Italia Sovrana e Popolare

Italia Sovrana e Popolare partito politico

mentre in 🇮🇹   si attaccano i "giudici rossi" ... in 🇲🇪   ...
31/10/2024

mentre in 🇮🇹 si attaccano i "giudici rossi" ... in 🇲🇪 ...

31/10/2024

  scatenata fa regali agli italiani....
30/10/2024

scatenata fa regali agli italiani....

𝐒𝐜𝐚𝐧𝐝𝐚𝐥𝐨𝐬𝐨Israele ha approvato la legge che mette al bando le attività dell’Unrwa nel Paese. Non sono servite le pressio...
30/10/2024

𝐒𝐜𝐚𝐧𝐝𝐚𝐥𝐨𝐬𝐨
Israele ha approvato la legge che mette al bando le attività dell’Unrwa nel Paese. Non sono servite le pressioni internazionali, né tanto meno gli appelli degli Stati Uniti. Il parlamento israeliano ha preferito andare avanti per la sua strada senza ascoltare niente e nessuno.

𝐋𝐚 𝐬𝐨𝐦𝐦𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐟𝐚 𝐢𝐥 𝐭𝐨𝐭𝐚𝐥𝐞 Marco Travaglio – 𝗶𝗹 𝗙𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗤𝘂𝗼𝘁𝗶𝗱𝗶𝗮𝗻𝗼 del 30 ottobre 2024 –Apprendiamo dalle migliori gazzette...
30/10/2024

𝐋𝐚 𝐬𝐨𝐦𝐦𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐟𝐚 𝐢𝐥 𝐭𝐨𝐭𝐚𝐥𝐞
Marco Travaglio – 𝗶𝗹 𝗙𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗤𝘂𝗼𝘁𝗶𝗱𝗶𝗮𝗻𝗼 del 30 ottobre 2024 –

Apprendiamo dalle migliori gazzette che in Liguria hanno perso, nell’ordine: i pm, i forcaioli manettari, 𝘙𝘦𝘱𝘰𝘳𝘵 e il veto di Conte su Iv. A noi, molto più banalmente, pare che le Regionali, con elezione diretta a turno unico, siano una sfida a due: l’hanno vinta Bucci e chi l’ha voluto (la Meloni) e appoggiato (FdI, Lega, FI, centristi totiani e soprattutto scajoliani); l’hanno persa Orlando e chi l’ha voluto (la Schlein) e appoggiato (Conte, Calenda e Avs). La maggioranza dei liguri che sono andati a votare (46% scarso) ha preferito di poco il sindaco di Genova, un civico moderato in politica da 7 anni, a uno scialbo capetto del Pd in politica da 35 anni e in Parlamento da 5 legislature. Strano, no? Il Pd ha sorpassato in retromarcia FdI rispetto alle Europee perché ha perso molti meno voti. Ma Orlando l’han votato solo gli elettori del Pd e i loro naturali alleati di Avs. I 5Stelle sono rimasti quasi tutti a casa. Chi dopo 15 anni non li ha ancora capiti scrive che Orlando ha perso per colpa di Conte. Invece è Conte che ha perso (anche) per colpa di Orlando: ha donato altro sangue per il candidato perfetto per il Pd, ma invotabile per i suoi. Gli elettori non sono tutti uguali: quelli del centrodestra e del Pd, con quello che han dovuto inghiottire, digeriscono anche i sassi pur di governare; quelli del M5S no, sono esigenti e cagacazzi. Non si sentono alleati organici del Pd, né protagonisti di campi larghi purchessia contro le destre: vogliono cambiare la politica, l’opposizione non li spaventa, accettano di governare col Pd solo a condizioni ben chiare e votano candidati esterni solo se molto innovativi. Cioè se non sono Orlando: brava persona, ma incapace di discontinuità rispetto al sistema Calce&Martello che precedeva la banda Toti e minacciava di subentrarle in caso di vittoria. Se poi l’ammucchiata avesse incluso pure bin Rignan, il M5S avrebbe perso altri voti (e così il Pd e Avs). Sommare le mele, le patate e i cetrioli col senno di poi è ridicolo.

