L’Uro è l’antenato selvatico di tutti i bovini moderni che popolava le foreste di Europa, Caucaso e Siberia. La sua rappresentazione è presente nelle prime
gallerie della storia della creatività umana:
le grotte di Lascaux, Altamira e la grotta del Romito in Calabria. Negli anni '30, i nazisti tentarono di ricrearlo in laboratorio per realizzare una fantomatica razza “ariana” di bovino. Ancora o
ggi i tentativi di riprodurre l’Uro proseguono, nella speranza di ricostruire alcuni ecosistemi distrutti. Siamo nel 2021 e il riscaldamento globale ormai è innegabile e abbiamo un’unica via di uscita:
azzerare le emissioni climalteranti e cambiare completamente il nostro modo di vivere sul pianeta
Noi siamo la causa e noi abbiamo la cura e la possibilità di limitare i danni. Le conseguenze di ignorare o volontariamente continuare sulla nostra strada porteranno in breve tempo la Terra ad essere un territorio inospitale per noi. Per la nostra specie vuol dire guerre, migrazioni e lager per contenerle, perdita di gran parte della cultura che abbiamo creato. Vuol dire solcare un fossato sociale che azzererà ogni diritto acquisito o che ancora stiamo faticando ad ottenere e mantenere. Sono gli ultimi anni per essere umanə, poi la natura si trasformerà senza di noi. Continuerà il suo ciclo a cui abbiamo dedicato opere, ricerca e assegnato nomi e immagini. L'Uro contiene in sé tutta la simbologia totemica dei bovini che noi nei secoli e nelle differenti culture, gli abbiamo assegnato: rappresenta la fecondità, la forza, la rinascita, la rigenerazione e la trasformazione, il femminile e il maschile, il sole e la luna insieme. Questa opera vuole raccontare e rappresentare la storia della creatività umana, del rapporto con la natura, la possibilità e la forza dell'agire. L'ultimo Uro fu una femmina, morì nel 1627 in Polonia. Per questo questa scultura rappresenta una femmina e si lega al transfemminismo e al un contrasto del patriarcato, la cultura che ci ha portato su questo baratro. Il suo nome è Era. Era è caverna in cui è stato incisa la nostra capacità di creare e immaginare. E’ antispecismo e il concetto di estinzione con cui dobbiamo rapportarci,
è il contrasto al capitalismo che sfrutta gli esseri viventi per creare
vite in scatola percepite come normalità. Era è l’epoca che dobbiamo affrontare, è la crisi e la possibilità di ribaltare le prospettive. La scultura di Era è realizzata con la tecnica della cartapesta giapponese a strati, con la quale si creano animali per proteggere i bambini dagli spiriti malvagi. Gli spiriti malvagi ora sono l’avidità, la cecità umana, l’ignavia e la norma atroce della normalità . Gli strati di carta di cui è composta Era sono pagine di libri, opere d’arte, pubblicità e articoli comuni, spartiti, etc etc. scartati dalla nostro consumo quotidiano. La scultura verrà portata alla galleria in una transumanza dalla Valle della Caffarella allo Spazio Cima, dove sarà installata e farà parte di una collettiva. Verrà portata a piedi, nel modo più ecologico in cui anche l’arte può e deve agire e cambiare. Una volta installata, potrà contenere dei messaggi di chi vorrà, come una capsula del tempo, con la consapevolezza che se non cambieremo nessuno li leggerà mai. Saranno quindi dei promemoria più per noi che per le future generazioni. Non è prevista infatti una data di apertura. Saremo noi a decidere se ci sarà un mondo, un futuro a cui lasciare qualcosa. Non sarà, come spesso accade per queste capsule, un modo per rendere immortale il presente, noi, ma per auspicare che ci sia un futuro. Siamo una specie mortale e forse proprio questa consapevolezza va cercata per affrontare la negazione di ciò che sarà dopo di noi e a causa di come agiamo. Dobbiamo tornare a far parte di un ecosistema, portando tutta la cultura che abbiamo creato, eliminando la superflua erosione di un’economia che riduce le nostre vite a prodotto. Sono gli ultimi anni che abbiamo per esser umanə
Era farà parte di una collettiva Uro/boro allo SpazioCima, dal 15 al 24 settembre, Roma
Secondo il rapporto “Climate Change 2021: The Physical Science” presentato il 9 agosto dal Ipcc (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico), dobbiamo agire subito e con determinazione per azzerare le emissioni climalteranti e cambiare il nostro stile di vita o il pianeta inizierà a mutare irrimediabilmente, diventando un ambiente sempre più ostile per l'essere umano e per le specie animali e vegetali che lo abitano. Il G20 Clima di Napoli è finito in un fallimento. Ci aspetta il COP26 di Glasgow a novembre, ma sono le ultime opportunità di prendere globalmente una decisione e una responsabilità sul Global Warming. Dobbiamo saperlo, prenderne atto e chiedere che si intervenga subito. Sono gli ultimi anni in cui possiamo agire,
scegliere e cambiare prospettiva, dopo di che, sarà troppo tardi.