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Fabrizio Vulpiani
Nato a Roma nel 1971, città in cui risiedo, ad oggi sono padre di Damiano, studente universitario alla Sapienza al 2° anno di Scienze Politiche in diritto Internazionale, Chiara e Rachele studentesse liceali e marito di “Super” Simonetta, splendida compagna, tutti rigorosamente sportivi e impegnati giornalmente nelle loro discipline. La mia occupazione attuale mi vede impegnato nell’area CED della Lega Nazionale Dilettanti - FIGC di Roma, dove mi occupo di assistenza e sviluppo ICT, in particolare nell’ambito Networking e di ricerca nei servizi per nuove tecnologie (ultimo progetto completato la Dematerializzazione dei documenti con sistema di firma elettronica DRIN PASS di CABEL). Da sempre il Calcio dilettantistico è una mia passione e ritengo che abbia un importante ruolo sociale e di stimolo per i giovani a sviluppare un’empatia per il prossimo. Da diversi anni sono impegnato attivamente nel sociale e nel terzo settore, partecipo a progetti a sostegno della disabilità e ai programmi del “Dopo di Noi”. Un ultimo progetto in via di realizzazione è “La Certosa Inclusiva” (Blog Beppe Grillo il 22 febbraio 2018) nel quale sono sviluppati tutti i protocolli base per lo sviluppo delle smart cities, con particolare attenzione all’Economia Circolare. Nei 30 anni la mia vita lavorativa mi ha visto impegnato per la EB Ericsson F.A.T.M.E azienda di telecomunicazioni, per ABB sia in ambito del segnalamento ferroviario ABB Tecnomasio e sia nella produzione automatizzata di prodotti per la bassa e media tensione, in ABB Sace occupandomi in quest’ultima di automazione e macchine a controllo numerico monitorate con una delle prime reti Token Ring della piattaforma Industrial IT del Gruppo ABB. Alla fine degli anni ’90, con l’avvento del WWW, il mio interesse si è rivolto sui servizi web e il loro sviluppo e soprattutto sulla comunicazione tra i diversi sistemi, piattaforme e linguaggi. L’esperienza maturata mi ha portato a prendere atto che le innovazioni scientifiche/tecnologiche spesso sono un’arma a doppio taglio, possono favorire quanto ostacolare l’evoluzione verso una società sostenibile e creano, non di rado, pochi vincitori e innumerevoli vinti. È necessario costruire un futuro capace di mettere in sicurezza chi rischia di rimanere in una condizione di marginalità. Credo che l’unica strada giusta verso una società inclusiva sia ignorare gli interessi di parte, investire in capacità di “governo” e adottare delle politiche che facilitino i processi di orientamento dell’economia verso trasformazioni sostenibili. Trasformazioni che riguarderanno le conoscenze scientifiche per il miglioramento della salute, dell’istruzione, delle condizioni di vita e del lavoro; l’individuazione e l’adozione di modelli virtuosi nei settori della mobilità, dell’edilizia e dell’agroalimentare; la decarbonizzazione e l’incremento dell’uso di energia pulita. Solo in questa ottica e in un contesto siffatto la IV rivoluzione industriale può configurarsi come un fattore di sviluppo sostenibile strettamente legato a tutto ciò che Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio hanno contribuito a diffondere negli ultimi 15 anni, la connettività, la robotica e il dilemma etico, l’intelligenza artificiale, l’internet delle cose, fino a giungere alla blockchain. Altro aspetto importante della partita che si giocherà a fine maggio, in Europa, sarà la nostra capacità come Nazione di reperire fondi. Nell’attuale ciclo 2014-2020 i finanziamenti comunitari destinati al nostro paese ammontano a 75 miliardi, ebbene, ad un anno dal termine meno del 20% di queste risorse sono state portate a casa. Con l’espressione “fondi comunitari” si definiscono programmi di varia natura con numerose e non sempre lineari regole, ma nonostante ciò è necessario capire la programmazione comunitaria - ovvero sviluppare la padronanza degli strumenti di finanziamento, capire la differenza tra fondi strutturali, a gestione diretta e i finanziamenti alla cooperazione e sviluppo - al fine di individuare e definire una strategia a medio/lungo termine (vedi la Polonia). In un’Italia dove le risorse sono poche ed il pareggio di bilancio risalta per miopia all’interno della nostra Costituzione, le risorse europee sono fondamentali e bisogna dotare gli enti pubblici locali, ed in primis quelli da noi amministrati, di tali conoscenze. Senza dimenticare che il nuovo Parlamento sarà coinvolto nella definizione del nuovo ciclo di finanziamento 2021-2027 suggerendo linee e obiettivi, i nostri eletti dovranno stare sul pezzo. Il futuro del nostro paese in un Europa differente, migliore rispetto all’attuale, sarà sicuramente basata sui cinque pilastri della società digitale, distribuzione di energia, nuove tecnologie e il codice etico come guida dello sviluppo, l’ambiente (PIL verde) e la difesa degli animali, sport e salute, ed integrazione ed aiuto ai disabili.