08/12/2025
VOCI EBRAICHE CONTRO IL MANDATO DI ESPULSIONE ALL’IMAM MOHAMED SHAHIN
Mohamed Shahin, imam della moschea di San Salvario a Torino, è attualmente trattenuto nel CPR di Caltanissetta, in attesa dell’espulsione verso l’Egitto. A seguito di una interrogazione parlamentare della deputata di FdI Augusta Montaruli, il Ministro dell’Interno ha adottato nei suoi confronti un provvedimento di espulsione per motivi di ordine pubblico e sicurezza dello Stato, motivato unicamente da alcune dichiarazioni fatte nel corso di un presidio per la Palestina, secondo cui quanto accaduto il 7 ottobre in Israele non sarebbe stato un atto di violenza ma di resistenza.
Le dichiarazioni fatte da Shahin con riferimento al 7 ottobre sono state disturbanti e inopportune, in generale e per il ruolo di imam da lui ricoperto. Tuttavia, se l’Italia vuole ancora definirsi uno Stato di diritto, che garantisce e tutela la libertà di espressione, una persona non può essere sanzionata per un’opinione espressa, qualsiasi essa sia, salvo che vengano commessi dei reati. La Procura torinese, in seguito a un'informativa della DIGOS relativa alle dichiarazioni di Shahin, ha subito archiviato il procedimento, ritenendo quelle dichiarazioni “espressione di pensiero che non integra estremi di reato”. Shahin è incensurato e non ha alcun procedimento pendente per vicinanza o affiliazione al terrorismo di matrice islamica.
In questo contesto, non ci sembra dunque che le dichiarazioni di Shahin – peraltro successivamente ritrattate – possano essere considerate una minaccia all’ordine pubblico o alla sicurezza dello Stato. L’espulsione dell’imam appare invece inserirsi in una pericolosa deriva volta alla limitazione della libertà di espressione, deriva che si è recentemente manifestata anche a livello legislativo con l’avvio della discussione in Senato del ddl Gasparri e del ddl Delrio, che prevedono l'adozione della definizione operativa di antisemitismo approvata dall'International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), di fatto includendo il criticare Israele nella definizione di antisemitismo. In democrazia le idee si discutono, non si reprimono, né con le espulsioni né con il carcere.
Ad aggiungere, inoltre, ulteriori elementi alla gravità e inaccettabilità di questa vicenda, c’è il fatto che nel caso venisse espulso in Egitto, Shahin sarebbe esposto a rischi elevatissimi di subire torture e trattamenti inumani e degradanti, viste le opinioni espresse in numerose occasioni contro il Governo di Al Sisi, e considerato il trattamento riservato da parte delle autorità egiziane a coloro che sono considerati come oppositori, come dimostrato anche dai casi di Giulio Regeni e Patrick Zaki. Tale espulsione sarebbe illegittima per il diritto internazionale e per la legge italiana, che vietano in assoluto l'espulsione di un cittadino straniero verso uno Stato in cui possa essere oggetto di persecuzione per le sue opinioni politiche o rischi di essere sottoposto a tortura o a trattamenti inumani o degradanti. Per la nostra storia, come ebree ed ebrei sentiamo in modo particolarmente forte l’esigenza che questi principi fondamentali di protezione dalle persecuzioni e di tutela dei diritti umani siano pienamente rispettati, senza eccezioni.
Shahin non rappresenta una minaccia all’ordine pubblico. E per quanto disturbanti e inopportune, delle dichiarazioni rilasciate nel corso di una manifestazione non possono cancellare 20 anni di assiduo impegno nel dialogo interreligioso, in attività sociali e nella diffusione dei valori della Costituzione italiana nella comunità musulmana, impegno testimoniato dai numerosi appelli da parte di esponenti delle Chiese cattolica e valdese, di cittadini e associazioni del quartiere di San Salvario e di docenti universitari. La sua espulsione farebbe venir meno un importante e positivo punto di riferimento per il dialogo e la convivenza, e verrebbe percepita per ciò che sarebbe: una intollerabile ingiustizia e violenza.
Lungi dall’essere lo sbandierato intervento contro l’antisemitismo, l’allontanamento dalla sua comunità e dalla sua famiglia di una persona da sempre attiva per il dialogo avrà l’inevitabile conseguenza di contribuire all’acuirsi di sentimenti di risentimento e di sfiducia nei confronti delle istituzioni, elementi che rappresentano terreno fertile per quella radicalizzazione che le istituzioni dicono di voler prevenire.
Infine, ma non per importanza, questa vicenda mostra bene come funziona o può funzionare in Italia l’istituzionalizzazione delle discriminazioni.
Secondo la studiosa Ruth Gilmore, il razzismo è la possibilità avallata dallo Stato di rendere le vite di alcuni gruppi più vulnerabili, ed di sfruttare e utilizzare questa vulnerabilità. Mohamed Shahin è in Italia da decenni, decenni nei quali in altri Paesi un cittadino di Paesi terzi avrebbe più facilmente ottenuto la cittadinanza. Il suo impegno per il dialogo, che anche molte e molti di noi ebrei torinesi hanno visto in prima persona in questi anni, dovrebbe in automatico togliere la percezione di Shahin come ‘straniero’.
Al contrario, in Italia le persone immigrate sono legate a fragili ‘permessi di soggiorno’, revocabili da un giorno all’altro, ed esistono i CPR, strutture nelle quali si può finire anche per il solo reato di non essere italiane e italiani autoctoni. I CPR sono luoghi nei quali le persone vengono detenute in condizioni disumane e che - come denuncia la rete NO CPR - dovrebbero essere semplicemente chiusi. In altre parole, tutti gli aspetti di questa vicenda - dalla reazione alle affermazioni di Shahin, al CPR, alla possibile deportazione in Egitto - parlano di un sistema completamente ingiusto che va cambiato, mobilitando tutta la società civile.
Ci uniamo alle tante voci che, in questi giorni, stanno chiedendo la revoca del provvedimento di espulsione nei confronti di Shahin, che oltre a mettere a rischio la sua incolumità e a rappresentare un precedente pericoloso rispetto alla garanzia della libertà di espressione, minerebbe il lavoro di chiunque si impegni in Italia a promuovere il dialogo e la coesione sociale.
LƏA - Laboratorio Ebraico Antirazzista
Mai Indifferenti - Voci ebraiche per la pace