà", dialogo tra Ilaria Gaspari e Valeria Ardone, sarà moderato da Simona Maggiorelli (Left). Con un saluto di Simona Cives.
La rassegna, che prosegue fino al 26 aprile prevede 100 appuntamenti. Tra gli ospiti Roberto Saviano, Dacia Maraini, Anna Foglietta, Giancarlo De Cataldo, Mimmo Lucano, Francesca Mannocchi, Ottavia Piccolo, Gianrico Carofiglio, Lella Costa, Gad Lerner, Ascanio Celestini, Francesca Comencini, Sonia Bergamasco, Carlotta Natoli, Paola Minaccioni, Chiara Becchimanzi, Daniele Fabbri, Paola Turci, 99 Posse, Meganoidi e molti altri.
Domenica 26 aprile dalle ore 12.30 negli spazi della Città dell’Altra Economia, si terrà la tradizionale Pastasciuttata antifascista.

01/05/2026

foto storica di Aldo, Giovanni e Giacomo insieme a Maurizio Milani, Antonio Albanese e Antonio Cornacchione. ✨😊

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