Ma non tutti i mali vengono per nuocere. Ora che il duo Pd-M5S ha perso 9 Regionali consecutive in 5 anni (escluse quelle sarde, dove però la candidata era la Todde, 5Stelle e fortemente innovativa), Conte ha un’indicazione netta dagli elettori ancor prima degli Stati generali: niente alleanze organiche o rapporti preferenziali col Pd. Fino alle Politiche, il M5S faccia opposizione e intanto si rifondi e si apra alla società cercando dei candidati credibili e i votanti perduti. Anche a costo di ritirarsi per un po’ dalle Amministrative come faceva Casaleggio quando i meet-up litigavano sulle liste. Così il Pd potrà finalmente liberarsi dei barbari grillini, fare coming out con l’amato Renzi e assumersi le proprie responsabilità senza il solito capro espiatorio. Poi, fra un paio d’anni, chi non muore si rivede.

da 𝐋𝐚 𝐍𝐨𝐭𝐢𝐳𝐢𝐚 di oggi, mercoledì 30 ottobre 2024, risponde Paolo Di Mizio: 𝐏𝐬𝐢𝐜𝐨𝐝𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚 𝐥𝐢𝐠𝐮𝐫𝐞Caro Di Mizio,Non capisco l...
30/10/2024

da 𝐋𝐚 𝐍𝐨𝐭𝐢𝐳𝐢𝐚 di oggi, mercoledì 30 ottobre 2024, risponde Paolo Di Mizio: 𝐏𝐬𝐢𝐜𝐨𝐝𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚 𝐥𝐢𝐠𝐮𝐫𝐞

Caro Di Mizio,
Non capisco la frase di Grillo “𝚂𝚒 𝚖𝚞𝚘𝚛𝚎 𝚙𝚒𝚞' 𝚝𝚛𝚊𝚍𝚒𝚝𝚒 𝚍𝚊𝚕𝚕𝚎 𝚙𝚎𝚌𝚘𝚛𝚎 𝚌𝚑𝚎 𝚜𝚋𝚛𝚊𝚗𝚊𝚝𝚒 𝚍𝚊𝚕 𝚕𝚞𝚙𝚘”. E non capisco quale risultato ci si poteva attendere in Liguria dopo la guerra fratricida iniziata con la scissione di Di Maio e proseguita con le continue denigrazioni di Conte da parte dell’Elevato e di gente come la Raggi.
𝐌𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐌𝐮𝐫𝐚𝐭𝐢
via email

Gentile lettore, purtroppo il buon senso è morto da un pezzo, mentre è vivo e vegeto l’odio dei giornaloni e di personaggi come Renzi, che non vedevano l’ora di assistere alla caduta del “𝘯𝘦𝘮𝘪𝘤𝘰”. Quanto alla frase dell’Elevato, nessuno ne capisce il senso, a meno di pensare che lui si ritenga il centro del mondo e qualsiasi cosa non voluta da lui sia un “𝘵𝘳𝘢𝘥𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰”.
Mi sono chiesto quale frase celebre possa fare il paio con questa di Grillo, ma non ne ho trovate. Forse Woody Allen: “𝘈 𝘴𝘤𝘶𝘰𝘭𝘢 𝘮𝘪 𝘦𝘴𝘤𝘭𝘶𝘴𝘦𝘳𝘰 𝘥𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘲𝘶𝘢𝘥𝘳𝘢 𝘥𝘪 𝘴𝘤𝘢𝘤𝘤𝘩𝘪 𝘱𝘦𝘳 𝘭𝘢 𝘮𝘪𝘢 𝘴𝘵𝘢𝘵𝘶𝘳𝘢”, ma quella era una battuta.
Forse Enrico Letta, 5 marzo 2022: “𝘓𝘦 𝘴𝘢𝘯𝘻𝘪𝘰𝘯𝘪 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘥𝘶𝘳𝘪𝘴𝘴𝘪𝘮𝘦 𝘦 𝘪𝘯 𝘱𝘰𝘤𝘩𝘪 𝘨𝘪𝘰𝘳𝘯𝘪 𝘱𝘰𝘳𝘵𝘦𝘳𝘢𝘯𝘯𝘰 𝘭𝘢 𝘙𝘶𝘴𝘴𝘪𝘢 𝘢𝘭 𝘤𝘰𝘭𝘭𝘢𝘴𝘴𝘰”. Ma no, quella era comicità involontaria.
Forse Luigi XIV che il 14 luglio 1789 nella reggia di Versailles, mentre il popolo assaliva la Bastiglia e iniziava la rivoluzione, scriveva nel diario: “𝘖𝘨𝘨𝘪 𝘯𝘶𝘭𝘭𝘢 𝘥𝘢 𝘴𝘦𝘨𝘯𝘢𝘭𝘢𝘳𝘦”. Ma no, quella fu una grande tragedia storica, mentre la frase di Grillo attiene un piccolo psicodramma ligure.
Forse l’unica affinità elettiva si può trovare nel ramo della letteratura nonsensical, per esempio Elisabetta Gregoraci che parlando di Briatore disse: “𝘔𝘪 𝘤𝘰𝘯𝘲𝘶𝘪𝘴𝘵𝘰' 𝘴𝘤𝘳𝘪𝘷𝘦𝘯𝘥𝘰𝘮𝘪 𝘶𝘯𝘢 𝘱𝘰𝘦𝘴𝘪𝘢 𝘦 𝘭𝘦𝘨𝘨𝘦𝘯𝘥𝘰𝘮𝘪 𝘪𝘭 𝘊𝘢𝘱𝘪𝘵𝘢𝘭𝘦 𝘥𝘪 𝘔𝘢𝘳𝘹”. Ecco, lì siamo vicini al genere Grillo.

