04/09/2026
La è un valore, ma non può essere il traguardo.
Dopo quasi quattro anni, ciò che conta è quanto sia migliorata la vita delle persone e quali prospettive stiamo costruendo per il futuro.
È da qui che deve ripartire la politica: dai problemi reali, dalle soluzioni e da un progetto per l’Italia.
Noi vogliamo costruirlo. Insieme.
Oggi NON MI CONGRATULO con il Governo per i risultati ottenuti.
Al massimo posso riconoscerne la longevità.
È diventato il Governo più lungevo della storia della Repubblica. Un record, certamente. Ma durare non significa governare bene.
Anzi, la stabilità dovrebbe essere un vantaggio straordinario: più tempo per programmare, realizzare riforme, correggere gli errori e soprattutto preparare un Paese al futuro.
Dopo tutto questo tempo, allora, facciamoci una domanda molto semplice: questo Governo ha migliorato davvero la vita degli italiani?
Chiediamolo ai nostri giovani che continuano ad andare all’estero, perché qui non trovano le opportunità che cercano a meno che di accettare paghette.
Chiediamolo alle madri che ancora troppo spesso devono scegliere tra un figlio e il lavoro.
Chiediamolo a due ragazzi che vorrebbero costruire una famiglia, ma hanno stipendi troppo bassi e affitti troppo alti per poter immaginare una casa insieme.
Chiediamolo alle famiglie che si prendono cura di un figlio o di un familiare con disabilità e che troppo spesso vengono lasciate sole, con la paura di cosa accadrà quando loro non ci saranno più.
Chiediamolo a chi non riesce più a curarsi perché le liste d’attesa sono infinite e non ha i soldi per rivolgersi alla sanità privata.
Chiediamolo ai lavoratori che guardano all’intelligenza artificiale e alla trasformazione tecnologica e si domandano se tra cinque o dieci anni il loro lavoro esisterà ancora.
Un Governo che ha avuto il privilegio della stabilità avrebbe dovuto utilizzare questo tempo per prepararci a ciò che sta arrivando: formare, accompagnare, proteggere e creare nuovo lavoro.
E chiediamolo anche a chi guarda quello che accade intorno a noi e ha paura della guerra.
Anche qui abbiamo perso tempo.
Per troppo tempo Giorgia Meloni ha pensato che il rapporto privilegiato con Trump potesse essere una garanzia per l’Italia. Oggi alza la voce contro di lui. Ma il problema non è essere amici o nemici di un Presidente americano.
Il problema è capire dove sia l’interesse dell’Italia.
E io penso che oggi la nostra sicurezza abbia un nome molto chiaro: Europa.
Non quest’Europa ma un’Europa riformata. Un’Europa che deve finalmente diventare politica. Capace di decidere, di difendersi, di proteggere la propria economia e il proprio modello sociale, di avere una politica estera e di parlare con una voce autorevole nel mondo.
Potremmo parlare anche di energia, produttività, sanità, immigrazione e dei soldi spesi, inutilmente, per gli hub in Albania.
Perciò, caro Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, le faccio le mie congratulazioni solo per il tempo conquistato al Governo.
Non posso congratularmi per i risultati.
Ed è anche per questo che io mi darò da fare per costruire un’alternativa: un futuro di pace, serenità e benessere per tutti noi, italiani ed europei.
Perché la politica non deve soltanto durare. Deve COSTRUIRE IL FUTURO!