07/02/2025
Michele Ruffino aveva solo 17 anni quando il dolore lo ha sopraffatto, portandolo a togliersi la vita.
Bullizzato senza tregua, era diventato, a causa di alcuni problemi motori, il bersaglio di insulti crudeli e risate beffarde: «storpio», «devi morire», «sei gay», «non servi a nulla».
A scuola, ogni giorno era un incubo, e più cercava di essere parte del gruppo, più veniva respinto, emarginato.
Quel tormento lo consumava lentamente, spegnendolo giorno dopo giorno.
Il 23 febbraio 2018, Michele si siede a tavola con la sua famiglia, ignara che sarebbe stato l’ultimo pranzo insieme. Poi esce, promettendo alla madre che sarebbe tornato presto, ma a chiamarla dopo alcune ore saranno i carabinieri: Michele non tornerà mai più, si è gettato dal ponte di Alpignano.
Poco prima, aveva scritto una lettera di addio, ma i suoi compagni che l'avevano letta, l’hanno nascosta e fatto finta di nulla. Nessuno ha ascoltato il suo grido di aiuto.
Un altro ragazzo spezzato dalla cattiveria altrui.
In questa giornata mondiale per il contrasto al bullismo e al cyberbullismo ricordiamo che non sono solo parole: di bullismo si muore.
Ed è fondamentale promuovere nelle scuole una cultura del rispetto e della non violenza, riservando, anche attraverso l’educazione affettiva e sessuale, degli spazi di dialogo che possano favorire la condivisione di emozioni e l’incontro.
Un gesto di aiuto, anche piccolo, può salvare una vita.