hanno scelto l'offerta giusta....
29/10/2024

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e ora chi lo tiene? ...
29/10/2024

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𝐀 𝐥𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐚 𝐑𝐚𝐧𝐮𝐜𝐜𝐢editoriale di Antonio Pitoni – lanotiziagiornale.it – Nell’emorragia di ascolti di Mamma Rai, per un...
29/10/2024

𝐀 𝐥𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐚 𝐑𝐚𝐧𝐮𝐜𝐜𝐢

editoriale di Antonio Pitoni – lanotiziagiornale.it –

Nell’emorragia di ascolti di Mamma Rai, per una sorta di ironico contrappasso, capita che perfino una vittoria, per i dirigenti di TeleMeloni, lasci in bocca l’amaro sapore della sconfitta. Perché mentre il debutto stagionale di Report metteva a segno uno straordinario 13,8% di share, aggiudicandosi la prima serata di domenica scorsa, la lungimirante dirigenza di Viale Mazzini a trazione sovranista non ha potuto intestarsi – né tantomeno festeggiare – il successo messo a segno dal programma di Sigfrido Ranucci. L’unico contro il quale, mentre altre trasmissioni di nuovo conio continuano ad inanellare un flop dietro l’altro, autorevoli esponenti del centrodestra – come Maurizio Gasparri – avevano ricominciato a sparare, già prima della messa in onda della prima puntata, invocando addirittura interventi dell’Agcom per bloccare i servizi sul ministero della Cultura e il sistema Toti in Liguria.

Ovviamente a sproposito. Il solito polverone, alzato per distogliere l’attenzione dalle polemiche scatenate dall’insulto rivolto dal capo dell’approfondimento Rai, Paolo Corsini, al conduttore di Piazza Pulita su La7, Corrado Formigli, diradatosi nel plebiscito di pubblico incassato dalla prima puntata di Report. Una prova di forza utile a rafforzare la convinzione che, per un servizio pubblico di qualità, l’unica ricetta possibile sia l’indipendenza dalla politica. Un concetto indigesto, ad onor del vero, tanto al centrodestra, che oggi controlla la Rai, quanto al centrosinistra, che la controllava prima (con la breve parentesi del governo gialloverde). E che la stessa politica, specialmente durante il governo Meloni, ha provato ad annacquare ripiegando sul labile principio del pluralismo. Ma più voci contrastanti non ne fanno una indipendente. “Quando tu parli indipendentemente dal colore politico, sei il cane da guardia della democrazia mettendo sotto indagine giornalistica chi amministra. Quello è il compito del giornalismo e un governo, un’amministrazione intelligente, apprezza il giornalismo in questa maniera. Il giornalismo deve essere lo sguardo sul potere, non deve essere la vetrina del potere”. Parola di Ranucci. Gioco partita, incontro.

come si può? ....
29/10/2024

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𝐋𝐀 𝐂𝐔𝐋𝐓𝐔𝐑𝐀 𝐓𝐑𝐀𝐁𝐀𝐋𝐋𝐀Controlli su Report e la rabbia di Chigi. Meloni vede Giuli I vertici Rai hanno visto la puntata il 2...
28/10/2024

𝐋𝐀 𝐂𝐔𝐋𝐓𝐔𝐑𝐀 𝐓𝐑𝐀𝐁𝐀𝐋𝐋𝐀

Controlli su Report e la rabbia di Chigi. Meloni vede Giuli
I vertici Rai hanno visto la puntata il 22 e il 24
di Thomas Mackinson
dal Fatto Quotidiano-28 ottobre 2024
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Oggi l’Auditel dirà quanti italiani hanno visto la puntata di Report che inaugura la nuova stagione. Ma da una settimana tiene banco un altro tema, ovvero i tentativi di impedirne la messa in onda, ben prima che avvenisse, visto che erano bastate le anticipazioni a far dimettere il capo di Gabinetto del nuovo ministro della Cultura Alessandro Giuli. E se qualcuno dalle parti del governo l’ha vista in anteprima o se l’è sentita “spoilerare” minuto per minuto.

Le antenne di viale Mazzini si sono sollevate subito, fin dall’inizio della scorsa settimana, tanto che erano presto fioccate richieste di visionare preventivamente la puntata. In mezzo, le uscite infelici del direttore degli Approfondimenti Rai Paolo Corsini, che ben danno la temperatura. E forse non è il solo perché, come ha riportato il Fatto, nonostante le smentite ufficiali, anche dalle parti di Chigi c’era più che interesse a capire cos’altro aspettarsi dalla trasmissione di Sigfrido Ranucci se l’anteprima era bastata a far tremare ancora il Palazzo. Tanto che su questo è uscita una nota dell’Usigrai, cui Chigi replica con sufficienza, salvo scoprire che la Meloni era a pranzo proprio con Giuli, il ministro costretto da un’anticipazione ad accettare le dimissioni del suo vice. Il valzer attorno alla puntata inizia in realtà lunedì, quando le anticipazioni parlano di un servizio sulle vicende giudiziarie della Liguria che va in onda a urne aperte. È un appiglio per le prime richieste di visione preventiva. Maurizio Gasparri, capogruppo azzurro al Senato, parlerà di “atto illegale”: “Una trasmissione Rai non può fare propaganda elettorale durante il silenzio elettorale”. Martedì Ranucci ottempera, Corsini vede il servizio che andrà in onda perché nulla, evidentemente, era “illegale”. Mercoledì è parecchio nervoso, tanto da bollare come “infame” Corrado Formigli che risponderà per le rime.

L’indomani, giovedì, ha però tra le mani la “cassetta” di tutta la puntata di Report. L’indomani ancora, venerdì, Giuli in versione “pompiere di se stesso” concede interviste e sfoghi ai giornali. E arriva domenica, il giorno fatidico. Scende in campo direttamente Arianna Meloni, capo della segreteria politica di Fdi: in un’intervista a La Stampa tenta di stoppare la faida interna al partito attorno alla figura di Giuli che “ha il nostro appoggio”. Il Fatto invece rivela che, secondo fonti di governo, durante la giornata di domenica Corsini avrebbe poi riferito a Palazzo Chigi dei contenuti del programma. E parte il mezzogiorno di fuoco. Alle 12 una nota dell’Usigrai denuncia l’interferenza del governo sull’informazione della tv pubblica: “La Rai in crisi di ascolti e risorse ha bisogno di un vertice in grado di rilanciarla e non di dirigenti che rispondano a questo o quel partito”.

Alle 15 arriva la risposta da Chigi. “Report non lo vediamo in onda, figuriamoci in anteprima, e di domenica, a Palazzo Chigi”. Ma il punto è esattamente opposto, non ha senso vederla se qualcuno te l’ha già “spoilerata” a dovere. L’Ansa in serata fa sapere che Meloni e Giuli hanno trascorso “alcune ore assieme, intrattenendosi a pranzo e facendo il punto sulle future attività del ministero”. Incontro autodefinito “conviviale”. In ogni caso, il tema Giuli&C. era al centro del palinsesto di Palazzo Chigi.

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